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Archivio Editoriali - 7 Marzo 2009
a cura di Fiorenzo Pampolini

A VOLTE RITORNANO - Storie curiose di canzoni dalla doppia vita

Cari amici, tra le canzoni che in questi giorni ci capita di ascoltare spesso alla radio, ce n’è una che ha ormai superato i 40 anni di vita, ma che, nella nuova interpretazione di un gruppo siciliano, sta vivendo una nuova giovinezza. Stiamo parlando di Meraviglioso, un pezzo composto da Domenico Modugno con testo di Riccardo Pazzaglia nel lontano 1967. Mimmo scrisse questa canzone pensando di poterla portare al Festival di Sanremo del 1968, ma la Commissione Selezionatrice delle canzoni in gara, della quale faceva parte anche Renzo Arbore, decise che la canzone non era idonea. Si ritenne infatti poco opportuno mandare a Sanremo una canzone che parlava di suicidio proprio nell’edizione successiva a quella durante la quale si tolse la vita il grande Luigi Tenco. Così Mimmo decide di portarla alla fase finale di “Partitissima” (la Canzonissima del 1967). Il pezzo non ha un riscontro immediato, e il relativo 45 giri non entra nei primi posti della Hit Parade, ma è una di quelle canzoni che pagano a distanza, diventando nel tempo uno dei classici di Modugno. Il tema del suicidio era già stato trattato dal cantautore pugliese dodici anni primi nella bellissima Veccho frack, ma mentre nel primo caso il testo si limita a raccontare un fatto di cronaca, in Meraviglioso esplode la gioia di vivere di Modugno, un attaccamento alla vita che lo vedrà ancora protagonista persino come personaggio politico anche dopo il terribile ictus che lo colse nel 1984 mentre stava registrando per Canale 5 una puntata del varietà “La luna nel pozzo”. Mister Volare convive con i postumi della malattia per dieci anni,  fino a quando, nel 1994, le sue ali si spezzano per sempre. Mimmo dà l’addio alla vita, stroncato da un infarto, davanti al mare dell’isola di Lampedusa. Oggi, la canzone Meraviglioso, un vero e proprio inno alla vita,è stata riportata agli antichi splendori dai Negramaro.

In quello stesso 1967, due canzoni rivedute e corrette si godono il loro momento di gloria. Nel 1960, Tony Renis (vero nome Elio Cesari), nato a Milano nel 1938, incide una sua canzone dal titolo Tenerezza, ma il pezzo non decolla. Renis è ancora quasi uno sconosciuto, e per diventare un big deve aspettare il Festival di Sanremo 1962 al quale è in gara con Quando quando quando. Ma nel 1967, il soldato Gianni Morandi, durante una licenza, riprende Tenerezza e la incide su 45 giri, il pezzo diventa così una delle grandi hit di fine anno.

Nel 1962, Milva incide come facciata B di un suo 45 giri, la versione italiana di un pezzo della cantante italo-americana Timi Yuro, dal titolo originale Hurt. Cinque anni dopo, Fausto Leali, da tempo alla ricerca del brano giusto, riprende Hurt, il grande Mogol ne riscrive il testo italiano, ma ancora una volta, la canzone, con il nuovo titolo A chi, viene utilizzata come facciata B del singolo Se qualcuno cercasse di me. Invitato a “Settevoci”, Fausto decide di promuovere ovviamente la facciata A del pezzo, ma un incidente tecnico ne blocca la riproduzione, così si ripiega sulla facciata B, trasformando il pezzo in questione nel secondo 45 giri più venduto dell’intero anno.

E ancora nel 1967, Wilma Goich porta in gara a “Un disco per l’estate” Se stasera sono qui, un pezzo che è poi circolato anche nella versione del suo autore Luigi Tenco, che però era tragicamente scomparso qualche mese prima. Ma allora, il pezzo era inedito (come tassativamente previsto dal regolamento della nota rassegna canora estiva) o no? Ebbene, l’incisione del pezzo da parte di Tenco sembra sia avvenuta utilizzando un acetato dove lui interpretava la canzone senza base, al quale, per poter pubblicare il disco, venne aggiunto in un secondo tempo l’arrangiamento strumentale. Quindi, quando la Goich iniziò la sua gara il 20 aprile 1967, il brano era assolutamente inedito.

A proposito di “Un disco per l’estate”, è da segnalare un fatto più unico che raro. Parliamo di una canzone presentata con discreto successo dal giovane Rossano nell’edizione 1971, dal titolo Ho perso il conto, gli autori del brano sono Andrea Lo Vecchio e Roberto Vecchioni. La canzone subisce una completa metamorfosi un paio di anni più tardi, quando Vecchioni ne utilizza la parte musicale rivestendola di nuove parole, e trasformandola nella bellissima e sempreverde Luci a San Siro.

Nel 1968, Ambra Borelli (nota anche come la Ragazza 77), che aveva debuttato al Festival delle Rose 1964, incide su 45 giri un pezzo di Mogol e Battisti dal titolo Il paradiso della vita. Al momento, nessuno si accorge della canzone, tranne un noto gruppo inglese, gli Amen Corner, che ne fanno una hit internazionale con il titolo If paradise is half as nice. Intanto, Patty Pravo, alla ricerca di un nuovo pezzo da incidere, se ne riappropria accorciando il titolo originale, che diventa semplicemente Il paradiso, e porta finalmente il relativo 45 giri al successo che merita. Con questa canzone, Patty partecipa al Festivalbar del 1969, classificandosi al settimo posto nella “Serie Oro”, ovvero la categoria dei big.

Vi abbiamo voluto raccontare soltanto alcune delle tante storie curiose avvenute nel mondo della canzone tanti anni fa, in un periodo d’oro per la nostra musica leggera, un repertorio al quale ancora oggi molti interpreti attingono, riportando a nuova vita molti successi che pensavamo ormai incasellati nell’archivio dei ricordi. Tra le ultime riscoperte, ci piace ricordare E mi manchi tanto, successo del 1973 del gruppo Gli Alunni del Sole, reinterpretato da Patty Pravo che lo ha inserito nel suo ultimo album. Chissà, se tra 40-50 anni, questi lifting musicali ci saranno ancora, o se sono possibili soltanto oggi, in quanto relativi ad un periodo che, dal punto di vista musicale, possiamo definire come il titolo della canzone dalla quale è partita questa nostra breve chiacchierata... meraviglioso!!!