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L'Editoriale della settimana
a cura di Fiorenzo Pampolini

SEIMILAUNO 1970. SECONDA E TERZA PUNTATA DAL PALAZZO DELLO SPORT DI TORINO

Cari amici, riprendiamo questa settimana il discorso sullo spettacolo “Seimilauno” trasmesso in 5 puntate dal Palazzo dello Sport di Torino nel mese di novembre del 1970.

La seconda puntata si apre con i Mr. Bloe, un complesso formato da 4 inglesi, che, per eseguire i loro pezzi, si travestono da clowns sfruttando vecchi luoghi comuni, come il cilindro e i mutandoni. Si esibiscono con due canzoni, “Growin’ with Mr. Bloe” e “Curried Soul”.

A seguire, ecco gli African People, che dietro le quinte sono studenti di una certa levatura, ma irrompono a balzi selvaggi sul palcoscenico con lunghi caffetani a fiori, collane di denti di elefante (in plastica), un lungo osso infilato nei capelli crespi, i piedi scalzi, il torso nudo a tatuaggi colorati. Propongono “Neanderthal man” e “Montego Bay”.

Un altro complesso, The Shoes (Le Scarpe) è formato da olandesi che cantano in inglese, hanno sempre suonato in Germania e raggiunto il successo con un disco dal titolo giapponese, “Osaka”. Sono cinque, di cui due gemelli. Il gruppo vanta una certa anzianità rispetto agli altri, poiché risale al 1966, anno in cui cominciò a suonare in Germania, senza molto successo. Oltre al già citato “Osaka”, propongono anche un altro pezzo del loro repertorio, “Flutes, horns, strings and drums”.

È poi il turno di Michel Delpech. Fu scoperto a 17 anni quando studiava in un liceo dove si era formata una compagnia di dilettanti. Il successo lo raggiunse qualche tempo dopo con “Chez Lorrette”. Ora (1970) ha 24 anni, una moglie e una figlia di nove mesi. Anche in Italia gode di una certa popolarità per il suo disco estivo “Wight is Wight”, basato sull’intraducibile gioco di parole tra l’isola di Wight, regno degli hippies, e la parola white, bianco, che in inglese si pronuncia allo stesso modo. Oltre a questo pezzo, propone anche “Cara Lisa”.

Poi arriva Little Tony, col ciuffo che gli spiove sulla fronte bassa. Ha dietro di sé l’orchestra personale, gli Ambassador. Entra in scena a passo di carica, sicuro del fatto suo. Le ragazzine cadono in deliquio e agitano i fazzoletti. Interpreta “La spada nel cuore”, proposta all’ultimo Sanremo, e “Capelli biondi”. Prima di ritirarsi al termine dell’esibizione, con gesto teatrale si strappa la catenina dal collo e la getta alla folla. Pare si tratti di un preciso rituale: le catenine gli vengono fornite a prezzo di favore dall’orefice romano dove lui lavorava come commesso, prima di diventare un cantante famoso.

Completa la serata l’intermezzo di musica classica, con l’orchestra sinfonica della RAI che esegue “Invito al valzer” di Weber.

Ed eccoci alla terza puntata, in onda domenica 15 novembre. Il veloce passaggio sul palco del press-agent di George Baker, in pelliccia bianca e calzoni rosa, scatena un uragano di fischi. Immediatamente dopo, entrano in scena i cinque del complesso Baker, lui in abito rosso e scarpe bianche. La sua voce, bellissima, riesce persino a far accettare a questo pubblico dai gusti insondabili, una ballata, “Midnight”, di puro stile espressionista, alla Kurt Weill. Il gruppo, che propone anche “Little green bag”, è olandese e si è formato nel 1967. Il leader, George, oltre ad essere la voce solista, è anche autore di gran parte delle canzoni, suona il piano, l’organo, la chitarra.

Successo e ovazioni anche per The Wallace Collection, altro complesso olandese. Sono sei ragazzi che si sono uniti con l’idea di fondere la musica da camera con la musica pop sicché i loro motivi hanno sempre una parentela, sia pure lontana, con i grandi temi degli autori classici. Propongono “Single man” e “Fly me to the earth”.

Ed ecco l’ingresso in scena di Samantha Jones, in completo da odalisca giallo limone. Cominciò, appena sedicenne, rispondendo ad un annuncio di giornale: cercavano un soprano e lei è contralto, ma fu ingaggiata lo stesso e poté entrare in un gruppo di ragazze, “The Vernon Girls”. Poi si mise a incidere un disco dopo l’altro, ma non è molto popolare in Inghilterra, è più famosa in Belgio. In Italia era già venuta nel 1966 per il Festival di Venezia. Si esibisce con “Takin’ the earth out of love”, ma neppure la sua voce calda e intima, riesce a fare presa sul pubblico. Parte il primo pomodoro, al quale ne seguono altri, per cui appena finisce l’esibizione batte in ritirata lasciandosi dietro un mare di salsa.

Iva Zanicchi entra incerta, poi tenta il piglio aggressivo e invita gli spettatori a seguirla nel ritornello, ma, salvo un esiguo manipolo di fans, gli spettatori fanno il pollice verso. Nonostante sul palco arrivi ancora qualche pomodoro, da buona romagnola, la Zanicchi porta a termine le due canzoni, “Un uomo senza tempo” e “Un fiume amaro”.

A questo punto, arriva la troupe di Secondo Casadei, un complesso popolarissimo in Romagna, dove viene conteso dalle balere (ha tutte le serate prese per i successivi cinque anni!). L’orchestrina a base di fisarmoniche, i due cantanti – lui con lo smoking di lamé rosa, lei col giacchino di visone e i tacchi a trampolo – specializzati in duetti amorosi, più sette coppie di ballerini esperti in mazurke. Inaspettatamente, i feroci contestatori  si mettono a ballare il valzer sulle gradinate.

All’arrivo di Al Bano, il temporale dei fischi cessa di colpo: è tutto in nero, distinto, con la maglietta bianca. Sventola le mani verso la platea e si leva un coro scandito: “Ro-mi-na, Ro-mi-na”. Ma la sposina novella non c’è (il loro matrimonio è di pochi mesi prima), e lui risponde con disinvoltura… “se gridate più forte, può darsi che senta, è a Roma”. Si esibisce con due canzoni, “Mezzanotte” e “Il suo volto, il suo sorriso”, e viene accolto con applausi a volontà.

Completano la serata le esibizioni dell’Orchestra Sinfonica della RAI che esegue la suite da “Lo schiaccianoci” di Ciaikowski e gli sbandieratori del Palio di Asti. Lo spettacolo ha termine e gli artisti tornano al completo sul palcoscenico: un ragazzino lancia un petardo che va a scoppiare tra i piedi di Samantha Jones, la quale esce urlando “Crazy people!” (Gente pazza!).

 

Pieretto