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Archivio Editoriali - 23 Novembre 2019
a cura di Fiorenzo Pampolini

THE BEATLES 50 ANNI FA - 2. PARTE - IL RADIOCORRIERE TV INCONTRA JOHN LENNON ALLA APPLE

Cari amici, riprendiamo il racconto sui Beatles di 50 anni fa, così come uscì sul Radiocorriere TV a firma Donata Gianeri. L’inviata del settimanale della RAI è a Londra, nella sede della Apple, e arrivano John Lennon e Yoko Ono.

“Bè, devo ammettere che non è comodo girare per la strada con i camionisti che ti insultano e la gente che ti prende a pomodori in faccia. Ma se qualcuno attacca Yoko e me, decidiamo che si tratta di un paranoico e non ce ne preoccupiamo troppo: sono persone avvolte in una grigia nebbia, e che non sanno, mentre tu sai quello che loro non sanno di sapere”.

Si riposa dal suo discorso volutamente contorto, compiaciutamente rafforzato da un forte accento di Liverpool (non per nulla quando apparve la prima volta alla televisione riuscì pressoché incomprensibile e dovettero farlo doppiare da Rex Harrison). Parla stando semisdraiato su uno dei divanetti bianchi che sono il simbolo della Casa, e a guardarlo si pensa che, se i Beatles sono cambiati, la palma della metamorfosi spetta certamente a lui: impossibile ritrovare il volto rotondo o il doppio mento del John prima versione in questa sorta di falso profeta, la barba e i capelli rossicci, gli occhietti stanchi dietro le lenti.

Accanto a lui, immobile come un totem, la signora Yoko. Il viso è nascosto dalla massa dei capelli crespi, non parla, non sorride. Di quando in quando Lennon le lancia un’occhiata, come se un filo magico li legasse l’uno all’altra.

John Lennon, sposato alla classica ragazza che soddisfa anche il gusto dei fans – bellina, minigonna e capelli fluenti, aspirazioni frustrate di indossatrice, nome da posta del cuore, CYnthia – incontra all’improvviso la scultrice asiatica di 14 anni più vecchia e ha il colpo di fulmine. Dopo il divorzio, Cynthia disperata, corre a consolarsi in Italia. Lennon per primo dunque ha fatto uscire i Beatles dal luogo comune, e la stessa Apple ne è disorientata, non sa che atteggiamento assumere di fronte all’opinione pubblica.

John riesce a vedere le cose con molto distacco, dall’alto, perciò continua ad essere il leader del gruppo, senz’altro il più interessante e quello che scrive la maggior parte delle canzoni. E viene favorito dai critici musicali che si preoccupano di trovare reconditi significati filosofici nei suoi testi. “Yeah, molto divertente. Spesso scrivo canzoni – dice – di cui capisco il testo solo dopo aver letto le critiche”.

E’ passato solo un anno da quando i Beatles si ritirarono a Rishikesh, in India, per un corso di meditazione trascendentale all’Accademia del Maharishi: prima di partire con mogli, segretarie e fidanzate, comunicarono alla stampa che si trattava dell’ “unica alternativa alla marijuana e all’LSD”. Quell’anno la meditazione era di moda e contemporaneamente ai Beatles partì anche Mia Farrow. In seguito, pellegrinarono alla volta dell’India molte personalità in vista e vennero organizzati viaggi con tariffa ridotta e sconti per divi e cantanti celebri dai quali poteva derivare una grossa pubblicità al Santuario.

I Beatles, tutto sommato, meditarono abbastanza poco: Ringo se ne venne via dopo due settimane. Paul si fermò qualche giorno in più. Soltanto George e John rimasero sino alla fine del corso, tre mesi, ma poi partirono sbattendo la porta.

“Bè, devo dire – è ancora John che parla – che l’India è stata una grandissima esperienza meditativa, meditavo otto ore al giorno, è facile, sa? Basta sedersi comodi, chiudere gli occhi e ripetere il mantra personale, ovvero un suono che il maestro di meditazione deve scegliere per il proprio discepolo. Qualche volta mi metto lì a meditare ancora oggi.”

Quella che doveva essere una manovra pubblicitaria per il lancio del Santuario del Maharishi, si è risolta in pubblicità per i Beatles. I quali, al ritorno, scrissero immediatamente una canzone “The Fool who Lives on the Hills” (Lo scemo che vive sulle colline) che fu il riassunto della loro esperienza e l’omaggio reso a Sua Santità Maharishi Maheshi Yogi.

Ora stanno per lanciare un disco con i cori sacri, vecchi di 5000 anni, cantati dai membri del Radka Krishna Temple e registrati da George Harrison che li accompagna con harmonium e chitarra. La presentazione dice che chi volesse avvicinarsi all’Essere Supremo dovrà cantare senza fine il suo nome sacro, di qui il ritornello che ripete più volte “Hare Krishna”. Per i Beatles anche la filosofia trascendentale si risolve in rock and roll.