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Archivio Editoriali - 1 Agosto 2020
a cura di Fiorenzo Pampolini

1970: ORIETTA BERTI E IL BOOM DELLE DISCOTECHE. LA "CUGINA ORIETTA" IN TV E LA SERA TUTTI IN DISCOTECA

Cari amici, nell’estate in cui Orietta Berti lancia il suo più noto successo “Fin che la barca va” (terza classificata a “Un disco per l’estate”), la TV manda in onda uno spettacolo in 4 puntate, girato a Torino, dal titolo “La cugina Orietta”, in onda dal 12 luglio per 4 domeniche alle ore 21,15 sul Secondo Programma.

Cantante acqua e sapone, cantante casalinga, cantante alle tagliatelle, tortellino canoro: il pubblico si è ormai abituato ad associare Orietta Berti a piaceri e gioie domestici, piace perché così sorridente, paciosa, congeniale all’ottimismo più semplice. Ed eccola dunque protagonista di questo nuovo varietà televisivo definito una sorta di inchiesta semiseria in quattro parti sulla cantante e sui motivi del suo successo.

I testi sono di Amendola e Corbucci, la regia di Alda Grimaldi. Attorno ad Orietta si ritrovano in ogni puntata il suo partner Sergio Leonardi, cantante ma anche esordiente in veste di presentatore e conduttore della trasmissione, le macchiette di Macario e la sexy-svampita Isabella Biagini. Tocca a Leonardi srotolare il filo che lega tra loro i quattro momenti di una sorta di ritratto di Orietta Berti. Vi partecipa il pubblico invitato in studio e vi contribuisce Macario, di volta in volta barbone subalpino sotto i ponti del Po, prete campagnolo, contadino o pescivendolo dei mercati generali, sorpreso dalla telecamera e intervistato da Leonardi secondo i canoni dello “Specchio segreto” di Nanni Loy.

Isabella Biagini piomba nello show come per caso, nei panni di una zingara, di una bambinaccia prodigio, di una ciociara turbolenta, di un’attricetta in cerca di successo. La Berti ripropone i brani più noti del suo repertorio, da “Io, tu e le rose” a “Tipitipitì”, “Tu sei quello”, “Fin che la barca va”, e si esibisce anche in fantasie di motivi francesi e americani per lei fuori dall’ordinario, nelle filastrocche dei film di Walt Disney e in un’antologia di canzoni napoletane e regionali.

Nutrito è il gruppo degli ospiti d’onore: nella prima puntata Ombretta Colli (che canta “Gocce di pioggia su di me”), Claudio Villa (“T’amo da morire”) e Cochi e Renato, nella seconda Dalida (“La mia vita è una giostra”), Little Tony (“Cuore ballerino”) ed Enrico Montesano, nella terza Antoine (“La canzonaccia”), Caterina Caselli (“Spero di svegliarmi presto”) e Felice Andreasi, nella quarta Françoise Hardy (“Lungo il mare”), Mal (“Senza te”) e Pino Caruso.

I cantanti ospiti danno poi vita, di volta in volta, con il quartetto dei protagonisti ad una serie di parodie: Claudio Villa gorgheggia in una panoramica del bel canto e dell’operetta, Little Tony imposta la sua parodia sulle canzoni dedicate alla città, Antoine ci introduce nel bel mondo del “café-chantant”, e Mal, infine, nella commedia musicale, nel kolossal canoro come “My Fair Lady”.

È un’antologia per tutti i gusti, dunque, questo show adatto all’estate, alla gran calura che non chiede distrazioni impegnative al termine di giornate massacranti: Orietta sembra volersi conquistare la gratitudine di chi ritorna dal week-end, offrendo il suo buonumore stereotipato e consolatorio al termine di una boccheggiante coda autostradale.

Intanto, l’estate 1970 è il periodo in cui si verifica il boom delle discoteche. Sorgono soprattutto nelle località balneari, dal Tirreno al Mar Ligure, da Rimini a Lignano. In questi locali, i dischi vengono programmati da un giovane disc-jockey attraverso una centrale sonora irta di manopole che costa dai 4 ai 7 milioni di lire. Le prime discoteche nacquero a New York cinque anni prima, poi arrivano in Europa, e poi in Italia. Si balla così con le luci psichedeliche, proprio come avviene ormai da tempo nei locali del Greenwich Village di New York.

Il tributo da pagare alla SIAE è ridotto al minimo, visto che non si esibiscono orchestre o cantanti, e quindi anche il biglietto d’ingresso può avere un prezzo più popolare. Nelle discoteche si trasmette prevalentemente musica di produzione inglese e americana, spesso con novità che non sono ancora uscite sul mercato italiano, assecondando così il gusto esterofilo dei giovani.

Ma il mercato discografico dà segni di stanchezza, sia come conseguenza di una crisi economica più generale, sia per la crescente diffusione dei registratori portatili, con i quali si può registrare la musica direttamente dalla radio e ascoltarla poi tranquillamente sulla spiaggia. Inoltre, si vanno affermando le musicassette, destinate a sostituire in breve tempo, i nastri magnetici a bobina.