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Archivio Editoriali - 5 Ottobre 2019
a cura di Fiorenzo Pampolini

MOSTRA INTERNAZIONALE DI MUSICA LEGGERA 1969. I BIG IN GARA... E 50 ANNI FA LA MORTE DI NATALINO OTTO

Cari amici, riprendiamo il discorso sulla quinta edizione della Mostra Internazionale di Musica Leggera che si svolse a Venezia dal 18 al 20 settembre 1969. La scorsa settimana vi abbiamo parlato dei “Giovani”, in gara per la conquista della “Gondola d’Argento” (assegnata a Rosanna Fratello), oggi ci occupiamo dei 20 big in gara.

Tradizione di questa rassegna, è l’assegnazione della “Gondola d’Oro” a chi, tra i partecipanti alla precedente edizione, ha venduto il maggior numero di dischi della canzone proposta in gara. Un conteggio particolare premia Riccardo Del Turco, con la sua “Luglio”, che ha venduto meno copie rispetto a “La bambola” di Patty Pravo, ma di più se si considera il periodo successivo allo svolgimento della Mostra nel 1968.

In questa edizione, la gara è invece tra i partecipanti dello stesso anno, e dunque si è deciso di premiare la canzone migliore proposta dai big per la stagione autunnale. Vediamo l’elenco dei 20 big in gara, con la relativa canzone.

Roberto Carlos (Io dissi addio)
Gigliola Cinquetti (Liverpool)
Dalida (Oh, Lady Mary)
Nino Ferrer (Agata)
Michel Polnareff (Un amore fa)
Johnny Hallyday (Quanto ti amo)
Fausto Leali (Portami con te)
Little Tony (Non è una festa)
Milva (Se piangere dovrò)
Domenico Modugno (Ricordando con tenerezza)
Georges Moustaki (Lo straniero)
Nada (Che male fa la gelosia)
Patty Pravo (Ballerina)
Marisa Sannia (Una lacrima)
Bobby Solo (Aufwiedersehen Madeleine)
The Vanilla Fudge (Some velvet morning)
Ornella Vanoni (Mi sono innamorata di te)
Sylvie Vartan (Festa negli occhi, festa nel cuore)
Claudio Villa (Isadora)
Iva Zanicchi (Che vuoi che sia)

Ecco la classifica finale. Decimo posto per Johnny Hallyday, nono per Little Tony, ottavo per Roberto Carlos. Al settimo posto c’è Nada, al sesto Dalida, al quinto Marisa Sannia, al quarto Ornella Vanoni.

Ed eccoci sul podio. Al terzo posto si classifica Georges Moustaki con “Lo straniero”. Il vero nome del cantautore francese di origini greche è Yussef Mustacchi, nato ad Alessandria d’Egitto nel 1934. Nel 1951, si trasferisce a Parigi, e nel 1958 conosce Edith Piaf per la quale scrive “Milord”. Poi compone canzoni per Dalida, Yves Montand, Juliette Greco.

Nel 1969, incide un disco in proprio, “Le meteque”, che in Francia ha un immediato successo. Il pezzo viene tradotto in italiano da Bruno Lauzi  e diventa “Lo straniero”. La canzone, una lenta ballata con incursioni nella musica greca, diventa un successo internazionale, ed entra nelle classifiche di 40 paesi. La popolarità di Moustaki in Italia è alle stelle, e poco tempo dopo gli verrà affidata la sigla finale del noto quiz di Mike Bongiorno “Rischiatutto”, una canzone dal titolo “Il rischio”. Muore a Nizza nel 2013.

Al secondo posto si classifica Nino Ferrer con “Agata”. Ferrer, nato a Genova nel 1934 e morto in Francia nel 1998, di padre italiano e madre francese, inizia a suonare a Parigi come bassista jazz. Il suo timbro di voce, dalle tonalità roche, lo porta a fondare un gruppo di rithm and blues. In Francia è conosciuto anche come autore e attore cinematografico, e in Italia il successo arriva a partire dal 1967. I suoi titoli più noti sono “Donna Rosa”, composta da Pippo Baudo e sigla di “Settevoci”, “Al telefono”, “La pelle nera”, “Il re d’Inghilterra” e “Agata”, il tango che propone alla Mostra di Venezia e che diventerà la sua canzone più famosa. Nel 1970, torna a Parigi, continua a cantare ma si dedica anche alla pittura. A soli 64 anni, nel 1998, sconvolto per la morte della madre, si toglie la vita con un fucile da caccia.

Vincono i Vanilla Fudge con “Some velvet morning”. La band è formata da quattro ragazzi (età media 22 anni), due oriundi italiani, un irlandese e un californiano: Vince Martell (chitarra, indossa sempre una maglia con il disegno di un pupazzo di Walt Disney), Carmine Appicci (batteria), Mark Stein (vocalist, suona l’organo, è il cervello del gruppo) e Tim Bogert (chitarra-basso). La loro musica è del genere “progressive rock”. Erano già conosciuti in Italia, per un 33 giri (“The beat goes on”) che includeva una citazione del “Chiaro di luna” di Beethoven in versione psichedelica. Il brano con cui hanno trionfato a Venezia è nelle classifiche di tutto il mondo. Loro, per ogni serata, guadagnano fino a 25 milioni di lire. Il gruppo si scioglie nel 1970, dopo l’insuccesso dell’album “Rock and roll”.

E a proposito di stranieri alla Mostra di Venezia, da citare anche Johnny Hallyday, nato nel 1943, marito di Sylvie Vartan. Finalmente riesce a trovare il pezzo giusto per sfondare anche in Italia. Bruno Lauzi traduce infatti “Que je t’aime”, grande successo di Hallyday in Francia, e dopo averla interpretata al Lido, con il titolo “Quanto ti amo”, la porta ben presto nei primi posti della Hit Parade.

Restiamo nell’autunno del 1969, per ricordare un grande artista che ci lasciò esattamente 50 anni fa. Il 4 ottobre, vittima di un attacco di cuore, muore nella clinica Capitanio di Milano Natalino Otto. Aveva 57 anni, era nato infatti a Genova nel 1912. Era sposato con la cantante Flo Sandon’s dal 1955. Natalino Otto, nome d’arte di Natale Codognotto, se n’è andato ancora giovane, lasciando molto rimpianto. Da giovanissimo, appena 14enne, si dedica alla batteria, conquistandosi ammiratori per quel senso dello swing che trasmetteva nelle sue esibizioni. A metà degli anni Trenta si trasferisce in America, cantando sulle rotte transoceaniche del “Conte di Savoia”.

Conosce Bing Crosby, Ella Fitzgerald, e torna in Italia pieno di entusiasmo, guadagnandosi ben presto quella fama di “primo Sinatra italiano” che poi si è sempre portato addosso. A Viareggio incontra Gorni Kramer e con lui fa coppia in anni difficili per il genere di musica che i due amano. Il regime fascista difendeva le tradizioni italianissime della melodia, ma Natalino riuscì comunque a fare un po’ di jazz con “Bambina dall’abito blù” e “Tu piccina”. Dopo la guerra, le cose cambiano, ora Natalino è libero di cantare “Mamma voglio la fidanzata”, “Op op trotta cavallino”, “Amado mio”, “Angeli negri”, tanto per citare alcuni titoli.

Negli ultimi tempi, aveva aperto un negozio di dischi a Milano, nella zona di Porta Romana, frequentato da signori (lui diceva “old boys”) pieni di nostalgia ma anche da moltissimi giovani. Natalino si appassionava con loro al jazz, al ritmo che ha sempre avuto nel sangue. Lo ricordiamo sino all’ultimo, nelle trasmissioni radio e TV (negli anni Cinquanta ha partecipato più volte al Festival di Sanremo), con la sua voce fresca, piena di verve. Con la moglie Flo Sandon’s, formava una coppia affiatatissima, legata dalla comune passione musicale.