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Archivio Editoriali - 6 Marzo 2021
a cura di Fiorenzo Pampolini

SANREMO 1971. RECORD DI COMPLESSI IN GARA E 50 ANNI DOPO, TRA I GIOVANI, VINCE GAUDIANO

Cari amici, riprendiamo il discorso sul Festival di Sanremo 1971 per parlare di un record di quella edizione, la presenza di ben 15 complessi in gara (mentre erano 7 nel 1970, 6 nel 1969 e 4 nel 1968).

Passiamoli in rassegna a cominciare dal complesso numero 1, quello portato in gara da Celentano, con la canzone “Sotto le lenzuola”, il Coro Alpino Milanese, 34 elementi capeggiati dal maestro Cesare Brescianini. La sua presa emotiva è stata fortissima, e altrettanto le reazioni: quelle dei tradizionalisti intransigenti che hanno gridato alla profanazione sacrilega nel sentir parlare di lenzuola nel mistico linguaggio musicale della montagna, e quelle dei fautori del rilancio della musica popolare proprio attraverso la ribalta sanremese.

Dal pur bravo Ray Conniff (“Rose nel buio”), l’uomo di cui si disse che fa cantare l’orchestra e suonare il coro, è venuta una delusione: il suo celebre stile, forse per motivi tecnici o commerciali, era assente a Sanremo. I bei tempi di “Smoke gets in your eyes” e di “Besame mucho” sembravano irrimediabilmente lontani.

E veniamo in ordine di apparizione ai complessi veri e propri. Per i Dik Dik (“Ninna nanna”), alla loro terza presenza consecutiva al Festival (record assoluto per un complesso), è stata una conferma del buon momento che attraversano, come dimostra l’entrata in Hit Parade e la loro sigla di chiusura di “Canzonissima”.

I Ricchi e Poveri (“Che sarà”), sempre meglio quotati e all’apice della loro forma, erano scesi a Sanremo come agnellini: se entriamo in finale, dicevano, è tutto grasso che cola, il boom dell’anno scorso è per noi un handicap. Poi hanno risfoderato la solita grinta, sotto sotto avevano in serbo il colpo grosso.

I Protagonisti (“Andata e ritorno”), quattro milanesini, due ragazze e due ragazzi, sono arrivati a Sanremo con un successo di juke-box alle spalle. Il loro sound è corretto e delicato, vagamente ispirato a quello dei Ricchi e Poveri.

Sui Wallace Collection (“Il sorriso, il paradiso”), quattro belgi e due polacchi già lanciati alla Mostra Canora di Venezia, pesava l’interrogativo: riusciranno a mantenere anche a Sanremo lo stile “classical pop” per il quale sono divenuti noti? La risposta è stata positiva.

Da sette anni insieme, i Nomadi (“Non dimenticarti di me”) hanno debuttato dignitosamente al Festival mostrandosi al passo con i tempi. I cinque ragazzi di Carpi costituirono il primo complesso italiano di protesta, poi si sono integrati nel sistema, rivelando però un ottimo aggiornamento musicale.

Per i Giganti (“Il viso di lei”), Sanremo ’71 è stato un vero e proprio rilancio. Lacerati dal troppo successo con canzoni come “Tema” e “Proposta”, hanno saputo ritrovare sé stessi e la forma di un tempo.

Approdati al Festival quasi di diritto, dopo le entrate in Hit Parade con “Sole giallo sole nero” e “Io ritorno solo”, i Formula Tre, in gara con “La folle corsa”, hanno confermato di essere uno dei complessi più avanzati del momento, insieme con i New Trolls (“Una storia”) i quali, apprezzatissimi dai giovani, portano una cura minuziosa per il sound e svolgono un personale lavoro di ricerca.

Leggermente ritoccata nel sound, l’Equipe 84 (“4 marzo 1943”) si è ripresentata dopo 5 anni al Festival con una chitarra in meno e un organo in più. Ma sono stati un po’ messi in secondo piano dall’altra esecuzione della canzone, ovvero quella del suo autore Lucio Dalla.

La Napoli canora moderna debuttava con Mark e Marta (“I ragazzi come noi”), sei elementi sanguigni e promettenti, mentre da Messina arrivano i Gens (“Lo schiaffo”), ben calibrati, gradevoli e garbati.

Sulla scia del successo di “In the summertime” (un successo finora rimasto isolato), i Mungo Jerry (“Santo Antonio, Santo Francisco”) hanno tentato un bis, non discostandosi dallo stile “vaudeville” che li ha resi celebri.

E infine gli Aguaviva, che forse al festival hanno fatto, insieme con Feliciano, più sensazione di tutti: peccato che i temi poetici che di solito propongono con uno stile duttile nella formazione orchestrale e chiaramente ispirato a modelli teatrali, richiedano più dei tre minuti concessi al Festival. Sanremo è stato tuttavia il loro lancio commerciale.

E con un veloce balzo in avanti, torniamo ai giorni nostri. Mentre sto concludendo di scrivere questo pezzo, sto guardando in TV la quarta serata della 71esima edizione. Al di là delle polemiche sullo svolgimento del festival in questo periodo di emergenza sanitaria (e io credo che se fatto in sicurezza e a teatro chiuso si possa fare così come si disputano gli incontri di calcio senza pubblico), mi pare che Amadeus abbia messo insieme un cast che può consentire di avvicinare i giovani a questo evento, anche se alcuni nomi tra i big mi erano assolutamente sconosciuti. Ma nell’universo giovanile si ragiona ormai in termini di visualizzazioni su You Tube e sui social, e dunque si tratta di interpreti sconosciuti ai più ma noti tra gli adolescenti.

Intanto questa sera si è svolta ad inizio serata la finale dei giovani che ha assegnato il primo premio a Gaudiano con “Polvere da sparo” che, visibilmente commosso, ha dedicato la vittoria al padre scomparso due anni fa. Secondo posto per Davide Shorty, terzo posto per Folcast. Sono stati inoltre assegnati due premi della critica, il premio Mia Martini è andato a Wrongonyou con “Lezioni di volo”, il premio sala stampa Lucio Dalla è andato a Davide Shorty con “Regina”.

E ci salutiamo qui, alle ore 1,15 di sabato notte, mentre la quarta serata è ancora lontana dai titoli di coda. Ma torneremo sul Festival 2021 tra sette giorni.

Buona settimana a tutti.

La foto della settimana

Gli attori Carlo Giuffré (1928-2018) ed Elsa Martinelli (1935-2017) hanno presentato 50 anni fa la 21esima edizione del Festival di Sanremo.