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Archivio Editoriali - 10 Gennaio 2009
a cura di Fiorenzo Pampolini

MA CHE MUSICA MAESTRO. PICCOLA STORIA DI CANZONISSIMA

Anche quest’anno, l’Epifania, fedele alla sua tradizione, tutte le feste si è portata via, e tutti noi siamo pronti a riprendere le nostre attività quotidiane. E mentre la Carrà, ci sorride dai teleschermi per la puntata finale di "Carramba che fortuna", la mente torna indietro di parecchi anni, a quelle serate della Befana degli anni Sessanta, alle edizioni storiche di Canzonissima, ai mitici scontri tra Claudio Villa e Gianni Morandi, tra Massimo Ranieri e Nicola Di Bari. Fino al 6 gennaio 1975, il popolare spettacolo abbinato alla Lotteria Italia, siglava ogni anno la fine delle feste per tutti e l’inizio della festa per i fortunati possessori dei biglietti vincenti.

Correva l’anno 1956, quando la RAI organizzò la prima edizione di un concorso canoro abbinato alla Lotteria di Capodanno dal titolo "Le canzoni della fortuna", in onda soltanto alla radio. L’anno successivo, la manifestazione approda in TV con il titolo "Voci e volti della fortuna", e mette in gara diverse voci nuove presentate da Enzo Tortora e Silvio Noto.

Nel 1958, ecco il mitico titolo "Canzonissima", con il trionfo della regina Nilla Pizzi, in gara con L’ edera.  La TV ha soltanto quattro anni di vita, e sta conquistando gli italiani con una serie di spettacoli indimenticati e indimenticabili come il famoso quiz "Lascia o raddoppia", il gioco "Il musichiere", i primi telefilm, i primi romanzi sceneggiati, tutto rigorosamente in bianco e nero.

"Canzonissima" diventa ben presto un varietà-cult della nostra TV, un mix di spettacolo, varietà e gara canora che, da ottobre a dicembre, inchioda ogni sabato sera davanti ai teleschermi milioni e milioni di telespettatori.

Memorabili alcune edizioni, come quella del 1959, condotta da Delia Scala, Nino Manfredi e Paolo Panelli, quella del 1966, ribattezzata "Scala reale", condotta dal grande Peppino De Filippo, e che lanciò nuovi nomi come Amedeo Minghi, Massimo Ranieri e Patty Pravo, o quella del 1970, vista da ben 27 milioni di telespettatori, condotta da Corrado e Raffaella Carrà. Con il boom del 45 giri, "Canzonissima" si fa sempre più avvincente, come alla fine degli anni Sessanta, quando la sfida finale tra Gianni Morandi e Claudio Villa era diventata ormai una seguitissima tradizione della sera della Befana, dividendo in due l’Italia, i giovani a fare il tifo per il ragazzo di Monghidoro e i "matusa" schierati dalla parte del reuccio.

Poi, intorno alla metà degli anni Settanta, inizia il declino. I dirigenti della RAI, in quell’epoca, si mettono in testa di moralizzare la vasta platea televisiva riducendo le ore dei programmi cosiddetti di evasione: ecco dunque le telecamere accese per una sola sera al Festival di Sanremo e per le altre rassegne canore di quegli anni. Un provvedimento che, a guardare i palinsesti televisivi di oggi, fa sicuramente sorridere, ma che allora non risparmiò neppure "Canzonissima", dapprima retrocessa dal sabato sera alla domenica pomeriggio, e poi definitivamente eliminata.

Sono passati ormai 34 anni da quel 6 gennaio 1975, quando la Carrà, conduttrice insieme a Cochi e Renato e a Topo Gigio dell’ultima edizione di "Canzonissima", proclamò la vittoria del duo Wess e Dori Ghezzi con Un corpo e un’anima. Da allora, per la nostra musica leggera, per la canzone italiana, sono cambiate molte cose. La RAI ha perso il monopolio, le radio private si sono moltiplicate, il vinile ha ceduto il posto prima al CD e poi all’mp3, i juke-box hanno abdicato in favore dei video-clip, tante manifestazioni canore hanno chiuso i battenti rendendo sempre più difficile l’affermarsi di nuovi talenti che prima avevano a disposizione importanti piste di lancio come appunto i tanti concorsi canori degli anni Sessanta e Settanta.

Qualcuno parla di crisi della musica. No, cari amici, la musica non conosce crisi. E se è vero che ormai si vendono pochi dischi perchè le canzoni vengono scaricate in maniera più o meno legale da Internet, è altrettanto vero che si va verso un ulteriore e radicale cambiamento, legato al nuovo modo di approccio alla produzione musicale. Dall’inizio del Novecento fino a pochi anni fa, si è passati dal fonografo a manovella, al mitico 45 giri, al CD. Nel nuovo millennio, la musica è soprattutto internet, una inevitabile evoluzione della quale dovranno tener conto sempre di più gli addetti ai lavori perchè la crisi della discografia (e non della musica) possa essere superata.