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Archivio Editoriali - 31 Gennaio 2009
a cura di Fiorenzo Pampolini

COVER CHE PASSIONE. IN ITALIANO E' MEGLIO

Un fenomeno particolarmente diffuso negli anni Sessanta fu quello delle cosiddette “cover”. Nonostante un esercito di compositori e parolieri fossero sempre pronti a sfornare nuove canzoni per i tanti interpreti dell’epoca, e nonostante l’avvento di numerosi cantautori che interpretavano soltanto brani da essi stessi composti, si ricorreva molto frequentemente a produzioni straniere (in modo particolare inglesi e americane) per le quali il paroliere italiano non si limitava a tradurne il testo, ma in qualche caso anche a stravolgerne il significato.

Uno dei primi ad attingere al repertorio internazionale fu Adriano Celentano, che nel 1962 fece il suo ingresso in Hit Parade con due successi come Pregherò (ovvero Stand by me) e Stai lontana da me (cover di Tower of strenght), canzone vincitrice della prima edizione del Cantagiro. L’anno successivo, i due 45 giri più venduti in Italia sono Cuore (Heart! Ihear you beating) e Quelli della mia età (Tous les garçons et les filles) di Françoise Hardy e Catherine Spaak, mentre la canzone Things, che in italiano diventa Baci, porta in Hit Parade Remo Germani. Nel 1964, arriva dall’estero la parte musicale di alcune famose canzoni di Mina e Adriano Celentano, come Città vuota (It’s a lonely town), E’ l’uomo per me (He walks like a man) e Il problema più importante (If you gotta make a fool of somebody).

Il fenomeno delle cover era per lo più limitato alla traduzione di pezzi portati al successo da interpreti poco conosciuti nel nostro Paese, mentre assai più raro era il ricorso alla traduzione nella nostra lingua di canzoni lanciate da interpreti di chiara fama internazionale come Elvis Presley o i Beatles. Per questi ultimi, si ricorda comunque la versione italiana di Obladì obladà incisa dai Ribelli.

Per quanto riguarda le gare canore, non c’era possibilità di attingere alla produzione straniera per il Festival di Sanremo, per “Un disco per l’estate” e per la fase finale di “Canzonissima”. In questi tre casi, il regolamento prevedeva infatti la partecipazione di sole canzoni inedite di autori italiani. Diverso il discorso invece per le altre competizioni canore più famose del periodo come Festivalbar e Cantagiro, che costituivano una vetrina della produzione discografica estiva, indipendentemente dagli autori.

E proprio il Cantagiro lanciò sempre un buon numero di “cover”. L’edizione del 1968 per esempio raggiunse il record di pezzi stranieri tradotti in italiano sia tra i big (girone A) che tra i giovani (girone B). La stessa vincitrice Caterina Caselli trionfa con un brano di Mc Williams, The days of Pearly Spencer, che in italiano diventa Il volto della vita. Ma sono cover anche Io per lei dei Camaleonti, La nostra favola di Jimmy Fontana, Ho difeso il mio amore dei Nomadi, Congratulations di Mario Guarnera, Lascia l’ultimo ballo per me dei Rokes, La felicità di Bruno Filippini, Il mondo è grigio, il mondo è blù di Nicola Di Bari. Mentre nel girone B, sono di autori stranieri (ma con nuove parole in italiano) i pezzi di Kim Arena, Mal, The Honeybeats, i Ricchi e Poveri.

C’erano poi alcuni complessi o cantanti solisti la cui produzione era quasi esclusivamente fatta di cover, è il caso per esempio dei Corvi, in gara al Cantagiro 1966 con Un ragazzo di strada  (I ain’t no miracle worker dei Brogues) che abbiamo piacevolmente riascoltato lunedì scorso a X Factor nella scatenata versione del gruppo “The Bastard Songs of Dioniso”. Un altro grande successo dei Corvi fu nel 1967 Sospesa a un filo (ovvero I had too much to dream degli Electric Prunes).

E a proposito di 1967, la prima canzone regina della Hit Parade radiofonica (la cui prima puntata andò in onda venerdì 6 gennaio) fu proprio una cover, ovvero Bang bang di Sonny and Cher portata al successo in italiano da Dalida e dall’Equipe 84.

Con il declino del 45 giri, e una produzione discografica più misurata e ponderata, ed anche per una maggior diffusione della lingua inglese nel nostro Paese, le “cover” si ridimensionarono notevolmente fin quasi a sparire, e le canzoni di produzione internazionale furono proposte sempre di più nella loro versione originale.

E per finire questa nostra chiacchierata settimanale, non possiamo fare a meno di inviare un ultimo grande applauso a Mino Reitano. Di questo protagonista della canzone italiana che si mise in luce nella seconda metà degli anni Sessanta, ci limitiamo qui a ricordare le sue tantissime partecipazioni ai numerosi eventi canori del periodo.

1965:   Partecipa al Festival di Castrocaro (It’s over)

1967:   Sanremo (Non prego per me, una delle prime canzoni di Mogol e Battisti)

            Cantagiro, girone B  (Quando cerco una donna)

1968:   Cantagiro, girone B (Avevo un cuore che ti amava tanto)

1969:   Sanremo (Meglio una sera piangere da solo)

Cantagiro, girone A (Daradan)

Festivalbar (con la stessa canzone del Cantagiro)

            Canzonissima (Gente di Fiumara)

1970:   Un disco per l’estate (Cento colpi alla tua porta, decimo posto in finale)

            Canzonissima (in finale con l’inedita Una ferita in fondo al cuore)

1971:   Un disco per l’estate (vince con Era il tempo delle more)

            Festivalbar (con la stessa canzone di Un disco per l’estate)

            Mostra di Venezia (Apri le tue braccia e abbraccia il mondo)

            Canzonissima (in finale con l’inedita Ciao vita mia)

1972:   Un disco per l’estate (Stasera non si ride e non si balla, ottavo posto in finale)

            Cantagiro (ospite tra i big)

            Mostra di Venezia (L’amore è un aquilone)

            Canzonissima (in finale con l’inedita Cuore pellegrino)

1973:   Un disco per l’estate (Tre parole al vento, terzo posto in finale)

            Mostra di Venezia (L’abitudine)

            Concorso UNCLA (La vita è una canzone)

            Canzonissima (in finale con l’inedita Se tu sapessi amore mio)

1974:   Sanremo (Innamorati)

            Un disco per l’estate (semifinalista con Amore a viso aperto)

            Canzonissima (in finale con l’inedita Insieme noi)

1975:   Un disco per l’estate (E se ti voglio, terzo posto in finale)

            Mostra di Venezia (Terre lontane)

E qui si conclude il periodo d’oro delle gare canore, ma Mino tornerà a Sanremo nel 1988 (Italia), 1990 (Vorrei), 1992 (Ma ti sei chiesto mai), 2002 (La mia canzone).

Ciao, Mino. Non ti dimenticheremo