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Archivio Editoriali - 17 Luglio 2021
a cura di Fiorenzo Pampolini

LUGLIO 1971: ADDIO AL FESTIVAL DI NAPOLI. LA POLIZIA SOSPENDE IL FESTIVAL E PONE I SIGILLI AL TEATRO.

Cari amici, alle ore 17 del 1° luglio 1971, il presentatore Enzo Berri, noto nelle piazze del Sud, che attende 12 mesi la grande occasione per un contributo sulla RAI TV, sale sul palco per annunciare, con tre ore di ritardo, la prima prova generale del Festival di Napoli 1971. Questo il suo annuncio: “Dal Teatro Mediterraneo in Napoli, ha inizio la 19esima edizione del Festival della Canzone Napoletana organizzata dall’Ente Salvatore Di Giacomo e dall’Ente della Canzone Napoletana. Presentano Daniele Piombi e Aba Cercato”.

In platea e nelle sale adiacenti serpeggia un nervosismo che il cantante Mario Trevi traduce in sonori pugni sul tavolo. Motivo: l’ordine di presentazione delle canzoni nelle prime due serate. A giudizio degli interpreti, infatti, è importante non essere i primi ad uscire: le esecuzioni d’apertura, dicono, si dimenticano subito. Non è vero, ribattono gli organizzatori, molte delle canzoni di apertura sono entrate in finale in passato. Comunque, il Festival sarebbe stato aperto dalla canzone di Migliacci e Mattone “Frennesia” che qualcuno già dava “sicura” e che aveva come interpreti i Cockers e Peppino Di Capri.

L’impasse sull’ordine di entrata in palcoscenico si verifica puntualmente ogni anno, ma questa volta sembra provocare reazioni eccessive: segno che su tutta la manifestazione aleggia una tensione non certo attutita da minacciosi telegrammi anonimi che annunciano azioni di disturbo, perfino incendiarie e dinamitarde. Per di più, il giorno prima era stato presentato un esposto al magistrato in cui si chiedeva la sospensione del Festival per presunte irregolarità nei metodi di scelta delle canzoni, e inoltre il sindacato UIL-Spettacolo aveva rivolto alla cittadinanza un appello che reclamava la “moralizzazione” della sagra canora napoletana. Insomma, la protesta contro il “potere canoro costituito” si è dimostrata particolarmente vivace e forte di iniziative, persino davanti al giudice.

Qualche ora prima che il povero Berri desse il suo “platonico” via alla prova generale del Festival, i carabinieri del nucleo di Fuorigrotta (nella cui giurisdizione rientrano sia il Teatro Mediterraneo che la Sede RAI di Napoli) chiedevano, per ordine del sostituto procuratore della Repubblica dottor Klogh, il sequestro dei verbali della commissione giudicatrice e l’intera documentazione allegata. Così, sotto gli occhi degli ignari cantanti, intorno alle ore 18, le prime telecamere cominciano a prendere alla chetichella la via del ritorno in sede.

A questo punto, la cronaca del Festival diventa la cronaca di un’agitazione che ha raggiunto momenti di altissima tensione: il questore ordina, per motivi di ordine pubblico, la sospensione di ogni manifestazione al Teatro Mediterraneo, ai cui cancelli la polizia pone i sigilli. Contemporaneamente si sviluppa la protesta dei cantanti e degli orchestrali, la cui amarezza è ben comprensibile. E via con i blocchi stradali, l’occupazione simbolica del Centro TV fino alle 6 del mattino, il braccio di ferro con le autorità di polizia e con il direttore della sede RAI per la revoca dei provvedimenti presi, l’esasperazione degli editori e dei discografici che facevano ammontare a molti milioni le spese già sostenute per l’organizzazione del Festival e per le decine di migliaia di dischi già pronti per essere immessi sul mercato.

Infine, l’arrivo in persona del questore di Napoli Alianello che tenta di placare gli animi facendo opera di convincimento e di mediazione. La RAI, alla fine, riceve a Roma, su loro richiesta, i rappresentanti dei cantanti e degli organizzatori. Ai cancelli del Teatro Mediterraneo, presidiato dalla polizia, un capannello di curiosi commenta variamente l’accaduto: “Il Festival è morto sotto la carta bollata”, diceva uno. “Sì, ma la vera canzone napoletana non la seppellirà mai nessuno”, rispondeva un altro. “Morto un Festival, se ne fa un altro”, aggiunge un’altra voce.

Intanto, una camionetta della polizia, proveniente da via Marconi, dove ha sede la RAI, trasporta all’ospedale Vittorio Esposito, detto “Belmondo”, capo-claque di tutti i festival: ha ingerito per protesta un tubetto di barbiturici e si è accasciato tra le braccia di un agente. Ogni tanto, ai giornalisti, pervengono notizie sullo stato d’assedio posto dai cantanti alla sede della TV: Mirna Doris è stata ferita, Luciano Rondinella è stato colpito dal pugno di un dimostrante, Mario Da Vinci sta arringando e minaccia azioni di forza, Nunzio Gallo è a colloquio col Prefetto, infine Angela Luce (che sta per apparire in TV come attrice in “La signora cambia pelle”) è penetrata di forza nell’ufficio del direttore della sede RAI di Napoli per chiedergli la trasmissione immediata in diretta del Festival.

Alle 21,15 del 1° luglio, quando i telespettatori si sintonizzano sul Secondo Programma, l’annunciatrice di turno appare in video per informare dell’improvviso cambiamento del palinsesto, e Napoli dà così un movimentato e inatteso addio al suo Festival.

Lo spettacolo mancato avrebbe offerto la presentazione di 24 nuove canzoni interpretate da una nutrita pattuglia di cantanti napoletani ma anche da artisti provenienti da altre zone del Paese. Tra i primi, ci sarebbe stato Sergio Bruni, che l’anno prima rifiutò di esibirsi sulla piazzetta di Capri per non essere disturbato dal viavai dei camerieri, e poi avrebbero partecipato Nino Taranto, Gloria Christian (nata a Bologna, ma ormai naturalizzata napoletana), Nunzio Gallo, Mario Abbate, Gianni Nazzaro, Tony Astarita, Giacomo e Luciano Rondinella, Mirna Doris, Nino Fiore, Mario Merola. Tra i giovani, oltre ai già citati Cockers, figurano i nomi di Rosy Pomilia, Nunzia Greton, Gloriana, Salvatore Zinzi, Antonio Buonomo e Mario Da Vinci. Da “fuori Napoli”, sono arrivati Fred Bongusto, Al Bano, Nico Fidenco, Ombretta Colli, Michele, Robertino.

 

La foto della settimana

Giugno 1971: foto di gruppo per alcuni cantanti in gara alla 19esima edizione del Festival di Napoli. Sorridono, ignari di quello che succederà a poche ore dall’inizio della prima serata. In piedi, da sinistra a destra, ecco Mario Da Vinci, Rosy Pomilia, Salvatore Zinzi, Antonio Buonomo, Mario Merola e Nunzia Greton. Alla guida del “sulky” ci sono Gloriana e Mirna Doris. (Foto da Radiocorriere TV)