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Archivio Editoriali - 30 Ottobre 2010
a cura di Fiorenzo Pampolini

SEIMILAUNO. POP, FOLK E MUSICA CLASSICA AL PALAZZETTO DELLO SPORT DI TORINO

Cari amici, nelle cinque domeniche di novembre del 1970, la RAI trasmette in prima serata sul Secondo Programma (in alternativa allo sceneggiato a puntate in onda sul Programma Nazionale, meglio noto come Primo Canale) “Seimilauno”, spettacolo musicale registrato al Palazzetto dello Sport di Torino.

L’idea nasce quasi casulamente un anno prima e inizia a consolidarsi dopo il primo dei concerti popolari, quello tenuto dal direttore Celibidache al Palazzo dello Sport: 4 mila persone, un delirio. Il grande “patron” Vittorio Salvetti, che pochi mesi prima aveva portato per la prima volta la musica classica al Festivalbar, intuisce la potenzialità di uno spettacolo musicale in onda da un Palazzetto dello Sport trasformato in un immenso studio televisivo, e decide così di allestire uno spettacolo, rivolto principalmente ai giovani, nel quale dosare con abilità un mix di ingredienti quali appunto la musica classica, il folklore e i divi del momento della musica leggera italiana e internazionale.

Il titolo del programma si riferisce alla capienza del Palazzetto dello Sport di Torino, anche se, prima delle registrazioni, i dirigenti RAI erano piuttosto scettici sul fatto di riuscire a raggiungere ad ogni puntata il numero di seimila spettatori. In realtà, prima di ogni registrazione, erano almeno ottomila i giovani che si accalcavano all’ingresso del Palazzetto, creando in qualche caso piccoli problemi di ordine pubblico.

Questi giovani, i cui applausi (o fischi) non erano comandati da un assistente di studio ma venivano spontanei ad ogni esibizione, non mancarono fin dalla prima puntata di far sentire tutta la loro disapprovazione nei confronti di Beethoven, tanto che la RAI fu costretta a registrare a parte, con un pubblico diverso, l’intermezzo sinfonico dell’Orchestra RAI di Torino.

Ma vediamo la scaletta della prima puntata. Lo spettacolo è anticonformistico anche nella sua struttura: nessun presentatore sul palco, i vari ospiti della serata sono annunciati da una voce fuori campo, quella del suo organizzatore Vittorio Salvetti.

Aprono lo spettacolo i Ricchi e Poveri che propongono le loro hits del 1970: In questa città (in gara al Festivalbar), La prima cosa bella (Festival di Sanremo) e Primo sole, primo fiore, presentata di recente alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia. Il gruppo di quattro ragazzi genovesi (Angela, Marina, Angelo e Franco) si era formato tre anni prima, poi scoperto e lanciato da Franco Califano.

Dopo di loro, entra in scena Massimo Ranieri, tra le urla isteriche delle ragazzine. Ma la sua aria da ragazzo “per bene” – capelli corti, camicia bianca, cravatta – commuove anche le cinquantenni. Camminando avanti e indietro sul palcoscenico, seguito da tre cameramen con telecamera mobile per i primi piani, l’ ex-scugnizzo propone due recenti successi come Sogno d’amore (presentata alla Mostra di Venezia) e Le braccia dell’amore dall’ultimo Cantagiro. Ranieri è ormai famoso anche come attore, e proprio recentemente ha terminato di girare un film per la TV accanto alla grande Anna Magnani (“La sciantosa”).

Segue un breve intermezzo per calmare un po’ l’ambiente, è il turno infatti dell’Orchestra Sinfonica della RAI diretta da Piero Bellugi, che prova a suonare la Quinta Sinfonia di Beethoven e la Sinfonia della Gazza ladra di Rossini, ma di questa esibizione si sentirà ben poco, in quanto il pubblico presente in sala disapprova con brusio di curiosità e applausi disturbatori, tanto che, come si è detto, si dovrà effettuare una seconda registrazione per confezionare per intero la prima puntata dello spettacolo.

Si torna al pop con i Rare Bird, che si esibiscono con Simpathy e Beautiful Scarlet. Il gruppo inglese, del quale abbiamo parlato diffusamente la scorsa settimana, entra in scena a passo di corsa accolto da urla ed applausi.

Dopo di loro, forse per amore del contrasto, ecco gli Aguaviva: si presentano di schiena, con le braccia levate e le mani aperte verso il cielo. Il pubblico li accoglie in un silenzio stupito: i nove del gruppo (quattro donne e cinque uomini) si schierano sulla pedana imbracciando i pochi strumenti – due chitarre e un cembalo – mentre il solista Josè Antonio Munos attacca con la sua voce profonda Poetas andaluces. Gli Aguaviva (che propongono anche Cantarè) sono un gruppo di studenti e giovani insegnanti spagnoli (quattro laureati in filosofia, due in storia e pedagogia) i quali hanno raggiunto il successo nel loro Paese con un genere fuori dal comune, volgendo in musica le liriche dei più significativi poeti contemporanei spagnoli, dall’esule Rafael Alberti a Garcia Lorca a Leon Felipe. In Italia, li avevamo visti un paio di mesi prima nel cast della Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia.

Ci riporta in Italia l’esibizione di Patty Pravo (Il mio fiore nero e La solitudine). E’ la diva del momento: capelli biondissimi raccolti lisci in un sofisticato chignon, il viso lunare privo di sopracciglia, il lungo abito nero tempestato di paillettes.

Lo spettacolo si chiude col balletto folkloristico della Guinea: Fouta Djalon, sette ragazzi di colore che suonano e tre ragazze che ballano ancheggiando.

E torniamo al torneo musicale di fine anno, “Canzonissima”, che stiamo seguendo ogni settimana anche con un sondaggio che vi permette di votare i vostri artisti preferiti. Qualcuno dei nostri amici più attenti si sarà accorto che abbiamo modificato durante la settimana la composizione delle coppie della terza puntata. Purtroppo, mi sono accorto dell’errore a scheda pubblicata, e con il prezioso aiuto del grande Manlio, abbiamo rimesso le cose a posto.

Ora siamo pronti per parlare della quarta puntata. Cliccate sull’apposita scheda per vedere le nuove tre coppie di cantanti in gara questa settimana, e poi scegliete la vostra coppia preferita.

E allora....votate, votate, votate!