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Archivio Editoriali - 14 Maggio 2022
a cura di Fiorenzo Pampolini

MAGGIO 1982: IL RAGAZZO DELLA VIA GLUCK. UN LIBRO DI LUDOVICA RIPA DI MEANA E ADRIANO CELENTANO

Cari amici, oggi la nostra macchina del tempo ci riporta indietro di 40 anni: siamo a maggio 1982. Adriano Celentano, da pochi mesi uscito con il suo ultimo album “Deus” (400mila copie vendute), è anche protagonista di un libro scritto con Ludovica Ripa di Meana, il cui titolo è in puro stile “celentanesco”: “Il Paradiso è un cavallo bianco che non suda mai”, edito da Sperling & Kupfler, 247 pagine. Ce ne parla Roberto D’Agostino in un lungo articolo pubblicato sul Radiocorriere TV dell’epoca, che qui di seguito abbiamo riassunto.

Ogni disco di Celentano è un record di vendite (dall’inizio della sua carriera al 1982 ne ha venduto 55 milioni di copie), ogni suo spettacolo registra immancabilmente il tutto esaurito (durante la sua ultima tournée ha radunato 800mila adoratori), ogni film che fa incassa miliardi di lire (secondo i rilevamenti della Borsa Film, “Il bisbetico domato” con i suoi prevedibili 20 miliardi d’incasso risulterà il film italiano che in assoluto ha guadagnato di più).

Nel libro che abbiamo citato, Celentano racconta di sé, di sua madre (“la mia montagna, una donna saggia cui piaceva il rock, una matriarca pugliese che ci ha tenuto insieme, noi quattro figli, ci siamo reciprocamente amati moltissimo”), dei ragazzi della via Gluck, dell’amore non consumato con Milena Cantù, della sua filosofia di vita.

Parla naturalmente anche della moglie Claudia Mori, con la quale sta insieme da 18 anni. “Mi sono reso conto – dice – che anche la coppia più bella del mondo, la nostra, quella della nostra canzone, può spezzarsi. Così adesso sono persino contento che lei sia tornata a lavorare, che faccia qualcosa per rompere quella vita che le era diventata noiosa, insopportabile. La canzone che ha cantato a Sanremo “Non succederà più” è stata anche prima in classifica, è un successo, se è contenta lei, devo sforzarmi di esserlo anch’io.

“Il libro è emotivamente forte perché Celentano ha fatto come un’apnea dentro di sé” osserva la Ripa di Meana. Ed è lo stesso Celentano a raccontare come lo abbia convinto a fare il libro con lei. “Sono sempre stato contrario a queste cose, per anni gli editori mi hanno fatto inutilmente proposte. Mi ha convinto solo Ludovica: ci siamo visti una sera per farmi un’intervista a “L’Europeo”.

Voleva stare quindici giorni con me, seguire la mia vita di lavoro e la mia vita privata, come fanno in America i personaggi importanti. Ma io non sono un personaggio importante. Io sono Celentano, sono unico, e le ho detto che era un po’ matta e che non era possibile. E allora si è accontentata di parlare per una sera, poi mi ha chiesto “Facciamo un’altra sera?”. E così’ abbiamo parlato due sere, ed è venuto fuori un articolo bello che ha fatto successo, e sono arrivate delle proposte per fare un libro. Ma io non volevo farlo. Poi ci ho ripensato, e allora le ho detto “Tu comincia a scrivere e poi vediamo”. E così, dopo otto mesi di incontri-confessione, qualche volta nella casa milanese, qualche volta nella suite dell’Hotel Hilton di Roma, è nato il libro.

Riportiamo qui di seguito un capitolo del libro, dove Adriano Celentano ricorda la sua infanzia in quella via Gluck che nel 1966 lo ha ispirato per il suo pezzo sanremese “Il ragazzo della via Gluck”.

“I giochi che facevamo, con gli amici della via Gluck, erano abbastanza semplici perché d’estate noi stavamo sempre a piedi nudi, nella strada. Scendevamo dal letto e continuavamo come se la strada fosse tutta un letto. E, quindi, questa era una cosa che ci riempiva già di gioia. Mi ricordo che il fatto di essere a piedi nudi, mi dava una calma e una serenità tale, che sentivo, che avvertivo questa calma, non sentivo la necessità di scatenarmi in qualche gioco e, quindi, stavo lì. Magari, appoggiavo il piede contro il muro, parlando del più e del meno, di un discorso anche che non aveva senso, tanto per stare così, e per godere quel contatto con la terra. Specialmente nelle giornate d’estate, no?

E poi, naturalmente, quasi sempre alla sera, giocavamo al pallone, oppure giocavamo spesso alla lippa, oppure giocavamo ai giardinetti, giocavamo a fare la lotta, a correrci dietro, e una cosa che facevamo spesso, era di andare a rubare la frutta, di rubare le pannocchie, queste cose qua.

Con i treni, giocavamo. Quando ero ancora più piccolo, mi ricordo, eravamo io, Sergio Cavagnera e Romano Scuratti, che abitava al secondo piano, sopra di me. Allora, andavamo a casa sua e da lì si vedeva tutta la stazione, si vedevano tutti i treni che arrivavano, che partivano, quelli in deposito, e dicevamo: “Quel treno lì è mio”. “No, questo è mio”. “Non questo, quello è il tuo”. E tante volte si litigava, perché loro volevano un treno che io non gli volevo dare. Comunque, gli amici della via Gluck, insomma, io me li ricordo tutti.”

Così Ludovica Ripa di Meana, 49 anni, nonna da sette, già collaboratrice di Zeffirelli e Brusati, regista TV (Odeon e spettacoli di prosa), da tre anni redattrice dell’Europeo, è riuscita con straordinario talento a dischiudere il mistero Celentano. Un libro che è stato un successo istantaneo. La prima tiratura, 45mila copie, è quasi sparita dalla circolazione.

Ed anche per oggi è tutto.

Appuntamento a sabato prossimo!

Buona settimana!

La foto della settimana

Adriano Celentano sulla copertina del libro scritto con Ludovica Ripa di Meana, e con la moglie Claudio Mori (foto da Google Immagini)