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Archivio Editoriali - 13 Febbraio 2021
a cura di Fiorenzo Pampolini

ASPETTANDO SANREMO 1991. L'INTERVISTA A PINO DANIELE, AUTORE DELLA CANZONE DELLA BERTE'

Cari amici, esattamente trent’anni fa era in preparazione – come oggi – il Festival di Sanremo, la cui 41esima edizione si sarebbe poi svolta dal 27 febbraio al 2 marzo. Mentre si sta mettendo a punto la lista dei cantanti in gara, il Radiocorriere TV intervista Pino Daniele, autore della canzone portata in gara da Loredana Berté (“In questa città”).

“Loredana Berté è na brava guagliona, esordisce Pino, ha forza e passionalità, due caratteri che contano più della bellezza. Mi ricorda un’altra donna dello spettacolo, Anna Magnani, alla quale ho dedicato ‘Anna verrà’. Hanno in comune un modo di essere donna che è tutto mediterraneo, da proteggere come fatto culturale. Per Loredana ho scritto “In questa città”, la canzone che presenterà a Sanremo, e insieme stiamo preparando l’album che uscirà in primavera”.

Perché Pino Daniele scrive canzoni per i colleghi che vanno a Sanremo, anziché partecipare al Festival? “Non sono un cantante da competizione, non riuscirei ad entrare in gara, la musica non è per chi corre più forte. Poi non cerco la popolarità, ma la notorietà. Sono contento di quello che ho, quando parlo e quando suono non penso mai a salvare Pino Daniele commercialmente, cioè Pino Daniele come affare.”

“Io sono uguale a sedici anni fa, quando mi sono sposato con Dorina. Oggi ho due figli, sono cresciuto tecnicamente ma il resto è uguale. Prima andavo a provare in una grotta giù alla Sanità e adesso ho una sala vicino a casa. Sono migliorate le condizioni, ma la vita è la stessa. La famiglia, il lavoro, ma tutto più frenato dopo che sono stato male. C’è gente che lavora dieci volte più di me e in cambio non ha niente. Ecco perché mi considero un fortunato”.

E San Gennaro? “Ultimamente ci siamo un po’ allontanati. Non so che sta facendo, ma non mi sembra tempo di miracoli.” Eppure, un piccolo miracolo deve averlo fatto il santo a Pino Daniele se il malanno al diaframma che aveva messo in pericolo la sua possibilità di cantare, è stato completamente risolto.

“Mi credevo indistruttibile, fumavo 50 sigarette al giorno, bevevo, facevo una vita scombinata. Ora è tutto superato, sto bene, la musica fa miracoli”. Gli sono rimasti i capelli bianchi, “ma li ho sempre avuti, ne sono fiero, fanno parte della mia vita e mi aiutano a sentirmi come sarò da vecchio oggi che sono ancora giovane”.

Così, a 35 anni, lo scugnizzo del blues partenopeo si è fatto adulto, è diventato “Un uomo in blues”, come dice il titolo del suo ultimo album in vetta alla Hit Parade, senza allontanarsi d’un passo dalla sua Napoli.

“Più che una città, Napoli è uno stato d’animo, un sentimento. È come una “femmena” che si continua ad amare anche quando ti tradisce, quando ti dimostra che non ha più cuore. In Francia ho trovato il filo che nei secoli passati legava Napoli a Parigi e Vienna. Ho ascoltato dischi arabi e algerini. A Marsiglia ho visto suonare gruppi orientali e mi è capitato di ascoltare cantanti che sembravano Merola e Murolo, però erano arabi”. Un Sud ideale legato dalla musica e con tanta voglia di America, almeno nei suoni.

“Sono nato con le canzoni americane, qua sono di casa e questa musica si è mischiata alla nostra anche se il blues e il rock non mi hanno mai allontanato da “O sole mio”. Pino è così, da quando a dieci anni, scugnizzo dei quartieri spagnoli, si fece prestare la chitarra per fare l’orchestrale nei clubs del porto. Ed è così oggi, giovane con i capelli bianchi e due figli adolescenti, Alessandro e Cristina, pronto a portare il suo blues partenopeo in giro per l’Europa con ostinazione.

Da parte sua, Loredana Berté si dice orgogliosa di collaborare con lui. “È uno degli artisti che amo di più al mondo, e questa volta mi affido completamente alla musica. Non vi aspettate quindi una Berté che va al Festival per fare follie (il riferimento è all’edizione 1986 quando si era presentata all’Ariston con un finto pancione, simulando una gravidanza che aveva suscitato notevoli polemiche sulla stampa, ndr): sono cambiata, finalmente sono diventata una signora”.

L’avventuriera del rock, a 41 anni sembra aver trovato quella saggezza che ha rincorso ed evitato per tutta la vita. Negli ultimi tre anni, di lei si è parlato per i fatti della sua vita: prima le sue nozze con il tennista svedese Bjorn Borg, “me ne sono innamorata perché era un uomo solo, sperduto, in cerca di affetto”. Dalla lontana Svezia arrivano notizie contrastanti sulla coppia, “gli svedesi non mi perdonano di essere bruna e di non avere gli occhi celesti”.

Ma la coppia Borg-Berté resiste alle maldicenze e si rimbocca le maniche: il tennista decide di ritornare all’attività sportiva, e Loredana ritorna alla canzone. Ed eccola a Sanremo, in gara come sarà in gara anche il suo amico Renato Zero, compagno di scorribande negli anni ’70 e di canzoni da quando “Hair” rappresentava il massimo della provocazione teatrale. Fino a quel momento, Loredana era stata soltanto una bella ragazzina approdata come tante da Bagnara Calabra, con una famiglia difficile alle spalle, una sorella, Mia Martini, piena di talento musicale. Poi la grinta e il successo, ed ora punta ancora una volta sul Festival di Sanremo.

E prima dei saluti, vi ricordo che il sabato alle 12 (e in replica la domenica alle 15) su “Radio fra le note” è in onda il mio programma “60, 70, 80VOGLIA DI HIT PARADE”, con le classifiche dei 45 giri più venduti negli anni 60, 70 e 80. La radio si può ascoltare sul sito www.radiofralenote.it. Le prime puntate della trasmissione sono anche caricate nella sezione “Multimedia” del nostro sito.

Ed anche per oggi è tutto. Appuntamento a sabato prossimo.

Buona settimana a tutti!

La foto della settimana

Febbraio 1991: Loredana Bertè si prepara per il Festival di Sanremo, dove porterà in gara una canzone composta per lei da Pino Daniele “In questa città”. (Dal Radiocorriere TV)