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Archivio Editoriali - 5 Settembre 2020
a cura di Fiorenzo Pampolini

DAL QUARTETTO CETRA AI ROLLING STONES. 50 ANNI FA IL RITORNO DI DUE GRUPPI AGLI ANTIPODI

Cari amici, questa settimana restiamo nel 1970 con un accostamento alquanto azzardato tra due gruppi musicali che tornano, ovviamente in maniera completamente diversa, sulla scena televisiva e discografica. Abbiamo infatti l’ardire di parlare nella stessa nota del Quartetto Cetra e dei Rolling Stones!

Nel 1970, il Quartetto Cetra raggiunge con la formazione del periodo i 23 anni di attività, e torna in TV domenica 13 settembre con il varietà “… vostri affezionatissimi Cetra” in prima serata sul Secondo Programma. Nella nuova trasmissione i quattro propongono brani vecchi e nuovi del loro repertorio, ed hanno come ospiti Isabella Biagini, che si cimenta in una imitazione di Mina, l’attrice Valeria Fabrizi (moglie di Tata Giacobetti), che si esibisce anche in veste di cantante, e il complesso belga degli Wallace Collection (già apparso sui teleschermi in una puntata di “Speciale per voi”). Allo show interviene anche un curioso quartetto Cetra posticcio, composto da Mike Bongiorno, Mariolina Cannuli, Paolo Carlini e Maurizio Barendson.

I Cetra hanno una spiegazione scherzosa del loro lunghissimo stato di servizio. Dicono che non si azzuffano perché si incontrano esclusivamente quando c’è da lavorare: tre di loro, del resto, cioè Virgilio Savona (1919-2009), Lucia Mannucci (1920-2012) e Felice Chiusano (1922-1990) vivono a Milano, e il quarto, Giovanni Giacobetti detto “Tata” (1922-1988), sta a Roma.

Ma è più probabile che il quartetto sia rimasto unito proprio per le caratteristiche che si è dato col passare degli anni. I Cetra sono i soli cantanti della cosiddetta epoca d’oro della radio che abbiano resistito all’alternarsi delle mode. Forse, se fossero rimasti quel che erano all’inizio, ossia una voce moltiplicata per quattro, sarebbero stati dimenticati come altri gruppi vocali degli anni Trenta e Quaranta (Trio Lescano, Trio Aurora, ecc.).

Ma i Cetra hanno saputo trovare nel teatro e nella televisione il terreno adatto per coltivare la loro popolarità. Attraverso le riviste e le commedie musicali da un lato e i varietà televisivi dall’altro hanno messo a punto una formula particolare di interpretazione delle canzoni, che è poi una versione moderna in chiave umoristica dell’antica “sceneggiata”.

Lucia Mannucci, moglie di Virgilio Savona, prese nel 1947 il posto di Enrico De Angelis, uno dei fondatori del quartetto. C’era stato un tentativo non riuscito di sostituirlo con Franco Cerri, poi prevalse l’idea di formare un complesso misto, e arrivò Lucia. Nel 1940, quando il quartetto presentò le sue prime canzoni al teatro Valle di Roma, c’era il solo Giacobetti, e il gruppo si chiamava ancora quartetto Egie, dalle iniziali del nome dei quattro (Enrico Gentile, Giovanni Giacobetti, Iacopo Iacomelli ed Enrico De Angelis).

Le prime trasmissioni alla radio e i primi dischi vennero nel 1941 quando il complesso si chiamava già Quartetto Cetra, e nel giro di un anno Enrico Gentile passò la mano a Felice Chiusano. Poi i quattro furono presentati dallo sceneggiatore Agenore Incrocci, in arte Age, a Virgilio Savona, che ben presto prese il posto di Iacomelli nel quartetto. Intanto Giacobetti s’era scoperto una vena abbastanza ricca di paroliere, mentre alla musica pensava Savona. E a 30 anni dall’inizio della loro carriera, ecco il loro gradito ritorno in TV, a conferma della loro popolarità e della loro intesa vincente.

E voltiamo decisamente pagina. È di 50 anni fa una lettera di Paul Mc Cartney al settimanale inglese “Melody Maker” (8 righe e la firma): “Tanto per mettere le cose in chiaro una volta per sempre, la risposta alla domanda se i Beatles lavoreranno mai più insieme è decisamente no”.

Nello stesso momento in cui la lettera veniva ricevuta dal giornale, i Rolling Stones annunciavano in una conferenza stampa il loro ritorno sulla scena e una quantità di altre iniziative: una nuova etichetta discografica, un nuovo LP, una serie di concerti in Inghilterra e una lunga tournée attraverso l’Europa, che li avrebbe portati anche a Milano alla fine di settembre.

Forse si è trattato di un caso, ma non sono pochi in Inghilterra a sostenere che i Rolling Stones, relegati per anni al “numero due” dai Beatles e da un certo periodo di tempo inattivi, abbiano approfittato del definitivo scioglimento dei Beatles per programmare il loro rilancio e per tentare di riconquistare il loro posto di preminenza nel mondo della pop music inglese.

La tournée europea dei Rolling Stones si preannuncia come un’impresa colossale. “Basta con i palcoscenici provvisori che sembrano magazzini di pezzi di ricambio per biciclette con l’aggiunta di qualche chitarra – dice il bassista Bill Wyman. – Abbiamo fatto costruire uno speciale palco smontabile, una costruzione rotonda in alluminio e plastica trasparente, che permetterà al pubblico di vederci da ogni lato anche se non mancano le quinte, il sipario e così via”.

Progettato dall’americano Martin Francis, uno degli organizzatori del festival pop di Woodstock, il palcoscenico è una struttura ad anello circondata da un vero e proprio muro di potenti casse di altoparlanti, si monta in cinque ore e si smonta in meno di due, pesa 6 tonnellate e viene trasportato da due grossi camion che portano anche una piccola gru semovente per le operazioni di montaggio. È un’unità autosufficiente che è costata circa 10mila sterline, 15 milioni di lire. Non manca un grande parco lampade con luci psichedeliche ed effetti di ogni genere.

Al lavoro da tre mesi in sala d’incisione per il loro nuovo LP, i Rolling Stones hanno ancora parecchio da fare per completare il disco, e dopo la scadenza del contratto con la Decca, stanno ancora cercando una casa discografica che distribuisca la loro etichetta personale. (Il disco uscirà poi nell’aprile del 1971 con il titolo “Sticky Fingers” su etichetta Rolling Stones Record, n.d.r.).

“Vogliamo essere il più indipendenti possibile – dice Mick Jagger – e perciò abbiamo deciso di fondare una nuova casa discografica. E vogliamo tentare di arrestare l’aumento dei prezzi dei dischi con un nuovo sistema di distribuzione. Quello che conta è che vogliamo offrire una produzione di alta qualità”.