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Archivio Editoriali - 11 Gennaio 2020
a cura di Fiorenzo Pampolini

CANZONISSIMA 1969-70: IL NUOVO ARRIVA DAL SUD: MASSIMO RANIERI, ROSANNA FRATELLO E TONY ASTARITA

Cari amici, sono tre i nomi nuovi (o quasi) che si propongono all’attenzione nel bilancio dell’edizione 1969-70 di “Canzonissima”: Massimo Ranieri, Rosanna Fratello e Tony Astarita. Li conosciamo meglio rileggendo un articolo di Antonio Lubrano sul Radiocorriere TV dal quale stralciamo alcune note.

Forse non si esagera sostenendo che Massimo Ranieri appare come il vero vincitore di “Canzonissima”. Le venti giurie del 6 gennaio 1970 gli hanno attribuito soltanto un punto in meno di Morandi (117 e 116), mentre Villa ne ha raccolti appena 83.

Il 3 maggio 1970 questo simpatico ragazzo napoletano compie vent’anni. Quando nacque si chiamava Gianni Calone, ed era soltanto uno degli otto figli di un operaio dell’Italsider di Bagnoli. Poi divenne Gianni Rock e infine nel 1966 il noto chitarrista Mario Gangi lo presentò ad Enrico Polito, autore di canzoni, talent-scout e oggi produttore del nuovo idolo.

Ranieri è un cantante che si porta dietro le spalle un’infanzia dura, tipica di molti scugnizzi: garzone di vinaio, di parrucchiere, di bar, strillone e una dozzina ancora di tipici mestieri. Dopo il debutto a “Scala Reale” (la “Canzonissima” 1966-67), Ranieri vince il girone B del Cantagiro nel 1967 con “Pietà per chi ti ama”, e dopo due Sanremo, torna al Cantagiro nel 1969 tra i big e sbaraglia tutti con “Rose rosse”. Ed ora, eccolo a “Canzonissima” con “Se bruciasse la città”.

Il personaggio ha fatto centro, intorno a lui si rinnovano quelle manifestazioni di entusiasmo che caratterizzano le esibizioni dei divi della canzone. E una conferma gli arriva subito dal cinema: un regista come Mauro Bolognini lo chiama a interpretare il ruolo di Metello, nel film tratto dall’omonimo romanzo di Vasco Pratolini.

Di Ranieri come persona colpiscono la spontaneità, la franchezza, il sorriso, il profondo rispetto per il denaro. Ora che ne guadagna facilmente, lo scugnizzo di Santa Lucia ricorda i giorni in cui non conosceva il biglietto da diecimila. E mette da parte, scrupolosamente… “da un momento all’altro il successo può scomparire” dice a sé stesso.

Rosanna Fratello (19 anni), è nata a San Severo (Foggia). Nel 1955 il padre operaio vendette tutto quello che aveva e si trasferì con la moglie e i cinque figli al Nord. Era il tempo del grande esodo dal Sud, migliaia di emigrati trovarono casa a Cinisello Balsamo nei pressi di Milano. Lassù il signor Felice Fratello trovò impiego in una officina di profilati d’alluminio.

Intanto la Rosanna comincia a manifestare l’inclinazione per il canto. “Giocavo a imitare Rita Pavone e Iva Zanicchi”, dice lei stessa, poi partecipa ad un piccolo concorso e lo vince, quindi partecipa a gare di voci nuove fino a quando qualcuno la nota e le propone un provino presso una Casa discografica milanese. Questo accadeva nel 1968 a Piacenza dove Rosanna fu proclamata “Reginetta della canzone”.

Nel 1969 la spediscono a Sanremo, deve sostituire all’ultimo minuto una collega, Anna Identici, che pochi giorni prima del Festival ha tentato di togliersi la vita. Non passa inosservata, e pochi mesi dopo è in gara al Disco per l’estate con “Lacrime nel mare”, ma non supera la fase eliminatoria. Finalmente a Venezia il primo exploit: la Fratello vince la “Gondola d’Argento” con un motivo che entra subito nell’orecchio della gente, “Non sono Maddalena”. Ed ora, eccola tra i semifinalisti di “Canzonissima” con “Piango d’amore”.

Infine, Tony Astarita. Anche per lui una famiglia con cinque figli, lui è il maggiore. E fu proprio il padre, un impiegato della Capitaneria del porto di Napoli, il primo a incoraggiarlo. Ventiquattro anni, sposato, una bambina, Tony Astarita fece il suo esordio nel 1965 al Festival di Napoli. Anche lui, come il concittadino Ranieri, proveniva da piccoli mestieri: commesso in un negozio d’armi, apprendista orologiaio.

Al torneo napoletano, interpreta insieme ad Aurelio Fierro, una garbata barcarola di Renato Ruocco (“Serenata all’acqua ‘e mare”), e si aggiudica la vittoria. L’anno dopo Tony Astarita si presenta al Disco per l’estate con una canzone in lingua, “La cotta”. Lui, come altre giovanissime voci napoletane, ha già capito che per uscire dal giro ristretto della produzione partenopea commerciale (ostinata nella ripetizione di logori schemi), deve tentare il repertorio italiano.

Due anni dopo torna alla manifestazione di Saint-Vincent con “Chiudi la tua finestra” e il disco arriva a 150.000 copie. Nel frattempo vince anche un Festival di Napoli (1968, con “Core spezzato”, insieme a Mirna Doris) e nel 1969 è ancora in gara al Disco per l’estate con “Arrivederci mare”, canzone che ripropone nella prima fase di “Canzonissima”.

L’inedito per il torneo musicale di fine anno è “Da quando Maria mi ha lasciato”, una canzone che segna il suo passaggio dalla Casa discografica napoletana fondata da Aurelio Fierro (la King) ad una etichetta milanese (Ariston Records). Gli rimproverano quell’aria malinconica che si porta addosso dai tempi ormai lontani della sua faticosa adolescenza. Lo prendono in giro per l’abbigliamento che adotta in scena, forse troppo stridente con il suo viso triste.

E Astarita non sa come difendersi: “Eppure – dice – fra i miei amici passo per un ragazzo dal carattere allegro. Non lo so, Forse sono le canzoni che canto. Forse la mia vita di ieri mi si legge in fronte”.

(Tony Astarita ci ha lasciato il 15 aprile 1998).