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Archivio Editoriali - 2 Novembre 2019
a cura di Fiorenzo Pampolini

CANZONISSIMA 1959: FUSSE CA FUSSE LA VORTA BONA

Cari amici, questa settimana la nostra macchina del tempo ci riporta a 60 anni fa, quando era in pieno svolgimento l’annuale edizione di “Canzonissima”, il tradizionale torneo canoro di fine anno abbinato alla Lotteria di Capodanno, realizzato con la collaborazione di Verde e Wertmüller.

L’orchestra è diretta da Bruno Canfora, le coreografie sono di Don Lurio, il regista è Antonello Falqui. I conduttori e mattatori dello spettacolo sono Delia Scala, Nino Manfredi e Paolo Panelli. E’ una delle edizioni di maggior successo, Delia Scala passa con disinvoltura dal ruolo di presentatrice a quello di attrice, cantante e ballerina. Nino Manfredi si inventa il personaggio del barista ciociaro Bastiano, con la famosa battuta “fusse ca fusse la vorta bbona”.

Molto apprezzati anche i duetti canori, in cui i cantanti si alternavano nell’interpretazione della stessa canzone, degno di nota fu il duetto tra Wilma De Angelis e la debuttante Mina nella canzone “Nessuno”.

Il torneo prese il via il 21 di ottobre, e andò in onda ogni mercoledì, fino al gran finale che si svolse il 6 gennaio 1960 in diretta dal Teatro Massimo di Cagliari. Ne parleremo nelle prossime settimane. Le canzoni da mettere in gara sono scelte dal pubblico, ecco infatti cosa dice il regolamento:

Per la prima fase della manifestazione, il pubblico potrà esprimere le sue preferenze per qualsiasi canzone italiana depositata presso la SIAE entro il 30 settembre 1959, con esclusione delle canzoni classificate ai primi sette posti nell’edizione di Canzonissima 1958-59. Per la fase finale, la scelta del pubblico potrà essere operata soltanto fra le 14 canzoni che saranno trasmesse per radio e per televisione la sera del 23 dicembre 1959 e cioè, fra le 7 canzoni che nella prima fase avranno ottenuto il maggior numero di preferenze e quelle classificate ai primi 7 posti nell’edizione precedente.

Intanto, riportiamo qui di seguito una nota pubblicata all’epoca sul settimanale della RAI Radiocorriere TV, che racconta a modo suo l’originale modo di proporre le canzoni in gara, talvolta senza neppure far vedere l’artista che le interpretava.

In piena notte, quando la città dorme, gli autori di Canzonissima, inquieti, pensano a come potranno condire le sette canzoni votate dal pubblico per il prossimo spettacolo. Non che le canzoni siano malvagie, alcune si possono definire addirittura belle; comunque sono le canzoni che piacciono al pubblico, dal momento che si poteva votare tra tutte quelle uscite nell’ultimo cinquantennio.

Anche sui cantanti, nulla da eccepire; sono i più quotati sulla piazza. Ci sono i cantanti jazz, i melodici vecchio stile, i melodici nuovo stile, i melodici di stile intermedio, e ci sono perfino gli urlatori, in pattuglia compatta.

Con queste canzoni, e con questi cantanti, gli autori di Canzonissima non avrebbero avuto nessuna difficoltà a mettere su uno spettacolo musicale, e di prim’ordine. Ma sarebbe troppo facile, dopo avere chiamato Arigliano e Latilla, Cigliano e Dorelli, Miranda Martino e Wilma De Angelis, Betty Curtis e Mina Mazzini; dopo avere impegnato il maestro Canfora con tutti i suoi orchestrali; dopo avere sollecitato l’intero Paese a scendere in campo per votare le canzoni preferite sulle cartoline, imbastire uno spettacolo musicale.

E’ la prima idea che viene in mente a tutti: e per questo gli autori di Canzonissima la rifiutano. Dobbiamo dire che ce ne dispiace? La diffusione della musica leggera in Italia è ormai tale che se anche la Lotteria di Capodanno, pur conservando il suo spirito agonistico, non si trasforma in un’orgia di canzoni, non avrà a lamentarsene nessuno.

Le canzoni rimangono, è vero, anzi costituiscono sempre l’elemento primo della trasmissione; rimane il concorso, e rimane più viva che mai, la lotta fra i telespettatori per portare alle prime posizioni della classifica i motivi preferiti, inviando il maggior nuemro possibile di cartoline. Ma la tecnica della presentazione è sostanzialmente cambiata; e quella che era nata come trasmissione musicale si è venuta così trasformando in una rivista vera e propria, dove gli antichi intermezzi sono diventati dei “quadri”, mentre è toccato alle canzoni passare a una funzione di intermezzo: rivestite, spesso “truccate”, sceneggiate in modo da farci addirittura sparire la faccia del cantante.

Se ne avranno a male forse “i patiti”, che possono aver acceso l’apparecchio per vedere Joe Sentieri esibirsi in “Piove” e si trovano invece una fantasia di cartoni animati, con la voce del cantante in sottofondo; ma non avranno almeno a soffrirne le canzoni, che hanno tutto da guadagnare a essere risparmiate da una eccessiva “usura” del video.

Presentate così, fra una battuta e l’altra, arrangiate in modo diverso e magari capovolte in rock and roll, anche le canzoni più tristi, e sciupalacrime, finiscono col darci cinque minuti di divertimento.