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Archivio Editoriali - 4 Aprile 2009
a cura di Fiorenzo Pampolini

DIVIETO DI ASCOLTO - Le canzoni censurate dalla RAI negli anni '60 e '70 - Seconda parte

Cari amici, riprendiamo quest’oggi il discorso iniziato la scorsa settimana sulle valutazioni effettuate in passato da una speciale commissione d’ascolto in RAI sui testi delle canzoni, giudizi che in qualche caso decretavano la non idoneità del brano ad essere trasmesso alla radio e alla TV, o, in altri casi, a modificarne il testo.

Nel 1970, al Festival di Napoli, si classificano al secondo posto il comico Franco Franchi e la cantante e attrice Angela Luce con ‘O divorzio, proprio nel periodo in cui sta per essere approvata in Parlamento la legge Fortuna-Baslini che regola lo scioglimento del matrimonio. Così, il verso che dice appena a legge approvano, i’ voie divorzià, viene modificato nella parte finale con me voie riposà.

Nel 1971, Lucio Dalla si presenta al Festival di Sanremo (insieme all’Equipe 84) con una canzone che racconta la storia di un uomo che veniva dal mare però sapeva amare. Il titolo originale della canzone è Gesù Bambino, e la canzone si conclude con questi due versi: e ancora adesso che bestemmio e bevo vino, per ladri e puttane sono Gesù Bambino. La RAI interviene immediatamente facendo modificare a Dalla il titolo della canzone (che diventa 4 marzo 1943, sua effettiva data di nascita) mentre i due versi incriminati vengono così addolciti: e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino.

In quella stessa edizione del Festival, avrebbero dovuto partecipare i Nuovi Angeli con Donna Felicità, ma il testo si presta a “pericolosi” doppi sensi (scommettiamo che lo so a chi darà la rosa), e la Commissione d’Ascolto boccia la canzone. Ma con la bella stagione, tutto è concesso, così il gruppo porta in gara la canzone a “Un disco per l’estate”, con ottimi risultati.

Ma al Cantagiro, ha nuovamente problemi con la censura il cantautore Mauro Lusini, che propone America amore mio. Si sostiene infatti da parte della RAI che alcuni versi del brano suonano come un’offesa per un Paese straniero, e che altri versi sono volgari e di pessimo gusto. Il paroliere Franco Migliacci abbozza e modifica il testo.

Anche Lucio Battisti ha problemi di censura per il suo nuovo singolo Dio mio no, e qui francamente non è molto chiaro il motivo. Forse per l’invocazione del titolo, o forse per come si prospetta la conclusione della serata raccontata nel testo (si alza e chiede dove c’è il letto, poi scompare dietro la porta, la sento mi chiama, la vedo in pigiama, e lei si avvicina... Dio mio no! Cosa fai, che cosa fai?), la canzone è ritenuta “non idonea” per la programmazione radiofonica.

Intanto al reuccio Claudio Villa è consentito di urlare a piena voce, dal palcoscenico di “Canzonissima”, chi mi dà la cosa più bella che ha, io gli dò la cosa più bella che c’ho!

Nel 1972, I Camaleonti sono in gara a “Un disco per l’estate” con Tempo d’inverno, un titolo decisamente fuori stagione, ma di questo la RAI non si cura. Il guaio è che nel testo si dice tra un po’, mi dirai, lo so già che sono impotente, e più avanti ...che ormai le mie mani non sanno più darti piacere, è tempo di prendere a calci il tuo caldo sedere. Non se ne parla neanche, così il primo verso diventa tra un po’, mi dirai, lo so già, che non valgo più niente e dopo ... che ormai le mie mani non sanno toccarti nel cuore, è tempo di dirti con rabbia che è tutto un errore.

E in quello stesso anno, Claudio Baglioni deve correre ai ripari modificando alcune parole di Questo piccolo grande amore, pena l’esclusione dalla programmazione radiofonica. Così la paura e la voglia di essere nudi, diventa ... di essere soli, ed anche per quelle mani sempre più ansiose di cose proibite è necessario ricorrere ad un aggiustamento del testo.

Alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia del 1973, Domenico Modugno vuol cantare L’anniversario, nel cui testo la legge sul divorzio viene difesa con lo slogan un contratto non può legare un sogno. Ma i funzionari della RAI, sostenendo che in quella gara nessuno partecipava con canzoni inedite, invitano Modugno a presentarsi con il suo successo del momento, Amara terra mia: Mimmo non gradisce, anzi si infuria e se ne va.

Nel 1974, in piena campagna elettorale per il referendum relativo alla legge sul divorzio (dove, come è noto, si vota con un SI’ o con un NO), Gigliola Cinquetti è in gara all’Eurofestival con una canzone dal titolo Sì. La RAI elimina dal suo palinsesto la diretta della manifestazione e la manda in onda in differita soltanto a consultazione elettorale conclusa!

Intanto gli anni passano, le prime radio private iniziano a programmare anche le canzoni non gradite alla RAI, ma i funzionari dell’azienda radiotelevisiva di Stato sono ancora inflessibili. E a Loredana Bertè, che debutta a Un disco per l’estate 1975 con Sei bellissima, viene modificato il testo scritto da Claudio Daiano: invece di cantare a letto mi dicevi sempre, non vali che un po’ più di niente, Loredana è costretta a dire e poi, mi dicevi sempre, ecc. ecc.

E nello stesso anno, Mina ha problemi con la censura per la canzone L’importante è finire, testo di Cristiano Malgioglio, dove in quel finire, i funzionari della RAI leggono la conclusione di un incontro amoroso. Ma ormai i testi non si modificano più, se la radio pubblica elimina dalla sua programmazione un testo ritenuto “non idoneo”, ci pensano le radio “libere” a farlo conoscere e a promuoverlo con le loro prime improvvisate dirette.

Nel 1976, la riforma della RAI inaugura un nuovo atteggiamento da parte dell’Ente Pubblico nei confronti non solo della musica ma di tutta la programmazione radiotelevisiva. In quello stesso anno, fa scalpore per esempio un servizio del nuovo settimanale televisivo “Odeon (Tutto quanto fa spettacolo)” che mostra per la prima volta le ballerine nude del Crazy Horse di Parigi.

Più tardi, anche la “parolaccia” verrà sdoganata: alla radio, la prima volta capita nel programma “Voi ed io, punto e a capo”, condotto su Radio Uno dal compianto scrittore e sceneggiatore Cesare Zavattini, la cui esclamazione in diretta suscita scalpore e polemiche sia tra i media che tra gli ascoltatori. Nel 1992, il gruppo Formula Tre è in gara a Un disco per l’estate con Come un’onda del mare, nel cui testo, l’espressione ma che razza d’amore, viene poi ripetuta sostituendo alla parola razza un’altro sostantivo (lo stesso pronunciato da Zavattini) di uso molto comune ma decisamente poco elegante!

All’ultimo Festival di Sanremo, nessuno si è stupito di certe espressioni particolarmente colorite che abbiamo ascoltato nei testi di Marco Masini o dei Gemelli Diversi. Provate a pensare che cosa sarebbe successo se questi testi avessero dovuto superare il controllo della famigerata Commissione d’Ascolto RAI di una volta!

Ed eccoci all’appuntamento con i compleanni di oggi e dei prossimi giorni. Questa settimana, i nostri auguri vanno a...

4 aprile: Otello Profazio (75 anni), Ernesto Bassignano (63), Lalla Castellano (61), Francesco De Gregori (58), Fiorella Mannoia (55)
5 aprile: Armando Stula (67), Paola Bertoni (66)
6 aprile: Fred Bongusto (74)
7 aprile: Sal Da Vinci (40), Gianluca Grignani (37)
8 aprile: Wilma De Angelis (78), Manuele Pepe (48), Julian Lennon (46), Danny Losito (44)
9 aprile: Patty Pravo (61), Fabrizio Moro (34)
10 aprile: Caterina Caselli (63), Filippo Schisano (55), Mino Vergnaghi (54)