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Archivio Editoriali - 23 Maggio 2020
a cura di Fiorenzo Pampolini

I 19 ANNI DI MASSIMO RIANIERI. 50 ANNI FA, OSPITE FISSO ALLO SHOW TV "DOPPIA COPPIA"

Cari amici, 50 anni fa, tra i protagonisti della seconda edizione del varietà televisivo c’era anche il 19enne Massimo Ranieri. Lo spettacolo, in onda ogni sabato dal 2 maggio al 6 giugno, era condotto dal grande Alighiero Noschese, e gli ospiti fissi, oltre a Ranieri, erano Bice Valori e Romina Power.

Nella puntata del 23 maggio 1970, Al Bano sostituisce Ranieri che si è fratturato il polso sinistro durante le riprese di un film. Intanto, il Radiocorriere TV pubblica un’intervista di Antonio Lubrano al giovane cantante e attore napoletano, che in questo periodo ha molte cose da fare. Oltre a “Doppia Coppia”, Ranieri sta girando un film con Beba Loncar (“Cerca di capirmi”), studia nuove canzoni, prova in sala di registrazione, incide dischi e va anche a lezione di ballo.

Parla senza pause l’ex scugnizzo napoletano, ha le idee chiare, lo sguardo sorridente di sempre, la faccia allegra che aveva anche a Napoli quando faceva il garzone di bottega, il guardiamacchine, lo strillone… Dall’inverno precedente, due fatti di particolare valore per lui hanno dato una spinta decisiva alla sua carriera: il terzo posto di Canzonissima, a ridosso di Gianni Morandi e Claudio Villa, e il film di Mauro Bolognini, quel “Metello” presentato anche a Cannes, che lo ha rivelato come giovane attore.

In questo senso, anzi, alcuni giornali non si sono fermati alla promessa ma hanno addirittura definito Massimo Ranieri “il divo degli anni Settanta”. “L’etichetta mi fa impressione – commenta – non lo so, non ci credo. E’ una cosa troppo grossa. Forse perché la stessa parola, “divo”, mi pare sorpassata, abusata. In fondo anche noi cantanti siamo considerati divi, invece una volta i divi veri venivano da Hollywood, come Clark Gable, Tyrone Power, Gregory Peck…

Dopo il film che sta girando con la Loncar (regista Mariano Laurenti), è in progetto per lui un nuovo ruolo di protagonista con lo stesso Bolognini, il quale ha intenzione di portare sullo schermo uno tra i più notevoli romanzi della narrativa contemporanea francese, “Bubu di Montparnasse” (1901) di Charles-Louis Philippe.

Il 3 maggio, Ranieri aveva compiuto 19 anni (il Radiocorriere dell’epoca dice 20, ma lui è nato nel 1951), e sono quattro all’incirca che è sulla cresta dell’onda. Comparve in televisione per la prima volta a “Scala Reale”, la Canzonissima del 1966, interpretando “L’amore è una cosa meravigliosa”. Un anno dopo, vinse il girone B del Cantagiro con “Pietà per chi ti ama”, quindi due presenze a Sanremo (1968 con “Da bambino”, e 1969 con “Quando l’amore diventa poesia”), e infine nel ’69 il boom: vittoria al Cantagiro nel girone A con “Rose rosse”. E dopo aver dominato le classifiche estive, torna a Canzonissima con “Se bruciasse la città”. Ha già venduto due milioni di dischi, e le sue serate hanno raggiunto una quotazione pari, o quasi, a quella di Gianni Morandi: un milione e mezzo, un milione e otto, si dice.

I rotocalchi pettegoli gli attribuiscono un flirt dietro l’altro. “Ci ho fatto l’abitudine” – dice con serietà. Prima me la prendevo, adesso no. Nei mesi in cui giravo “Metello”, per esempio, dissero che ero innamorato di Lucia Bosé, poi di Tina Aumont, infine imbastirono una storia d’amore fra me e Ottavia Piccolo. Quando ho iniziato “Doppia Coppia”, mi aspettavo anche la faccenda di Romina. Vedrai, scommisi con me stesso, che adesso scriveranno che c’è del tenero tra me e la fidanzata di Al Bano, che lui, folle di gelosia, viene in TV e magari fa a botte con me. Puntualmente, una settimana fa, un rotocalco è uscito con un titolo che diceva: Al Bano dice a Ranieri sta alla larga da Romina!”.

Essere per la prima volta il cantante protagonista di un varietà televisivo così seguito come “Doppia coppia”, che effetto gli fa? “La stessa emozione di “Metello”. Dico che è già un traguardo per me essere stato chiamato nel cast dello spettacolo televisivo di Noschese. Non sono e non sarò mai uno showman, tuttavia mi fa piacere che la gente mi veda non soltanto nella veste di cantante, ma anche come uno che balla, che recita, che dice qualche battuta prevista dal copione. E poi c’è lui, Alighiero, che mi aiuta molto, mi consiglia, mi suggerisce l’atteggiamento giusto. Una cosa che mi colpisce di Noschese è il fatto che dopo la registrazione di un’imitazione viene a chiedere anche a me un giudizio. A me, un ragazzo, lui così esperto, così mostruoso nella sua bravura.

Se Gianni Calone, il napoletanino di Santa Lucia, figlio di un operaio, terzo di sette fratelli, abituato negli anni duri della fanciullezza a guadagnare 200 lire la settimana, fino a 1500-2000, non più, dovesse definire Massimo Ranieri oggi, che cosa direbbe? “Sono quello che la gente vede. Credo che non ci sia un essere diverso dietro il nome che oggi il pubblico conosce. Massimo Ranieri lo sento identico a Gianni Calone. Il primo vive con il pensiero fisso di quello che era ieri il secondo. Ma senza il terrore di dover ripiombare di colpo nella sua condizione”.

“Ci sono cose alle quali non potrei rinunciare – continua Massimo - come la partita a briscola, il maglioncino bello, la cravatta di un colore particolare (ho la mania delle cravatte, più di 200), il pallone, i discorsi con mia madre, qualche serata con i miei vecchi amici d’infanzia dove si canta di tutto per il solo piacere di cantare e fare baldoria.

Grande Ranieri, già a 19 anni, era bravo e modesto, come quando dice che non diventerà mai uno showman… lui, un artista completo!