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Archivio Editoriali - 20 Marzo 2021
a cura di Fiorenzo Pampolini

1971: LA CRISI DEL 45 GIRI. TRAMONTA IL SOGNO DI "UN DISCO OGNI ITALIANO"

Cari amici, “un disco ogni italiano”, questo slogan sembrava che potesse diventare alla fine degli anni ’60, la bandiera dell’industria discografica italiana. Quasi all’improvviso, nel 1970, non ha più trovato un’eco, e sono invece cominciati i gridi di allarme e le lamentele: “Il disco a 45 giri in crisi”, “Il 45 giri sta morendo”, “Tre milioni di dischi invenduti”, eccetera.

Nel 1969 in Italia erano stati venduti in tutto quasi 45 milioni di dischi; nel 1970 si pensava di arrivare intorno ai 50 milioni, appunto a “Un disco ogni italiano”. Verso ottobre, invece, al tirar delle prime somme, ci si accorse che l’annata stava andando male e che non solo non si sarebbe arrivati ai 50 milioni di dischi, ma non si toccavano nemmeno i 40 milioni che erano stati superati l’anno prima.

I più invenduti erano proprio i dischi a 45 giri, quelli che erano stati la forza dell’industria discografica italiana quando un disco di Morandi poteva raggiungere il milione di copie e quando anche il disco azzeccato di uno sconosciuto, come Mario Tessuto con “Lisa dagli occhi blù”, poteva toccare il traguardo delle 800mila copie.

Per fortuna mentre calava paurosamente la vendita del disco a 45 giri, si poteva registrare un discreto aumento delle vendite del disco a 33 giri (i grandi LP) e anche una rapida diffusione dei nastri delle “musicassette”. Piccoli e troppo lenti, comunque, questi aumenti per compensare le perdite che si subivano nel campo dei 45.

Dibattiti, inchieste giornalistiche, discorsi e convegni cercarono di spiegare il perché della crisi: si parlò di crisi generale dell’industria italiana, della concorrenza dei piccoli registratori che consentono ai ragazzi di registrare i programmi della radio e di risparmiare l’acquisto del disco, di dirottamento del gusto dei giovani verso altri consumi (vestiti, motorette, ecc.), di filodiffusione, di juke-box.

Si parlò della fine della stagione dei grandi festival musicali, un tempo grandi propagandisti del disco, chiaramente in ribasso, e naturalmente il discorso fu allargato al problema della qualità delle canzoni italiane, povere sia come parole, sia come motivi musicali rispetto alla concorrenza straniera. L’industria discografica arrivò a recitare il mea culpa anche per quanto riguardava i problemi della superproduzione e della distribuzione.

Cominciarono i primi ridimensionamenti; qualcuno chiuse addirittura l’attività; altri (come Celentano) rinunciarono a distribuire in proprio la produzione discografica, altri tentarono forme di razionalizzazione o di potenziamento, magari con l’apporto di sostegni dall’estero. Fino a novembre, in ogni modo, perdurava un certo pessimismo e una notevole incertezza sul da farsi.

Il successo di Canzonissima ha riportato un po’ di sorriso sui volti della gente del disco: le vendite dei molti 45 giri, soprattutto degli otto finalisti, hanno ripreso a salire e il buonumore sviluppatosi attorno allo spettacolo TV più popolare dell’anno ha ridato a tutti una boccata d’ossigeno. Poi è venuto il Festival di Sanremo e le canzoni dei vincitori sono entrate nella Hit Parade con buoni affari per alcuni gruppi.

Ma il Festival ha anche riaperto discussioni vecchie e nuove: alcune Case discografiche si sono ritirate dalla manifestazione, molti cantanti popolari non hanno voluto prender parte alla gara, c’è stata perfino una proposta di leggere per riorganizzare tutto l’ambiente dei festival di musica leggera.

Della crisi del disco si parla nel nuovo programma televisivo “Milledischi”, in onda 50 anni fa il venerdì in seconda serata, condotto da Renzo Montagnani e Mariolina Cannuli. Fra le novità di questa trasmissione, una speciale “Hit Parade” riferita non solo all’acquisto dei dischi, ma al loro ascolto durante la settimana, con l’indicazione anche dell’età dei telespettatori.

E a proposito di Hit Parade, vediamo la classifica dei 45 giri più venduti in Italia relativa a venerdì 19 marzo 1971, presentata in radio da Lelio Luttazzi. Su dieci canzoni, nove provengono dal Festival di Sanremo, unica eccezione “My sweet Lord” di George Harrison, al quinto posto.

Decimo posto per “La folle corsa” della Formula Tre, nono per “Come stai” di Domenico Modugno”, ottavo per “Rose nel buio” di Gigliola Cinquetti, settimo per “Com’è dolce la sera” di Donatello, sesto per “13, storia d’oggi” di Al Bano.

Al quarto posto c’è Adriano Celentano con “Sotto le lenzuola”, al terzo “Che sarà” di José Feliciano, al secondo “4 marzo 1943” di Lucio Dalla. Canzone regina è “Il cuore è uno zingaro”, vincitrice di Sanremo, interpretata da Nicola Di Bari.

Ed anche per oggi è tutto.
Buona settimana!

La foto della settimana

1961: Peppino Di Capri è ormai un affermato interprete della canzone italiana: deve il suo successo a un cocktail di vecchie canzoni della sua Napoli e “terzine”, melodia e rock and roll, ma sta per portare in Italia anche il twist: a fine anno uscirà il suo singolo “Let’s twist again”.