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Archivio Editoriali - 30 Ottobre 2021
a cura di Manlio Di Meglio

OTTOBRE 1961: NASCE "STUDIO UNO". 60 ANNI FA, IL DEBUTTO DI UNO DEI PIU' SEGUITI VARIETA' DEL SABATO SERA

Cari amici, il 21 ottobre di 60 anni fa prende il via in TV “Studio Uno”, leggendario varietà del sabato sera seguitissimo da milioni di italiani. A poche settimane dalla messa in onda, non era ancora stato deciso il titolo dello show. Si era parlato di “Giardino d’autunno”, poi di “Parata di stelle” e di “Sabato notte”. Alla fine, la scelta è caduta su “Studio Uno”, in omaggio appunto allo studio del Centro di Produzione TV di via Teulada, in cui sono stati realizzati programmi di grande successo come “Il Musichiere”, le varie edizioni di “Canzonissima” e quel “Giardino d’inverno” degli stessi Sacerdote e Falqui che nella primavera del 1961 ottenne il secondo premio al Festival Internazionale di Montreux per varietà televisivi.

Se il titolo è rimasto incerto fino all’ultimo momento, il cast della nuova trasmissione era definito fin da agosto. Infatti, Antonello Falqui e Guido Sacerdote, artefici dello show, iniziarono a pensare alla struttura del loro spettacolo d’autunno appena chiuse i battenti lo show d’inverno. I principali elementi che avevano determinato il successo del “Giardino” (Henri Salvador, le Gemelle Kessler, le Bluebell del “Lido”) erano stati reperiti a Parigi. Stavolta l’itinerario dei due è stato più lungo: Parigi, New York, Las Vegas, Los Angeles, San Francisco, Città del Messico, New Orleans, poi di nuovo New York e Parigi e finalmente Roma.

Negli Stati Uniti hanno visto centinaia di spettacoli teatrali, programmi di night club e televisivi. La prima attrazione scritturata in America fu il gruppo delle Bluebell Girls di Las Vegas, formato da 12 ballerine, seconda attrazione i Blackburn Twins, due gemelli validissimi fantasisti. Poi c’è il Trio Mattison, tre ballerini solisti (due uomini di origini pugliesi e una donna) che non si limitano a danzare: cantano, mimano, improvvisano sketches e all’occorrenza si trasformano in acrobati.

E passiamo in Europa. Confermate le Gemelle Kessler, e confermato anche il prestigioso Don Lurio come ballerino solista e coreografo, è stato scovato Marcel Amont, un giovane chansonnier di Bordeaux, ormai diventato il nuovo re del music hall di Parigi. Amont canta, balla, improvvisa, riuscendo ad affascinare il pubblico.

Nel cast italiano, ritroviamo anzitutto il Quartetto Cetra, che era stato uno dei punti di forza di “Giardino d’inverno”, e il cantante Arturo Testa. Poi ci sono Renata Mauro e Mina. La Mauro, che ha iniziato la carriera di cantante quasi controvoglia (avrebbe preferito fare l’attrice) è reduce dal successo di un paio di suoi dischi come “Non piove sui baci”, da lei proposta alla Sei Giorni della canzone a Milano, e “Portami tante rose” in versione cha cha cha.

Mina è sicuramente il personaggio di “Studio Uno” che gli spettatori attendono con maggiore curiosità. La Canzonissima del 1960 ne aveva fatto una sorta di “supercantante”. Poi Mina non seppe incassare con sufficiente disinvoltura il colpo del mancato successo al Festival di Sanremo 1961 (sul quale aveva contato molto) e preferì sparire dalla circolazione.

I suoi contatti con il pubblico italiano nei mesi successivi sono stati soltanto indiretti, affidati cioè alla pubblicazione di qualche disco e alle cronache delle sue fortunate tournées in Giappone e in Venezuela. La rentrée di Mina avviene in un programma televisivo, ossia in uno spettacolo presentato a milioni di telespettatori.

Direttore d’orchestra di “Studio Uno” è Bruno Canfora, che ha al suo attivo, fra l’altro, due edizioni di Canzonissima e un Festival di Sanremo. Le diverse puntate dello show si articolano come una sequenza di numeri vari senza presentatori. Le Kessler, Don Lurio, i Cetra, le Bluebell, i Blackburn, il trio Mattison, Marcel Amont, Mina, Renata Mauro, Arturo Testa, l’orchestra diretta da Canfora e un cantante delle giovanissime leve che potrà essere ospite della trasmissione fanno ciascuno il proprio numero, secondo uno schema che cambia di settimana in settimana. I raccordi tra un numero e l’altro sono affidati a una vecchia conoscenza dei telespettatori italiani: l’illusionista Mac Ronay.

C’è poi un numero speciale di circa 20 minuti affidato, come si dice in gergo teatrale, a tutta la compagnia. Sarà una specie di viaggio a ritroso con la macchina del tempo, per rivivere di volta in volta un anno con i suoi episodi più curiosi, i suoi spettacoli più importanti e soprattutto con le sue canzoni. Due puntate sono dedicate agli anni Venti, poi si prosegue con gli anni Trenta, quando l’America scoprì i primi juke-box (allora caricati con i dischi a 78 giri) e uscì dalla depressione che era seguita alla grande crisi del 1929, con una voglia frenetica di ballare.

Il Quartetto Cetra ha un ruolo essenziale in queste rievocazioni. Le loro canzoni sono un concentrato dei maggiori successi di quel favoloso periodo, gustosamente rielaborati in chiave moderna e con un pizzico di beffarda malizia.

La prima edizione di Studio Uno si compone di 13 puntate, in onda fino al 13 gennaio 1962. Il successo è tale che ne seguiranno altre edizioni tra il 1962 e il 1965.

Ed anche per oggi è tutto.
Appuntamento a sabato prossimo.
Buona settimana a tutti!

La foto della settimana

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1961: Mina al Festival di Sanremo con “Le mille bolle blù” (foto da Google Immagini)