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Archivio Editoriali - 13 Marzo 2021
a cura di Fiorenzo Pampolini

SANREMO 1971 AL BOTTEGHINO E 50 ANNI DOPO VINCE IL ROCK DEI MANESKIN

Cari amici, nella prima settimana post Sanremo di 50 anni fa, il mercato del disco ha assorbito mezzo milione di copie della canzone vincitrice “Il cuore è uno zingaro”: 200 mila incisioni di Nada e 300 mila di Nicola Di Bari, balzato contemporaneamente al primo posto della Hit Parade del 5 marzo nella quale figuravano in classifica altre tre canzoni provenienti dal Festival, ovvero “Che sarà”, “4 marzo 1943” e “Sotto le lenzuola”.

Dal momento che il mercato attraversa un momento delicato, i discografici non hanno saturato prima del Festival i negozi. L’unico che non ha rispettato questa prudenza è Celentano il quale, sicuro di avere una vasta e affezionata clientela, ha messo in circolazione alla vigilia di Sanremo quasi 300 mila dischi e ciò gli ha consentito di vendere prima che i negozi venissero riforniti sulla scorta della classifica finale.

L’exploit di Dalla, per esempio, ha colto di sorpresa parecchi negozianti i quali non avevano previsto il successo del brano presentato dal cantautore bolognese. Di conseguenza appena finita la rassegna ligure, nei negozi abbondavano i dischi di Celentano e di Nicola Di Bari mentre scarseggiavano quelli di Dalla e di José Feliciano. Per tutta la settimana, alla RCA, la Casa discografica romana che ha piazzato ai primi tre posti quattro dei suoi artisti (Di Bari, Nada, José Feliciano e Lucio Dalla) si è lavorato per soddisfare le richieste di “4 marzo 1943”.

“In questi giorni – ha detto un funzionario – vengono stampati 110 mila dischi ogni 24 ore dei quali 40 mila sono della canzone di Dalla”. Ogni cantante, come interprete, percepisce 4 milioni e mezzo di lire per 100 mila dischi, equivalenti al 6% del prezzo di vendita al pubblico su ciascuna copia.

La conferma del successo riportato dalla canzone “4 marzo 1943” è data anche dalla casa Ricordi che nella classifica dei dischi più venduti dai suoi artisti pone al primo posto l’Equipe 84, partner di Lucio Dalla, seguita da Donatello, dai Dik Dik e dai Mungo Jerry.

Nell’ambito dell’altro grosso complesso industriale presente a Sanremo, la CBS Sugar, Don Backy con “Bianchi cristalli sereni” precede nella graduatoria delle vendite Caterina Caselli, Gigliola Cinquetti, Gianni Nazzaro e Marisa Sannia. Tranne José Feliciano, tutti gli altri artisti stranieri scesi in gara a Sanremo non hanno fatto centro. Alle vendite sanremesi va aggiunta quella di Orietta Berti, che dopo il Festival ha inciso una sua versione de “L’ora giusta” portata in gara a Sanremo da Edda Ollari e Lorenza Visconti e che avrebbe già raggiunto le 100 mila copie.

Pur considerando le buone vendite fatte registrare nella prima settimana dalle tre canzoni premiate, alcuni negozianti rilevano una flessione rispetto al dopofestival 1970. E già ci si sta preparando per l’Eurofestival, programmato a Dublino per il 2 aprile 1971, dove l’Italia sarà rappresentata dal vincitore di Canzonissima Massimo Ranieri con la canzone “L’amore è un attimo”.

Intanto i due vincitori del Festival riflettono sulla loro carriera che li ha portati alla vittoria di Sanremo. Nada Malanima, nata a Gabbro (Livorno) il 17 novembre 1953, altezza 1,63, peso kg. 45, dice: “La mia carriera è stata meno fulminea di quanto si creda. Devi crescere, mi ripetevano, e il tuo turno verrà di certo. Poi ho trovato chi mi ha saputo capire, consigliare, ed è venuto il primo successo, poi il secondo, poi un periodo di stasi. Qualche giornale mi dava già per spacciata, ma ho saputo resistere e perfino rinunciare a film cui non credevo (volevano farmene fare uno dal titolo “Ma che freddo fa”).

Nada si dichiara molto felice ma dice di non essere cambiata, di amare ancora Paperino e di piangere al cinema (“ci vado apposta”). Siamo gente semplice noi: mio padre fino a qualche tempo fa vangava la terra e mia madre andava al mercato a vender polli.

L’altro vincitore Michele Scommegna, in arte Nicola Di Bari, ha 30 anni, è nato a Zapponeta (Foggia), ultimo di 10 figli, ex manovale, sposato, ha una bambina di 3 anni e una casetta a San Maurizio al Lambro, vicino a Milano. Quando José Feliciano giunse a Sanremo, Nicola fu travolto dalla commozione nel sentirlo cantare durante le prove e gli gridò: “Sei un dio”. Come spiega ora essere arrivato prima del “dio”? “Che ne so – confessa – io di fronte a Feliciano non sono proprio nessuno, lo penso veramente e l’ho gridato.

Cosa provo oggi a 10 giorni dalla vittoria? Non so, non ci sono ancora abituato a queste cose, non mi ci abituerò mai. Ho fatto troppa fame, non ce l’ho più nello stomaco ma nel sangue, come si fa a diventare big in queste condizioni? Diciamo che mi sento come un ciclista che ha avuto la fortuna di vincere una volta il Giro d’Italia”.

E con un balzo in avanti di 50 anni, torniamo ai giorni nostri: intanto, visto che abbiamo citato Nada, vogliamo fare i complimenti a Tecla Insolia, che l’anno scorso era tra le Nuove Proposte del Festival e che è stata poi la protagonista della fiction sulla biografia dei primi anni della cantante toscana trasmessa da Raiuno il 10 marzo scorso.

E poi, due parole sul Sanremo che si è concluso la scorsa settimana. Ci sono state polemiche infinite se fosse giusto o meno fare il Festival, e su questo io credo che, senza pubblico e con un teatro trasformato in uno studio televisivo, e rispettando nel contempo le rigide norme di sicurezza, non c’era motivo per far saltare il Festival, così come si giocano le partite di calcio e si mandano in onda altri spettacoli televisivi.

Poi ci sono state le polemiche di tutti gli anni, in particolare sui social è partita la solita crociata contro il Festival che, a mio avviso, ha offerto come ogni anno un grande – troppo grande – spettacolo televisivo con quattro sere da quasi cinque ore di durata e l’ultima serata, la finale, che ha sfiorato le sei ore di diretta iniziando alle 20,50 e concludendosi alle 2,40.

Quanto alle canzoni in gara, personalmente me ne sono piaciute poche, ma questo credo faccia parte di un normale avvicendamento dei gusti da parte delle persone. Tra i big, c’erano nomi assolutamente sconosciuti ai più, ma che godevano del successo streaming sui social, con centinaia di migliaia di visualizzazioni, che sono poi il metro di misura per stilare oggi le Hit Parade. Questo cast ha consentito di avvicinare al Festival anche molti giovani.

Infine i vincitori. I Maneskin sono bravissimi e mi piacciono molto, ma pur riconoscendo loro il coraggio di aver portato a Sanremo il rock puro e duro, devo dire che personalmente li preferisco molto quando stemperano il rock con la melodia come nel caso di uno dei loro primi singoli “Torna a casa, Marlena”. Complimenti comunque ai giovanissimi vincitori, ai secondi classificati Fedez e Francesca Michielin, e al terzo classificato Ermal Meta.

Tra le artiste a noi più care, intendo noi diversamente giovani, non si può non citare l’umiltà, la simpatia e le immutate doti canore della 77enne Orietta Berti, che si è rimessa in gara dopo 29 anni, e la presenza scenica con ancora un pizzico di sensualità della 86enne Ornella Vanoni, che non era in gara, ma che ci ha deliziato non solo con un medley dei suoi più grandi successi, ma anche con il suo nuovo e stupendo singolo “Un sorriso dentro al pianto”.

Non possiamo non citare i padroni di casa Amadeus e Fiorello, una coppia che funziona molto bene sul palco, anche se talvolta, il bravissimo showman siciliano è andato un po’ troppo sopra le righe allungando i già interminabili tempi di durata delle cinque serate.

La foto della settimana

Marzo 1971: Lelio Luttazzi è tornato a presentare ogni venerdì alle 13 sul Secondo Programma radiofonico la “Hit Parade” della settimana. Il maestro e showman triestino era stato allontanato dalla RAI nel 1970 a seguito di un guaio giudiziario che si è rivelato poi essere un errore. (Foto dal Radiocorriere TV)