testata
Archivio Editoriali - 8 Gennaio 2011
a cura di Fiorenzo Pampolini

MY SWEET LORD - Dal nuovo album di George Harrison

Cari amici, mentre il 1971 si apre in Italia con la finale di Canzonissima e con il primo posto della nostra Hit Parade per Lucio Battisti e la sua Anna, dall’estero arriva la nuova produzione di George Harrison. Non è la prima volta di George come solista, ma è il primo album inciso da solo dopo lo scioglimento dei Beatles avvenuto pochi mesi prima.

Il titolo del long-playng, uscito il 30 novembre 1970, è All things must pass (“Tutte le cose devono passare”), è un triplo album definito dai critici “uno dei più straordinari album di rock realizzati negli ultimi anni”. Per l’occasione, scrive il “Time”: “Per quanto glielo abbia consentito il fatto di essere uno dei Beatles, George Harrison ha sempre cercato di condurre una vita da uomo invisibile. Paul Mc Cartney e John Lennon sono stati portati in trionfo come i geni dei compositori pop di oggi, Ringo Starr si è fatto notare quasi più di Lennon e McCartney esplorando anche altri campi dello spettacolo. George, invece, è sempre stato il beatle apparentemente più tranquillo e riservato”.

“Nonostante le apparenze – prosegue il “Time” – Harrison è ed è stato uno dei più attivi tra i musicisti e i personaggi della pop-music mondiale. Fu infatti lui, per esempio, che nel 1965 introdusse uno strumento poco usuale come il sitar (la chitarra indiana) nell’organico dei Beatles, nell’incisione di Norwegian Wood.

Fu lui, un anno dopo, a convincere gli altri Beatles a dedicarsi alla meditazione trascendentale e a portarli in India nel monastero del santone Maharishi Yogi, dove furono seguiti da quasi tutti i più famosi cantanti e musicisti inglesi e americani. Fu sempre Harrison ad introdurre nella pop-music inglese molte soluzioni caratteristiche delle musiche orientali”.

E la sua creatività emerge ora da questo nuovo album che contiene 15 composizioni dello stesso George, una di Bob Dylan (If not for you), e una scritta a quattro mani da George e Dylan (I’d have you anytime): 17 brani che parlano di Dio e dell’amore, della solitudine e dell’induismo, della pace e del matrimonio.

La musica è un rock moderno ma non troppo di avanguardia che un critico ha definito “di ispirazione wagneriana nello stile e nel largo respiro”. La traccia dell’album destinata a diventare la più famosa è sicuramente My sweet Lord, che conquisterà i primi posti delle Hit Parade internazionali nella versione a 45 giri. Tutte le canzoni sono raccolte nei primi due dischi dell’album, mentre il terzo contiene una serie di brani improvvisati in una “jam-session” alla quale partecipano tutti i musicisti che hanno collaborato alla realizzazione del disco, dal chitarrista Pete Drake a Eric Clapton, da Ringo Starr a Bob Dylan, al coro denominato “The George O’Hara-Smith Singers”, che in realtà non è altro che lo stesso Harrison, il quale ha sovrapposto la sua voce cinque o sei volte in sala d’incisione per avere l’effetto di un intero gruppo vocale.

Intanto, da noi continua il successo di “Alto gradimento” di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, confermato nel nuovo palinsesto radiofonico del 1971, che segna la nascita, il 4 gennaio, di due spazi musicali che accompagneranno gli ascoltatori per diversi anni: “Canzoni per tutti”, in onda ogni mattina alle 10,05 con la sigla Red roses for a blue lady di Bert Kaempfert, e “Su di giri”, in onda al pomeriggio alle 14, che, con la sigla Arcipelago degli Underground Set, propone mezz’oretta di musica italiana e internazionale rivolta soprattutto ad un pubblico giovane.

La prima scaletta di ”Canzoni per tutti”  si compone di alcuni grandi successi della musica italiana: si comincia con Il ragazzo della via Gluck, con la quale Adriano Celentano aveva partecipato al Festival di Sanremo 1966, seguono Quel momento di Iva Zanicchi dal Disco per l’estate 1967, il remake della canzone anni Trenta Portami tante rose, la canzone vincitrice del primo Festival delle Rose (1964) Non son degno di te di Gianni Morandi, ancora una rivisitazione di una vecchia canzone, Un’ora sola ti vorrei, ed infine la versione strumentale di un successo di Petula Clark e Betty Curtis, Chariot, del 1963.

E mentre nella Hit Parade del venerdì stanno per entrare gli inediti di Canzonissima 1970, i discografici sono già al lavoro per scegliere i brani da portare alla 21esima edizione del Festival di Sanremo, in programma per la fine di febbraio.

Ne riparleremo nelle prossime settimane.