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a cura di Fiorenzo Pampolini

ANCORA SANREMO 1969: I PORTAFORTUNA DEI CANTANTI

Cari amici, mentre scrivo questa nota si sta concludendo la quarta serata del Festival di Sanremo 2019, e viene assegnato il premio per il miglior duetto della serata, premio che è andato al cantautore Motta che ha proposto la sua canzone “Dov’è l’Italia”, in coppia con Nada. La cantante toscana, proprio 50 anni fa, aveva debuttato, appena sedicenne, al Festival di Sanremo 1969, ed era stata la rivelazione di quel festival con la canzone “Ma che freddo fa”.

Ed allora torniamo a quel Festival, e torniamo a parlare dei protagonisti di quell’edizione da un punto di vista un po’ particolare, quello della scaramanzia. Sapete che nel mondo dello spettacolo, si vive di riti scaramantici, che purtroppo a volte sconfinano nell’assurdo, come quando, anni fa, si era diffusa la voce che la grande Mia Martini portasse sfortuna. A proposito, martedì 12 febbraio, potremo rivivere la storia della grande Mimì, interpretata da Serena Rossi, in una fiction di Raiuno.

Ma qui ci occupiamo invece di portafortuna. Ecco, ci viene incontro un articolo del Radiocorriere TV di 50 anni fa che racconta i cantanti di Sanremo 1969 visti attraverso i loro amuleti. Gabriella Ferri, per esempio, in gara con “Se tu ragazzo mio”, ha portato con sé una pietra beige. E’ stata una zingara incontrata a Roma prima di partire per Sanremo, ad affidargliela.

La superstizione è molto diffusa fra i cantanti, i quali riescono sempre a giustificarla anche quando i risultati non sono favorevoli. France Gall, ad esempio, in gara con “La pioggia”, aveva in tasca il fazzoletto nero di quando vinse a Napoli il Gran Premio Eurovisivo (1965), così come Gigliola Cinquetti anche quest’anno si è presentata al Festival con un solo abito bianco corto, ignorando volutamente la possibilità di essere ammessa alla finale e quindi di dover cambiare vestito.

Una zampa di coniglio è l’inseparabile portafortuna di Memo Remigi, in gara con “Una famiglia”. Milva, prima di ogni spettacolo tocca dieci volte una “quinta” ed evita di entrare dalla sinistra. Don Backy, invece, conta fino a 13 e poi con un salto balza in scena. Piccole manie che i divi si trascinano da anni. Così, come molti artisti sono inorriditi quando, durante le prove, hanno visto comparire in palcoscenico Stevie Wonder con un doppiopetto viola.

Fino alla vigilia del Festival, il portafortuna di Mino Reitano era (ma vista la bocciatura al primo turno, probabilmente non lo è più) un corno calabrese che portava sempre attaccato alla giacca dello smoking da quando si affermò con “Avevo un cuore”.

Chi, a differenza degli anni passati, ha affrontato il Festival preoccupato è stato Little Tony, il quale aveva smarrito 20 giorni prima della competizione sanremese il suo vecchio e vistoso anello portafortuna. Prima del Festival, per rasserenare l’interprete di “Bada bambina”, Giuliana, la bella fidanzata di Little Tony, gli ha donato un altro anello con inciso lo stemma di San Marino. Anche quest’anno l’anello ha portato fortuna a Little Tony, come prima cosa è andato in finale.

La Madonna di Loreto è invece da 4 anni la protettrice di Massimo Ranieri e da 5 di Isabella Iannetti. Nel bagaglio festivaliero di Iva Zanicchi c’è sempre un sacchetto di sale, in quello di Endrigo una carta da tarocchi marsigliese (omaggio del paroliere Sergio Bardotti), mentre un cappello nero, regalo del “Minstrel” Barry Mc Guire a Pietruccio, è l’amuleto dei Dik Dik.

Cinque ragazzi di Firenze – a Sanremo ne mancava uno perché militare – sono i portafortuna di Riccardo Del Turco, il quale in tutte le esibizioni importanti o registrazioni discografiche, esige di essere accompagnato dal coro dei Players. Fausto Leali e Sonia preferiscono medaglie, il primo una croce di Malta, la seconda un mezzo dollaro di Kennedy.

Torniamo seri, e dobbiamo purtroppo salutare due musicisti che mei giorni scorsi sono usciti per sempre di scena, almeno da quella terrena. Il 4 febbraio scorso ci ha lasciato il cantautore Giampiero Artegiani, era nato a Roma nel 1955 e aveva partecipato al Festival di Sanremo due volte, nel 1984 con “Acqua alta in piazza San Marco” e nel 1986 con “E le rondini sfioravano il grano”.

Ma il più grande successo, Artegiani lo ottiene come autore, insieme a Marcello Marrocchi,  della canzone “Perdere l’amore” che vince il Festival di Sanremo 1988 nella interpretazione di Massimo Ranieri. La canzone era già stata inviata al Festival l’anno precedente per essere interpretata da Gianni Nazzaro, ma fu incredibilmente scartata.

Il 26 febbraio, all’età di 86 anni, ci ha lasciato a Parigi, dov’era nato, Michel Legrand, compositore, pianista, arrangiatore e direttore d’orchestra. Al suo attivo ci sono oltre 200 colonne sonore televisive e cinematografiche. Ha vinto 3 premi Oscar, il primo per la canzone “The windmills of your mind”, dal film “Il caso Thomas Crown” del 1969.

Ciao Giampiero e ciao Michel, e grazie per averci regalato tante emozioni con la vostra musica.