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Archivio Editoriali - 27 Febbraio 2021
a cura di Fiorenzo Pampolini

SANREMO 1971. VINCONO NADA E DI BARI, EXPLOIT DI LUCIO DALLA E RICCHI E POVERI
DOPO ANDREA LO VECCHIO CI LASCIA ANCHE LUIGI ALBERTELLI, ALTRO GIGANTE DELLA MUSICA A 45 GIRI.

Cari amici, la ventunesima edizione del Festival di Sanremo si svolge al Casinò della città dei fiori dal 25 al 27 febbraio 1971, presentata dagli attori Carlo Giuffré ed Elsa Martinelli. Organizzatori e direttori artistici sono, come l’anno prima, Ezio Radaelli e Gianni Ravera. Le canzoni in gara sono 24, in doppia esecuzione. Le sette canzoni meglio classificate per ciascuna delle prime due serate accedono alla finale di sabato 27 quando si sfideranno così 14 canzoni.

Vediamo l’elenco delle canzoni in gara, con i rispettivi interpreti, iniziando, in ordine alfabetico, dalle dieci eliminate al primo turno:

Amsterdam (Rosanna Fratello e Nino Ferrer)
Andata e ritorno (Maurizio & Fabrizio e I Protagonisti)
I ragazzi come noi (Paolo Mengoli e Mark & Martha)
Il dirigibile (Antoine e Anna Identici)
Il viso di lei (I Giganti – Fabio Trioli)
Lo schiaffo (Jordan e I Gens)
L’ora giusta (Edda Ollari e Lorenza Visconti)
Non dimenticarti di me (I Nomadi e Mal)
Occhi bianchi e neri (Pio e Mau Cristiani)
Santo Antonio Santo Francisco (Piero Focaccia e I Mungo Jerry)

Tra gli eliminati eccellenti, citiamo i Nomadi, alla loro prima partecipazione a Sanremo, Antoine, che era uscito di scena dopo l’esibizione, facendosi sollevare da un cavo d’acciaio fino a scomparire, simulando un’alzata in volo, in tema con la sua canzone “Il dirigibile”, e gli inglesi Mungo Jerry, presenti a lungo nella Hit Parade dei mesi precedenti con il loro più grande successo “In the summertime”.

E vediamo ora la classifica finale, in ordine crescente:

14. Il sorriso, il paradiso (Sergio Menegale e gli Wallace Collection), voti 18
13. Una storia (Sergio Endrigo e i New Trolls), voti 30
12. La folle corsa (Little Tony e La Formula Tre), voti 43
11. L’ultimo romantico (Pino Donaggio e Peppino Di Capri), voti 50
10. Ninna nanna cuore mio (Caterina Caselli e i Dik Dik), voti 56
9. Rose nel buio (Gigliola Cinquetti e Ray Conniff), voti 58
8. 13, storia d’oggi (Al Bano e gli Aguaviva), voti 69
7. Bianchi cristalli sereni (Don Backy e Gianni Nazzaro), voti 76
6. Come stai (Domenico Modugno e Carmen Villani), voti 95
5. Sotto le lenzuola (Adriano Celentano e Coro Alpino Milanese), voti 115
4. Com’è dolce la sera (Donatello e Marisa Sannia), voti 134
3. 4 marzo 1943 (Lucio Dalla e L’Equipe 84), voti 297
2. Che sarà (Ricchi e Poveri e José Feliciano), voti 316
1. Il cuore è uno zingaro (Nada e Nicola Di Bari), voti 357

Con la vittoria di Nicola Di Bari, il Festival ha confermato la sua regola fissa. Sanremo cioè non paga il sabato, ma l’anno dopo. Precedenti classici: Tony Renis, Bobby Solo e in un certo senso anche Celentano. Stavolta Sanremo ha pagato il suo debito al cantante pugliese 31enne, il cui vero nome è Michele Scommegna, figlio di contadini; ai Ricchi e Poveri che con lui nel ’70 si rivelarono interpretando “La prima cosa bella” e a Nada, magari con 24 mesi di ritardo (la ragazza di Gabbro si rivelò infatti nel 1969 con “Ma che freddo fa”).

Considerando però l’avvenimento con il necessario distacco, si può dire che, a differenza di Tony Renis e Bobby Solo, premiati con una canzone meno convincente dell’anno prima, Nicola Di Bari ha vinto con un motivo i cui pregi non sono certo inferiori al suo precedente cavallo di battaglia. “Il cuore è uno zingaro”, infatti, è di linea melodica semplice, facilmente orecchiabile, con in più una vena di dolcezza nel ritornello che la farà veramente fischiettare per le strade.

Il secondo posto è andato ai Ricchi e Poveri e a José Feliciano, il famoso cantante portoricano che ha venduto finora 86 milioni di dischi in tutto il mondo, con la canzone “Che sarà”. Feliciano ha 25 anni, è non vedente, e sa suonare una dozzina di strumenti.

E poi c’è il terzo posto conquistato da Lucio Dalla con “4 marzo 1943”, una ballata che ha radici nei canti popolari e che ripropone al pubblico anche l’Equipe 84. La canzone avrebbe dovuto intitolarsi “Gesù Bambino”, ma i severi censori della RAI intervennero per modificare il titolo ed anche alcuni versi del pezzo. Al Festival, Dalla e l’Equipe 84 intonarono …”e ancora adesso che gioco a carte e bevo vino, per la gente del porto mi chiamo Gesù Bambino”, ma nella stesura originale si diceva …”e ancora adesso che bestemmio e bevo vino, per i ladri e le puttane io sono Gesù Bambino”.

Sul piano discografico, questo festival significa l’”en plein” per una sola etichetta, la RCA. Tutt’e 3 le canzoni sono sotto lo stesso segno. Più di un brano del festival attinge al folk italiano oppure rilancia con la sua frase più orecchiabile temi di schietta tradizione popolare. È il caso di “4 marzo 1943”, di “Sotto le lenzuola”, di “13, storia d’oggi” e della stessa “Il cuore è uno zingaro”. “Credo che molti – dice Claudio Mattone, il giovane compositore di quest’ultimo motivo – cominciano a rendersi conto dell’inutilità di continuare a copiare (e spesso male) i modelli stranieri, e che forse è più onesto rifarsi al patrimonio popolare che fa parte della cultura di ognuno di noi”.

La novità di questa edizione del festival è la presenza massiccia dei complessi, ben 15. Ne parleremo la prossima settimana.

Ed anche per oggi è tutto. Appuntamento a sabato prossimo.

Buona settimana a tutti

 

La foto della settimana

Nada e Nicola Di Bari, vincitori del Festival di Sanremo 1971, con “Il cuore è uno zingaro”, di Franco Migliacci e Claudio Mattone (dal Radiocorriere TV)

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ADDIO A LUIGI ALBERTELLI, UN GIGANTE DELLA MUSICA A 45 GIRI.

Lo scorso sabato da queste righe ci trovammo a dare l'ultimo saluto ad Andrea Lo Vecchio, autore di tantissime canzoni di successo. Oggi, a distanza di soli sette giorni, siamo purtroppo costretti a dare l'addio ad un altro gigante della nostra musica a 45 giri: Luigi Albertelli, scomparso lo scorso 19 febbraio. Innumerevoli sono i brani di successo nei quali figura il suo nome. Restando in tema di Sanremo, come non ricordare Zingara del 1969 portata alla vittoria da Bobby Solo ed Iva Zanicchi. Ma è solo un esempio. E scorrendo i titoli della sua produzione non si può non citare Ala Bianca, Mille e una sera ed Un giorno insieme dei Nomadi, Io mi fermo qui di Donatello e dei Dik Dik, Malattia d'amore sempre di Donatello, Casa mia della Nuova Equipe 84, Fiume azzurro e Lamento d'amore di Mina, Un corpo e un'anima di Wess & Dori Ghezzi, praticamente tutti i grandi successi di Drupi come ad esempio Sereno è... e Piccola e fragile, Amanti e Al mondo di Mia Martini, La mia estate con te di Fred Bongusto, Desiderare e Ninna nanna di Caterina Caselli.

E vi assicuro che l'elenco potrebbe continuare ancora per moltissime righe.

Eppure, anche in questo caso, praticamente nessun cenno nei tg e tanto meno nei vari programmi di intrattenimento impegnati a celebrare i personaggi dalla statura artistica lillipuziana che popoleranno l'imminente ed inutile edizione del Festival di Sanremo della quale orgogliosamente non sarò spettatore, piuttosto che ricordare - anche solo con un cenno - un autore le cui canzoni hanno scritto la storia della musica leggera italiana e che a distanza di tanti anni sono ancora popolarissime.

Che vogliamo fare. E' il segno dei tempi che cambiano e purtroppo non sempre la cosa è positiva.

Manlio Di Meglio per 45Mania