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Archivio Editoriali - 19 Marzo 2011
a cura di Fiorenzo Pampolini

ADDIO NILLA. L'ULTIMO SALUTO ALLA REGINA DELLA CANZONE ITALIANA

Cari amici, rimandiamo alla prossima settimana la conclusione del discorso sui Camaleonti iniziato sette giorni fa, in quanto oggi vogliamo salutare una grande protagonista della canzone italiana che sabato scorso ci ha lasciato.

Per molti di noi, teen agers degli anni Sessanta, Nilla Pizzi era vissuta come un’interprete ormai fuori dal tempo, analogamente a molti nomi che erano stati protagonisti dei primi Sanremo degli anni Cinquanta. Ma oggi, occorre riconoscere che la “regina della canzone italiana” era una grande professionista, e il calo di popolarità tra i giovani nel periodo d’oro del 45 giri è da attribuire ad una serie di fattori, quali l’affermarsi in breve tempo di nuovi fenomeni musicali come lo yè-yè prima e il beat poi, o la nascita della canzone d’autore: fattori questi che, come ho già scritto nel mio libro Festival, portarono all’inizio degli anni Sessanta ad un totale ricambio generazionale dei big della canzone che mai più si ripeterà in così breve tempo.

Nilla cercò comunque di rimanere sempre al passo coi tempi. E noi vogliamo ricordarla con un’intervista che la brava cantante bolognese rilasciò al settimanale “Radiocorriere TV” nel 1968, quando lei era ormai vicina ai 50 anni e da qualche anno ormai era esclusa dai grandi eventi musicali di quel periodo.

In quel 1968, la Pizzi partecipa al Giro d’Italia come madrina, presiede alle cerimonie commemorative nelle caserme dei granatieri, canta per i bambini dell’asilo, interviene regolarmente ai concerti di beneficenza e alle feste di ogni Santo Patrono chiudendo le celebrazioni sacre con “Vola colomba” gorgheggiato su un fondo scoppiettante di fuochi d’artificio.

Nilla ora indossa la minigonna: I vecchietti ci rimangono male, lo sa – ammette con la sua voce pastosa e un po’ strascicata da emiliana – e protestano perché “Vola colomba” come la canto adesso non è più quella di una volta. Che diamine! Una volta era una volta, e oggi è oggi. Io mi uniformo alle esigenze del pubblico, che è il mio vero signore e padrone. E siccome il pubblico ormai vuole di tutto, io gli canto di tutto: da “Vola colomba” a “La bambola”. Canto anche il jazz, se me lo chiede e pure gl’inni rivoluzionari messicani. Ho un repertorio così vasto che posso accontentare tutti: da quelli sopra gli ottant’anni a quelli sotto i dieci.

E alla domanda se abbia ancora significato una canzone come “Grazie dei fiori” in tempi nei quali non soltanto nessuno ringrazia più, ma sta anche scomparendo l’uso di mandare fiori, Nilla risponde: Qualunque cosa ha significato se la si fa in un certo modo: e io faccio tutto un po’ beat. Di conseguenza i giovani impazziscono per me e pretendono che gli firmi l’autografo sulla fronte, sulle braccia, sul petto. Buffi questi ragazzi d’oggi: arrivano sempre con l’aria scettica, pronti a criticare la Pizzi sdolcinata e romantica. Ed ecco che ti trovano una Pizzi urlatrice, con tutte le gambe in mostra. Un effettone, veh.

Alla cantante, appena tornata da una tournée in America con Amedeo Nazzari, Ninì Rosso, Achille Togliani e Wilma De Angelis, la giornalista chiede se a Torino, città della sua gloria, non torna più. Come no? – risponde lei – Ci sono tornata soltanto poco tempo fa. E’ una storia divertente, ora gliela racconto. Un giorno mi telefona da Torino un collega, Oscar Carboni, chiedendomi: “Nilla, hai voglia di venire qui ad  una serata come ospite d’onore? Devi solo farti vedere e sorridere, noi ti rimborseremo le spese”. C’era da prenderlo a schiaffi: a me il “rimborso spese”? Caro mio, rispondo, io vengo, canto e voi mi pagate per quello che faccio. Cantare è il mio mestiere, le pare? Dopo un certo tira e molla, mi scritturarono per la serata: ebbene, ci crede?, è stato un tale trionfo che il proprietario del locale mi ha voluta di nuovo per il 15 maggio e di nuovo abbiamo fatto il “tutto esaurito”.

E non rimpiange i suoi bei tempi, quando viveva nella leggenda e al suo passaggio si formavano ingorghi di traffico? Io? Se mi dicessero che devo tornare a quei tempi là, guardi, piuttosto mi sparo. Io vivo benissimo in quelli attuali, di tempi: per me ieri è sempre triste, mentre oggi è bello. Il domani, poi, è addirittura elettrizzante. Al passato, benchè sia morto e privo d’interesse, mi piace pensare ogni tanto, solo perché ho l’abilità di dimenticare le cose tristi e rammentarmi quelle allegre.

E concludiamo questo nostro saluto alla grande Nilla con un ricordo di un suo coetaneo, il fisarmonicista di Predosa Aldo Gasparino, 91 anni. La Pizzi e Gasparino – come scrive il quotidiano “Il Secolo XIX” – facevano parte dell’orchestra RAI di Torino diretta dal maestro Cinico Angelini, che suonava le canzoni di Sanremo al tempo di "Papaveri e papere”. Gasparino è l’ultimo ancora in vita dei 19 elementi di allora. Il primo approccio professionale – racconta Gasparino – avvenne nel 46/47, ci esibivamo insieme al Cristallo di Torino in via Roma, era una delle sale da ballo più eleganti della città. Il ricordo più bello risale al 1949 quando Nilla ci portò tutti a conoscere la sua famiglia, a 20 chilometri da Bologna, dove papà e mamma, amici e parenti ci aspettavano alle due di notte per rifocillarci con dolci e panini. Nilla regina della canzone e nella vita. Era proprio una bella persona.

Addio Nilla! L’ultima grande emozione ce l’hai regalata l’anno scorso sul palcoscenico di Sanremo in quel Festival che ti ha visto tante volte protagonista e vincitrice, intonando “Vola colomba”. Ed ora, mentre La luna si veste d’argento, e mentre le papere ammutoliscono in mezzo ai papaveri, noi ci permettiamo di prendere a prestito i versi della tua canzone più nota per salutarti così:

Grazie, Nilla, grazie dei fior, e addio per sempre addio senza rancor!.