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Archivio Editoriali - 30 Maggio 2020
a cura di Fiorenzo Pampolini

MORANDI 1970. L'ETERNO TIMORE DEL SUCCESSO

Cari amici, 50 anni fa, Gianni Morandi è sul set come protagonista del film “Le castagne sono buone”, per la regia di Pietro Germi, insieme a Stefania Casini e Nicoletta Machiavelli. Dopo tanti “musicarelli” ispirati alle sue canzoni, ora Morandi ha un ruolo importante in un film di un grande regista. Si è fatto crescere i baffi per esigenze cinematografiche, e durante una pausa della lavorazione del film, Gianni rilascia un’intervista ad Antonio Lubrano per il Radiocorriere TV.

Il cantante è reduce dal successo all’Eurovision Song Contest dove si è classificato ottavo con una bella canzone composta da Sergio Bardotti e Lucio Dalla, “Occhi di ragazza”. Nell’intervista racconta di come talvolta abbia paura di dover costantemente consolidare il successo. “In fondo – dice – io non posso fare niente sottovoce, incidere una canzone che piace solo a me, perché allora entra in ballo tutta l’organizzazione, il meccanismo industriale che ruota intorno a me e non me lo lascia fare, mi induce anzi a fare cose che prevedono solo un grande successo. Se partecipo ad una manifestazione, devo vincere, altrimenti è un macello”.

“Non mi fraintendete – continua Morandi – qualcosa si deve pur pagare in cambio della popolarità. Sono soddisfatto, certo, ma è che non me l’immaginavo, il successo è arrivato senza quasi che io me ne accorgessi. Da ragazzo ero sempre pronto a tornarmene a Bologna, o a Monghidoro a fare il calzolaio come mio padre.”

“La mia è stata un’infanzia di lavoro, ho cominciato a vivere presto, fra i 10 e i 13 anni. Mi sono rimaste impresse alcune cose che mi ha insegnato mio padre: organizzarmi, per esempio, essere onesto a tutti i costi. Mi faceva leggere molto e ad alta voce. Lui era lì, dietro il deschetto di calzolaio e batteva, io accanto a lui con il libro aperto tra le mani a leggere. Oppure mi faceva scrivere, di tutto. Mi faceva uscire un’ora e mezza al giorno, ma non mi bastava, io volevo giocare a pallone.”

Dal 1962 in poi, salvo qualche pausa, un boom dietro l’altro. Mezzo milione, settecentomila, novecentomila, oltre un milione di copie per ogni titolo, quando un disco che incide va male sono sempre duecentomila copie. In quale momento della sua carriera si è reso conto concretamente della popolarità che lo circondava, quando ha capito di essere diventato qualcuno?

“A 18 anni, con una canzone che si chiamava “Ho chiuso le finestre”. Era la seconda che andava bene dopo “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”. Più che della popolarità, ebbi la sensazione della fortuna, allora non compravo nemmeno i giornali, non è come oggi che leggo tutto quello che scrivono di me. Poi, alcuni mesi dopo, mentre stavo cambiando voce (succede sempre a quell’età), feci un disco che bucò, si chiamava “Il ragazzo del muro della morte”.

“Ricordo ancora che negli uffici della mia Casa discografica (la RCA, ndr) avevano tutti un’aria di tragedia. Qualcuno mi diceva “Eh, vedi com’è questo mondo, l’anno scorso c’eri tu, adesso c’è Bobby Solo”. Fu allora che conobbi Lucio Dalla, un cantante che è anche un grande musicista. Mi incoraggiava, ma dentro di me pensavo “E’ finita”. Torno a Bologna faccio ancora qualche serata col mio complessino, poi mi metterò a fare un’altra cosa”.

“Invece, quasi inspiegabilmente, viene fuori “In ginocchio da te”. Oltre un milione di copie, la vittoria al Cantagiro, i dischi andavano via centomila a settimana, spaventoso. Tornai a Roma da Fiuggi, dove il Cantagiro si era concluso, insieme a Dalla, e ci rivedemmo lo spettacolo in TV la domenica sera in uno squallido alberghetto. Il lunedì mattina andammo a fare insieme un giro per Roma. Era tutto cambiato dall’ultima passeggiata. Vedi, diceva Lucio, adesso ti riconoscono,
A sei anni da quella grande affermazione, Morandi ha continuato a sfornare dischi di successo, a vincere Cantagiri e Canzonissime, a girare film “musicarelli”. Ma lui vive sempre nella paura che tutto possa finire. In effetti, nella seconda metà degli anni ’70, Morandi visse un periodo di minor successo e popolarità, poi negli anni ’80 eccolo risalire nel gradimento dei suoi fans con pezzi come “Canzoni stonate” e “Uno su mille”.

Negli anni successivi, oltre che cantante e attore, è anche conduttore televisivo, un ruolo che lo porterà ad essere il padrone di casa di due edizioni consecutive del Festival di Sanremo, nel 2011 e nel 2012.

Oggi (2020), Gianni Morandi è un ragazzo di 75 anni, anzi un eterno ragazzo, pieno di vita, ma chissà… probabilmente se Lubrano tornasse ad intervistarlo dopo 50 anni, magari risponderebbe esattamente come allora… “Oddio, e adesso? Che cosa succederà? Riuscirò ancora… sai, metti che va male…”