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UN BUCO CON DUE CANZONI INTORNO
Storia del 45 Giri
a cura di Gianluca Barezzi

Capitolo 8 - Nonsolomodugno

Millenovecentocinquantotto. Più impegnativo è scrivere questa parola che pensare alla sua importanza.

Dodici mesi cruciali per le sorti d'Italia, d'Europa e del mondo, se si pensa agli eventi che li hanno percorsi: nascono a Roma la CEE e negli Stati Uniti la NASA; l'umanità conosce il Papa Buono, che spezzerà il tradizionale formalismo vaticano portando il capo della Chiesa fra gli uomini; nel piccolo della nostra Penisola, l'Italietta provinciale e dialettale si fa più Italia con la costruzione dell'Autostrada del Sole.

Quest'ultimo avvenimento ha un grande impatto sull'opinione pubblica perché rilancia l'idea di  Nazione con un ponte Milano-Napoli che azzera i tempi di percorrenza: da due giorni di viaggio da un capo all'altro si passa a poche ore. La portata dell'operazione (durata 6 anni, dal '58 al '64) è esplosiva e regalerà al Paese la sua più importante e incisiva crescita economica.

L'Italia comprende che i tempi sono maturi per fare cambiamenti epocali. E nel suo piccolo anche nel campo musicale un movimento centrifugo tenta di far esplodere la canzonetta verso galassie più lontane e ampie di quelle tradizionali. Si dice: basta con il provincialismo, canzone dialettale sì ma non mediocre!

Nilla Pizzi, Gino Latilla, Tonina Torrielli e più genericamente la scuderia Cetra sono ancora impigliati nelle trame di Marieta in gondoleta, Trieste mia, Nannì, 'O surdato 'nnammurato. Un trend a cui devono adeguarsi più o meno tutti: Luciano Tajoli, Claudio Villa, Giorgio Consolini, Teddy Reno, ecc.

Ma ecco che da Polignano a Mare (Bari) turbina, già trentenne, il fenomeno Modugno.

Il Mimmo nazionale, reduce dal trionfo di Sanremo '58 con il primo pezzo “pop” della nostra storia, seppur tra il 1954 e il 1957 abbia inciso brani in dialetto siculo, tenterà da questo momento di indirizzare il gusto per il vernacolo verso palati più fini di quello della massaia.

Il dialetto diventa per qualche istante un fatto culturale, d'elite. Quando gli urlatori come Dallara (Maliziusella, Nu tantillo 'e core, Come o destino d' 'e fronne, Tieneme strett'a te, Strada 'nfosa, ) e Mina (Malatia, Te vulevo scurdà, 'O ffuoco, Passione, ecc.) approderanno alla canzone napoletana tra il '58 e il '60, lo faranno sulla scia della lezione di Modugno: saranno  incursioni, brevi tributi al mondo del sentimentalismo alla Bovio come purismo storiografico e in senso contrario al vettore del loro estro.

Qualche anno più tardi la massificazione riporterà indietro la tendenza. Verso la metà degli anni Sessanta, con la nascita di molte etichette discografiche minori che puntano tutta la produzione sui pezzi dialettali, da Nord a Sud, l'Italia ripiomberà in parte nella mediocrità de La famiglia dei Gobon e Ciuri ciuri.

Abbiamo visto, anche nei precedenti capitoli, come nel 1958 la canzonetta sia ancora legata al feuilletton, amaro o scanzonato che sia: testi melodrammatici, melodie struggenti, moralismo bacchettone e intransigente. Ma in questo lacrimevole naufragio di delitti e castighi qualcuno butta un salvagente. Un manipolo di indomiti capisce che la canzone, nostra gloriosa esportazione nel mondo, deve trovare uno sviluppo nuovo. La tassa da pagare per questo “svecchiamento” è però politica.

“Un gruppetto di musicisti e di scrittori s'è proposto di fare qualcosa per sollevare la canzone in Italia a un livello decoroso”. Questo scrivevano al crocevia del 1958 Sergio Liberovici, Michele L. Straniero, Fausto Amodei e altri estremisti di sinistra che, attraverso la politica, speravano di perpetuare le radici del comunismo nella coscienza degli italiani.

La frase, incipit di un più lungo e articolato discorso, è riportata sul retro dei 45 giri della collana Italia Canta, dove il gruppo Cantacronache sperimentava il “rinnovamento della canzone” attraverso testi di notevole spessore letterario (ma melodicamente poveri).

Titoli e testi, per l'epoca, arditi: Colloquio con l'anima, Dove vola l'avvoltoio?Ad un giovine pilota, Le cose vietate, Ssst! Canzoni che parlano di servi e padroni nell'eterna lotta di classe (Ssst!), che cercano di rompere il muro dell'ipocrisia borghese (Le cose vietate), di bambini che, nel mezzo della rivoluzione messicana domandano alla mamma se “è proprio male impiccare un generale a testa in giù/poi non chiedere di più” (Raffaele)...

Al di là del credo politico e dei fini più o meno discutibili, a Cantacronache vanno due meriti principali: aver fatto un tentativo (ancorché strumentale e pretestuoso) di elevare culturalmente la canzonetta che stava languendo e avrebbe rischiato presto l'estinzione in favore del jazz e del rock'n'roll; aver parallelamente introdotto un concetto fino ad allora semisconosciuto e che serpeggiava solo tra pochi intimi: il cantautorato.

Cantautore è una parola la cui paternità è ancor oggi controversa e molto dibattuta. C'è chi la attribuisce a Ennio Melis e Vincenzo Micocci, rispettivamente direttore generale e direttore artistico della RCA quando nel 1959 si dovette lanciare Gianni Meccia; c'è chi invece la ascrive a Nanni Ricordi, patron della Dischi Ricordi, che vede tra il 1958 e il 1963 forse la stagione più importante della sua vita: il lancio di nomi come Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Gino Paoli, Umberto Bindi, Ornella Vanoni, Sergio Endrigo e molti altri.

In realtà sono stati tanti i cantautori di epoche precedenti e non sospette. Berardo Cantalamessa, partenopeo dal nome curiosissimo, con La Risata (1895) è stato “storicamente il primo cantautore della discografia italiana” (Paquito Del Bosco in Fonografo Italiano, Vol. 6 Serie II, LP Fonit Cetra FC 3626). Ma tra gli Anni '10 e i '50 via via molti altri autori hanno scritto e interpretato da sé canzoni che hanno fatto epoca: Rodolfo De Angelis, Odoardo Spadaro, Armando Gill, Ettore Petrolini. Giovanni D'Anzi. Esempi eccellenti, ma ancora isolati. Qualcuno li taccia (come Armando Gill) di superbia, solo perché osano cantare ciò che scrivono.

Ci troviamo qui a fare una considerazione: un fenomeno ha bisogno di crescere e di essere catalogato ed etichettato, per essere compreso. In questo senso la nascita della parola cantautore è un cippo miliare.

Il fascino del cantautore consiste proprio nell'autarchia di questi strani animali dalla chitarra incorporata che, fuori dagli schemi del bell'aspetto o della presenza scenica, si presentano finalmente con la propria faccia e con una cultura e un genio che soverchiano la superficialità e la banalità imperanti.

I meriti della Dischi Ricordi, nata appunto nel 1958, non si fermano alla proposta sul mercato dei primi cantautori marchiati come tali. A detta di Mario De Luigi, direttore di Musica & Dischi, il brand Ricordi nel giro di pochi mesi “si impone come una delle più solide realtà nell'industria musicale in Italia” (Ti Ricordi Nanni?, edizioni Excelsior 1881, 2010).

Non è tutto: non solo quest'etichetta si prende una consistente fetta di mercato, ma che comincia a fare tendenza e a imporre le sue scelte al resto della torta. Tra il 1960 e il 1964 inizia infatti il declino di molte star del mondo melodico a vantaggio del fenomeno incipiente: Nilla Pizzi si troverà costretta a vagare, dopo l'esperienza RCA, per etichette minori, fino alla scomparsa artistica; Carla Boni idem; spariranno nomi come il Duo Fasano, Tonina Torrielli, Fausto Cigliano, Natalino Otto, Flo Sandon's e Peter Van Wood. Uniche costanti (o quasi) del panorama tradizionale il Quartetto Cetra, Claudio Villa e anche gli interpreti di un genere sempre più chiuso in sé e localizzato: quello napoletano.

Bisognerebbe dedicare molto più di un capitolo a ciascuno dei cantautori, per comprenderne ogni aspetto. Qui ci limitiamo a proporre alcuni capolavori a 45 giri che hanno segnato, non solo per le vendite ma per lo spessore artistico, la storia di tutti noi. Li trovate nella sezione iconografica alla fine di queste righe.

Naturalmente l'esperienza musicale del 1958 non si esaurisce a Nel blu, dipinto di blu o ai cantautori. Potremmo dedicare un intero capitolo a Mina, Betty Curtis e Peppino Di Capri ad esempio, che uscirono tutti e tre con la prima incisione in quell'anno; o al curioso Fred Buscaglione, che con un genere del tutto peculiare e inimitabile (Riz Samaritano e Roby Guareschi non sono paragonabili) ha consolidato nel '58 produzione e fama. Anche Renato Carosone, altro comparto del genere Night, a un anno dalla sua uscita di scena volontaria, nel '58 arriva allo zenith della sua vena creativa. Terza colonna del genere Night, Marino Marini ha rappresentato per anni l'alternativa a Carosone.

Troppo, però, hanno detto sui sopracitati fonti molto più autorevoli di me. Lascio a loro ogni ulteriore approfondimento.

Mi limito a ricordare che a cavallo tra la fine del 1957 e i primi mesi del 1958 diversi astri nascenti sul piano internazionale allietano le italiche orecchie: Paul Anka, Harry Belafonte, i Platters, Pat Boone, Perry Como, a cui si aggiungono i rockers Neil Sedaka e Frankie Avalon dei quali non abbiamo parlato nella puntata dedicata al Rock'n'Roll.

Le case discografiche più attive sono in questo periodo la Columbia (distribuita dalla Voce del Padrone), la RCA, la Mercury (Saar) e la London (Decca). Pathé Marconi è presente solo con qualche sporadico nome straniero (Four Saints, Yvette Horner, Dizzy Gillespie) mentre il grosso della sua produzione italiana è concentrato su Renato Carosone e le sue varie formazioni, Nicla Di Bruno, Narciso Parigi e pochi altri.

Naturalmente l'esplosione del fenomeno cantautore è anche effetto della diffusione del 45 giri. La produzione è ormai quasi interamente convertita al microsolco. La sola RCA, tra il 1957 e il 1958, stampa più di 1.400 titoli diversi. Se gli EP RCA vengono tirati tra le 1.000 e le 5.000 copie ciascuno, per i singoli gli esemplari messi in circolazione non si contano. Si calcola che in quei soli due anni la RCA abbia stampato qualcosa come 25 milioni di 45 giri!

Ed ecco svelato il motivo per cui, per qualche titolo degli Anni Cinquanta, sia ancora possibile oggi, a distanza di più di mezzo secolo, trovare ancora copia in qualche negozio o mercatino.

Il prossimo capitolo sarà dedicato interamente a un'intervista eccellente: Giampiero Boneschi, direttore artistico Ricordi dal 1958 al 1968 e testimonial eccellente della nascita del 45 giri. 8 - continua

Giorgio Consolini - Polvere

Foto 1: Giorgio Consolini: Polvere.../Cenere - I cantanti tradizionali sono ancora condizionati dalla melodia tipica italiana e non riescono a staccarsene. Molti sono gli interpreti che cantano anche canzoni dialettali regionali per accattivarsi fasce sociali diverse: da Nilla Pizzi a Tonina Torrielli, da Gino Latilla ad Achille Togliani.

Giorgio Gaber -  Ciao ti dirò

Foto 2 - Giorgio Gaber: Ciao ti dirò/Da te era bello restar - E' un cavallo di battaglia di Celentano il debutto di Gaber, decima produzione della neonata Dischi Ricordi.

Mina - Malatia

Foto 3: Mina: Malatia/Non partir - La doppia anima iniziale (Mina e Baby Gate) della Tigre di Cremona crea un alone di mistero intorno alla sua figura. Questa prima incisione, uscita in contemporanea a When/Be Bop A Lula, viene prodotta nel 1958 da David Matalon, ex direttore artistico RCA, che nel 1956 fonda la Italdisc.

Elio Mauro - La canzone del faro

Foto 4: Elio Mauro: La canzone del faro/Llarì, Llirà - Questo autentico capolavoro armonico, melodico e letterario è semisconosciuto ai più. Uscì nel 1958 ma venne subito obliato perché considerato troppo ardito dal punto di vista musicale. Un vero gioiello da recuperare al più presto.

Franca Frati

Foto 5: Franca Frati: EP omonimo - Di questa interprete non si ha alcuna notizia. Eppure ha inciso questo Extended Play nel 1958 per una delle etichette italiane più accreditate. Prego gentilmente chiunque qualcosa su questa cantante di mettersi in contatto con me. Grazie.

Peppino Di Capri - Let me cry

Foto 6: Peppino Di Capri: Let Me Cry/You're Divine Dear - Anche il partenopeo Giuseppe Faiella, in arte Peppino Di Capri, debutta nel 1958 con questo disco in inglese.

Frankie Avalon - Venus

Foto 7: Frankie Avalon: Venus/Undecided - Purtroppo non ho il primo, introvabile singolo di Frankie Avalon, uscito nel 1958. Dovremo accontentarci del suo primo singolo di successo, Venus, uscito l'anno successivo.

Harry Belafnote - Cu cu ru cu cu Paloma

Foto 8: Harry Belafonte: Cu-cu-ru-cu-cu Paloma/Merci Bon Dieu - E' sempre il '58. Il newyorchese Belafonte, con alle spalle l'immarcescibile Banana Boat, uscita l'anno prima, si piazza in cima alle classifiche nuovamente con questo brano delizioso dal sapore molto giamaicano. Di questo disco esistono almeno due copertine. Questa è la prima stampa.