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Archivio Editoriali - 22 Gennaio 2011
a cura di Fiorenzo Pampolini

I MANIFESTI DI "GIOVANI" - 1. SONNY & CHER

Cari amici, qualche giorno fa ho ritrovato alcuni manifesti che la rivista “Giovani” (che molti di voi ricorderanno) regalava settimanalmente ai suoi lettori.

Il settimanale “Giovani” nacque nel 1966 da una costola dell’edizione italiana della rivista di moda “Marie Claire” nello stesso periodo in cui nascevano in Italia altre riviste rivolte al pubblico giovanile come “Ciao Amici” e “Big”. Per i primi otto numeri si trattò di un librettino di otto pagine inserito all’interno della rivista di moda, di formato rettangolare (cm. 26 x 14); con il numero 9 del 26 febbraio 1966 divenne una rivista autonoma, chiamata per due numeri “Giovanissima” e poi, dal numero 11, “Giovani”.

Il periodico, edito da Aldo Palazzi Editore, contribuì in maniera determinante allo sviluppo del beat in Italia. Nel 1970, con il numero 9, cambiò la denominazione in “Qui giovani”, aprendosi ad altri generi come il rock progressivo. Cessò le pubblicazioni nel 1974, soppiantato sul mercato da “Ciao 2001”.

Ma veniamo ai poster che citavo all’inizio di questa nota. Sono manifesti formato 70x100 che ritraevano i più popolari artisti dell’epoca in un periodo nel quale il divismo era alle stelle. In alcuni casi, il manifesto si limita alla sola foto gigante dell’artista, e sul retro è pubblicata la foto di una squadra di calcio. In altri, sul retro del poster, viene pubblicato un ritratto dell’artista a cura di due redattori della rivista, Antonio Mantegazza e Lucio Salvini.

E vediamo qualche esempio. Iniziamo questa settimana con il ritratto di un duo internazionale, Sonny and Cher. Non potendo, per ragioni di spazio, passare a scanner la grande foto del poster, ci limitiamo a rileggere quanto pubblicato sul retro del manifesto.

Mai come in questo momento in America e in Europa la musica “folk” è stata così popolare. Da Bob Dylan, che certamente è il capostipite moderno di questa musica, solo poche persone e complessi hanno capito quale era la strada giusta e cioè che la “folk music” andava adattata e trasformata alle esigenze del pubblico d’oggi (1966, n.d.r.). Sonny and Cher sono quelli che per primi hanno afferrato il concetto. E in poco tempo sono certamente arrivati in testa alla graduatoria di coloro che hanno fatto della musica folk la loro bandiera.

La loro popolarità, da un anno circa, ha varcato i confini dell’America, dove i due sono nati, e li ha portati ai primi posti delle preferenze in quasi tutti i Paesi del mondo, non esclusa l’Italia che ha già visto l’affermazione di numerosi loro dischi. I loro successi, poi, si alternano a quelli di Cher come cantante solista e questo non fa che cementare maggiormente la fama e il prestigio che i due interpreti si sono creati.

In due anni, Sonny and Cher hanno creato una formula e un tipo di musica che fa centro ad ogni disco e il merito è soprattutto di Sonny che del duo è il cervellone, oltre che naturalmente l’autore di tutto il repertorio e in pratica anche l’arrangiatore.

La delicata voce di Cher, che in alcuni momenti arriva a toni altissimi di espressione e drammaticità, è stata ed è la chiave ideale per esprimere vocalmente tutte le innovazioni musicali di Sonny: il connubio è quindi perfetto. Logica quindi la loro affermazione.

Sonny and Cher si incontrarono per la prima volta nel 1964 in una sala di registrazione dove erano stati convocati, separatamente, per cantare come coristi per un complesso che doveva preparare un disco. Cher aveva allora 18 anni ed era destinata, nelle sue aspirazioni, a diventare attrice. Così, quasi per caso, a Phil Spector, l’arrangiatore del disco per cui i due erano stati chiamati, nacque l’idea di fare un duo. Sonny aveva già qualcosa di simile in testa e in poche settimane il proposito divenne realtà.

Sonny, il musicista e cantante di Detroit, e Cher, la deliziosa ragazza di origine indiana, formavano un duo che era destinato a diventare storico. Discograficamente i loro primi passi furono difficili. Infatti incisero dischi per diverse etichette ma nessuna di queste case discografiche credette in loro e ogni volta, dopo aver inciso un disco, venivano lasciati liberi.

Poi, finalmente, la grande occasione: uno show televisivo importante, una giusta cornice, il pezzo indovinato e il gioco era fatto. In una notte tutta l’America fu conquistata dal fascino di questi due ragazzi che agli occhi di tutti rappresentavano veramente qualcosa di nuovo e di inconsueto.

Ecco i titoli dei loro primi dischi: “Baby don’t go”, “The boy next door”, “Cause I’m in love with you”, poi finalmente “Just you”, il disco che li fa notare a tutti e successivamente il loro grande successo discografico: “I’ve got you babe”, le cui vendite in tutto il mondo assommano a qualche milione di dischi (e del resto la canzone ha avuto gran successo anche da noi dove si è imposta svariate settimane a “Bandiera gialla”).

Da questo momento la fama del duo non conosce limiti nè confini e ogni loro canzone diventa un best seller: “It’s gonna rain”, “What now my love”, e così via per non parlare poi di tutte quelle canzoni che Cher, con una continuità impressionante, porta al successo con la sua attività di cantante solista. E per dare un senso a tutto il discorso, basterebbe citare l’interesse e lo straordinario successo che sta ottenendo in tutto il mondo “Bang bang”, ossia l’ultimo disco della simpatica partner di Sonny.

Le carte d’identità di Sonny and Cher
(nella foto sopra )

Sonny Bono Cheryline Lapière
Nato a Detroit Nata a New Orleans
Il 14.3.1932 il 12.4.1946
Altezza 1,75 Altezza 1,74
Peso 75 kg. Peso 65 kg.
Occhi chiari Occhi marroni
Capelli castano chiari Capelli castano scuri

Le date di nascita pubblicate su “Giovani” non corrispondono a quelle riportate oggi da Wikipedia, rispettivamente 16.2.1935 e 20.5.1946

La storia del duo Sonny and Cher prosegue fino al 1975, quando i due divorziano. Sonny si dà alla politica e muore nel 1998 in un incidente di sci. Cher continua la sua carriera come solista fino ai giorni nostri, ma diventa anche attrice brillante di Hollywood.