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Archivio Editoriali - 2 Marzo 2019
a cura di Fiorenzo Pampolini

SANREMO 1989 - SECONDA PARTE: TRENT'ANNI FA IL 39. FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA

Cari amici, riprendiamo quest’oggi il discorso sul Festival di Sanremo di trent’anni fa, che si svolse dal 21 al 25 febbraio, presentato da quattro figli di noti personaggi del mondo dello spettacolo, ovvero Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi.

La scorsa settimana ci siamo occupati delle due categorie degli Emergenti e dei Giovani, oggi iniziamo a parlare dei 24 Campioni, in ordine crescente di classifica, e lo facciamo con il loro stesso pensiero, secondo le interviste pubblicate a suo tempo dal Radiocorriere TV. Di seguito i cantanti dal 24esimo al 13esimo posto. La prossima settimana, i primi 12.

24. SERGIO CAPUTO (“Rifarsi una vita”)
Tutti a chiedermi perché sono andato a Sanremo, chi me lo ha fatto fare, e così via. Io non amo molto proporre la mia musica in TV, preferisco i concerti, però si devono fare questi benedetti passaggi televisivi, è la regola, e allora vengo a Sanremo, mi faccio i miei quattro passaggi tutti insieme e non se ne parla più.

23. GIGI SABANI (“La fine del mondo”)
Mi ha chiamato Toto Cutugno dicendomi che aveva il pezzo giusto per me. Il mio è stato un Sanremo di grande partecipazione. Mi sono calato completamente nel ruolo fin dal primo giorno. Per il Festival ho messo da parte il Sabani imitatore, presentatore, ecc., tanto che, se per assurdo, Aragozzini mi avesse offerto di presentare il Festival, avrei cortesemente rifiutato.

22. FRED BONGUSTO (“Scusa”)
Io non amo molto queste rassegne e soprattutto sono incapace ad esprimermi in tre minuti. Vengo dal night, intrattengo il pubblico per ore, lo faccio da trent’anni. Invece qui a Sanremo è la regola. Successe pure al grande Louis Armstrong, costretto a lasciare il palco perché il tempo a sua disposizione era scaduto.

21. EDUARDO DE CRESCENZO (“Come mi vuoi”)
Dal 1981, quando esordii con “Ancora”, un po’ di strada l’ho fatta, ma l’emozione è sempre quella di 8 anni fa. In questo festival, mi ritrovo con un piede ingessato a seguito di un incidente che ho avuto giocando a tennis. Problemi a parte, è il mio quarto Festival, e mi piace sottolineare che sono un interprete ed autore napoletano.

20. TULLIO DE PISCOPO (“E allora e allora”)
Tornare al Festival dopo il successo dello scorso anno non è stato facile. Il rischio è stato quello di lasciarsi condizionare dalle vendite di “Andamento lento”, ma io non amo ripetermi, e la nuova canzone è soltanto un aspetto meno ondeggiante della mia musica. Intanto, sta per uscire un nuovo disco, intitolato “Album”, con brani che rappresentano le tappe fondamentali della mia ricerca musicale.

19. ROSSANA CASALE (“A che servono gli dei”)
All’inizio non volevo andare a Sanremo ricordando paure e ansie degli anni passati. Ma poi, giorno dopo giorno, ho vissuto questo festival sempre più come un gioco. Il pezzo di Sanremo è un’anticipazione del mio album “Incoerente jazz”, incoerente perché se oggi il jazz è diventato sinonimo di cura maniacale dei suoni e di raffinatezze esterne, io sono per la semplicità e la verità del jazz delle origini.

18. GIGLIOLA CINQUETTI (“Ciao”)
Sanremo per me è uno di quegli amici che magari non frequenti assiduamente (in 25 anni di carriera, ci sono venuta “solo” 10 volte), ma che poi trovi sempre uguali e con cui riprendi i discorsi naturalmente, come se li avessi interrotti il giorno prima. Ora mi aspetta “Sanremo in the world” e poi una lunga permanenza in Germania, dove andrò ad incidere il mio nuovo album.

17. ENZO JANNACCI (“Se me lo dicevi prima”)
Beh, se me lo dicevano prima, io mica sarei andato lì a fare quelle robe che dopo due minuti finisce il playback e tu, dove sei sei, te ne devi andare. Veramente io di solito negli anni passati andavo al Club Tenco, dal mio amico Amilcare Rambaldi, ma quest’anno ho fatto l’altro Sanremo.

16. DORI GHEZZI (“Il cuore delle donne”)
Sono molto dispiaciuta, si è parlato solo del mio problema di gola, del polipo che non mi ha permesso di affrontare bene la mia canzone. Mi sono consigliata con Fabrizio (De André, n.d.r.), poi alla fine ho deciso di andare avanti, ho stretto i denti e ho cantato come ho potuto, purtroppo non benissimo.

15. RAF (“Cosa resterà degli anni ‘80”)
A livello personale dal dopo Sanremo (è la mia seconda partecipazione) mi aspetto molto, soprattutto da quello che il Festival diventa a riflettori spenti, ossia una macchina promozionale che brucia in fretta i vincitori e consente alle canzoni magari più nascoste di imporsi pian piano all’attenzione. La mia rientra sicuramente tra queste ultime, non ha una bellezza sfacciata, è appunto tutta da scoprire.

14. RENATO CAROSONE (‘Na canzuncella doce doce”)
A Sanremo ho incontrato il sassofonista del mio vecchio sestetto che non vedevo da 25 anni. E poi mi ha fatto molto piacere sentir dire da Elton John che gli unici dischi italiani che aveva in casa quando era bambino erano i miei e quelli di Marino Marini, il mio grande rivale degli anni ’50. Al Festival ho presentato una canzone divertente, nel mio stile, che spero verrà cantata.

13. GINO PAOLI (“Questa volta no”)
A Sanremo ci sono stati problemi, ma si deve riconoscere che Aragozzini, l’organizzatore, ha dovuto fare tutto in una quarantina di giorni, quando dice che il suo vero Festival sarà il prossimo, ha ragione. C’è stato poi il problema sollevato dai discografici, di una mia partecipazione dal vivo, una richiesta nata dall’amore per la musica e per le persone che la musica la fanno, per i quali il playback è umiliante.