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Archivio Editoriali - 7 Marzo 2020
a cura di Fiorenzo Pampolini

SANREMO 1970 IN HIT PARADE. CELENTANO PRIMO ANCHE NELLE VENDITE DEI DISCHI.

Cari amici, 50 anni fa, il Festival di Sanremo, dopo la sua conclusione in diretta radiotelevisiva (si vedano in proposito gli editoriali delle settimane precedenti) approda nei negozi di dischi. Difficile ripetere il record del 1964, con oltre sei milioni di dischi venduti (tra cui i best-seller “Non ho l’età” e “Una lacrima sul viso”), ma ci si aspetta comunque un buon risultato.

Il merito, dicono i negozianti, è di Celentano il quale con “Chi non lavora non fa l’amore” spinge la vendita anche delle altre. Infatti chi acquista il disco della canzone vincente, in genere ne compra sempre un altro e così il mercato se ne avvantaggia.

Un altro fatto positivo è stato l’intervallo tra Canzonissima e Sanremo, che ha permesso di evitare l’intasamento del mercato discografico. Celentano, oltre ad aver dimostrato sul palcoscenico del Salone delle Feste le sue attitudini di show-man, nell’operazione Sanremo ’70 ha posto in luce tutta la sua abilità di uomo d’affari.

Infatti, si dice che il giorno del trionfo sanremese fossero già in circolazione nei 5.000 negozi di dischi della penisola almeno mezzo milione  di copie di “Chi non lavora non fa l’amore”. E sul retro del 45 giri (sia suo che della moglie Claudia Mori) ha inserito “Ea”, un brano da lui lanciato come sigla della trasmissione radiofonica “Il primo e l’ultimo”.

Celentano non si è sottratto alla caccia al plagio che fa ormai parte della consuetudine festivaliera. Si dice infatti che il cantante-attore abbia attinto l’atmosfera da un disco che John Lennon e Yoko Ono hanno inciso l’anno prima in Canada, con la Plastic Ono Band, durante un sit in a letto per la pace durato una settimana.

La classifica sanremese, eccezionalmente, risulta rispettata anche dall’andamento delle vendite discografiche. Tutta l’attenzione è concentrata su cinque o sei titoli. Oltre al pezzo di Celentano, vanno bene “La prima cosa bella” (il 60% delle richieste sono per Nicola Di Bari e il 40% per i Ricchi e Poveri); “L’arca di Noè”, nell’interpretazione di Sergio Endrigo; “Eternità” (I Camaleonti superano Ornella Vanoni; “La spada nel cuore” (i dischi di Little Tony sono al Nord più richiesti di quelli di Patty Pravo), e “Taxi” di Antoine.

Per il resto, il repertorio sanremese è quasi inesistente. C’è qualche ragazzina che chiede il disco di Mal (“Sole, pioggia e vento”), qualche giovincello compra quello del Supergruppo (“Accidenti”), mentre Rosalino (il futuro Ron), sempre nell’ambito di vendite non eccezionali, gareggia alla pari con Nada (“Pa’ diglielo a ma’”). Adesso anche le quotazioni di questo ragazzino sono salite dopo l’exploit di Sanremo. Il giorno dopo il Festival ha cantato a Garlasco e ha ricevuto un cachet di 400mila lire. Nello stesso locale, l’anno prima, si era esibito per il Carnevale dei bambini in cambio di pochi biglietti da mille.

L’altra rivelazione di Sanremo, così si può definire, è Tiziana, la corista in minigonna, dai capelli lunghi, del quartetto femminile di Nora Orlandi, che soprattutto durante le prove del Festival, attirava l’attenzione dei fotografi. Tiziana Maionica, che sta per diplomarsi maestra di musica, oltre a portare con disinvoltura la minigonna, si dice abbia una bella voce, per cui la Casa discografica della Cinquetti se l’è già accaparrata.

Un gruppo di canzoni sanremesi è arrivato anche a Parigi, al di fuori della cornice del Festival. Ciò è avvenuto in occasione della presentazione di alcuni cantanti italiani alla critica transalpina i cui rappresentanti sono stati riuniti su un isolotto del Bois de Boulogne, raggiungibile attraverso una passerella di ottanta metri gettata dai genieri francesi. La scenografia dell’isolotto era ispirata, invece che alla città dei fiori, a Venezia.

E i nostri prodotti – Gigliola Cinquetti (Romantico blues), I Camaleonti (Eternità), Marisa Sannia (L’amore è una colomba), Caterina Caselli (Re di cuori) – sono stati offerti agli invitati tra una portata di spaghetti e un giro di pizze napoletane. Senza contorno gastronomico, Patty Pravo è sbarcata a Londra.