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Archivio Editoriali - 28 Novembre 2020
a cura di Manlio Di Meglio

CANZONISSIMA 1970 A META' STRADA; IL GIRO DI BOA DELLA QUINTA PUNTATA

Cari amici, oggi torniamo a parlare di Canzonissima 1960, a proposito della quale avevamo iniziato il discorso qualche settimana fa (si veda in merito il precedente editoriale del 10 ottobre scorso).

Canzonissima 1960 è condotta da Lauretta Masiero, Alberto Lionello e Aroldo Tieri, e mette in gara 60 canzoni, 30 del presente e 30 del passato. Dopo la settima puntata, in onda il 27 novembre, tra le canzoni del passato figurano ai primi tre posti “Addio sogni di gloria” con 124.360 voti, “Come le rose” (99.637) e “Violino tzigano” (65.499).

Tra le “Canzoni di oggi”, i primi tre posti sono per “Romantica”, già vincitrice dell’ultimo Sanremo con 305.463 voti, “Serenata a Margellina” (127.146) e “Love in Portofino” (104.819) del grande Fred Buscaglione, che il 3 febbraio di quello stesso 1960 ci aveva lasciato a soli 38 anni per un incidente stradale.

Il momento critico di Canzonissima – dice il regista della trasmissione Mario Landi in un’intervista al Radiocorriere TV – è la quinta puntata. Alla quinta puntata o si vince la battaglia o ci si rassegna a un’onesta mediocrità. Landi è uno dei più sperimentati registi della televisione italiana. Ha firmato la prima produzione realizzata dalla nascente TV a Torino nel 1952, ha diretto opere liriche, operette, lavori di prosa, e ben 4 romanzi sceneggiati (“Cime tempestose”, “Canne al vento”, “Il romanzo di un maestro”, “Ragazza mia”), ha curato le ultime edizioni del Festival di Napoli, ma confessa che “Canzonissima” è di gran lunga la produzione più difficile che possa capitare ad un regista.

E questo non tanto perché la trasmissione debba essere allestita, settimana per settimana, in cinque giorni (la graduatoria delle canzoni viene comunicata da Torino la domenica sera e il lunedì mattina regista ed autori si trovano col foglio bianco davanti per iniziare la stesura del copione), non perché richiede al regista una preparazione musicale pari all’esperienza di spettacolo (è un punto su cui Landi sa di potersi difendere, e vanta la sua discoteca specializzata in jazz e musica folkloristica, che considera una fra le più ricche d’Italia), ma perché ogni edizione di Canzonissima richiama, alla mente del pubblico la precedente edizione, e comporta un confronto che, sulle prime, si risolve sempre a favore di questa contro quella.

Qualsiasi cosa venga offerta nel piatto – e fosse pure un piatto d’argento – il pubblico ricorderà sempre, con una punta di nostalgia, la Canzonissima dell’anno prima. Delia Scala, Nino Manfredi e Paolo Panelli (mattatori dell’edizione 1959) impiegarono quattro settimane a far impallidire il ricordo di Walter Chiari, che era stato l’animatore dell’edizione 1958. Lauretta Masiero, Alberto Lionello e Aroldo Tieri hanno dovuto spendere altre quattro settimane per far dimenticare i presentatori dell’edizione 1959.

E dopo la quinta puntata in genere si presenta il giro di boa. Se il programma c’è, e ha trovato il suo ritmo, e possiede dei numeri autentici di interesse spettacolare, si può dire che ormai abbia “sfondato”, non vale più la scusa del ricordo, nessuno nel pubblico dovrebbe avere più rimpianti per i personaggi dell’anno prima.

Anche dopo le classiche cinque puntate, i problemi non sono finiti, perché ogni numero di questa trasmissione è un programma radicalmente nuovo, che non può rifarsi ad alcuna scaletta precedente, e gli autori Amurri e Faele, ogni lunedì mattina, si ritrovano ancora adesso con il foglio ostinatamente bianco. Ma ora la navicella di Canzonissima può veleggiare più sicuramente, fra marette e piccole tempeste, ma con buon vento in poppa, verso il traguardo finale del 6 gennaio.

L’intervista di Mario Landi ci offre l’occasione per ricordare questo regista nato nel 1920 e scomparso nel 1992, che dopo la Canzonissima del 1960, ha continuato a lavorare per la RAI firmando moltissime altre trasmissioni, come “Le inchieste del commissario Maigret” con Gino Cervi e Andreina Pagnani, e le serate finali di Saint Vincent di ben otto edizioni di “Un disco per l’estate”. Per Raidue, ha firmato negli anni 1983 e 1984 la regia del varietà sexy di seconda serata “Il cappello sulle 23”.