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Archivio Editoriali - 6 Aprile 2013
a cura di Fiorenzo Pampolini

ADDIO ENZO, ADDIO CALIFFO - L'ultimo saluto ad Enzo Jannacci e Franco Califano

Cari amici, nella settimana di Pasqua ci hanno lasciato due grandi protagonisti della canzone italiana, Enzo Jannacci e Franco Califano. Jannacci era nato a Milano nel 1935, il suo esordio è degli anni Cinquanta quando inizia la sua collaborazione musicale con alcuni nuovi cantanti milanesi, come Adriano Celentano, Giorgio Gaber, Tony Dallara.

Con Gaber forma un duo che avrebbe dovuto richiamarsi agli Everly Brothers, loro si chiamano “I Due Corsari”. Il primo 45 giri da solista (“L’ombrello di suo fratello”/”Il tassì”) è del 1961, mentre per Gaber scrive “Benzina e cerini”, in gara al Festival di Sanremo 1961. Nel 1964, incide “El portava i scarp del tennis”, una canzone che diventerà uno dei suoi classici.

Ma il grande riscontro anche in termini di vendite discografiche arriva nel 1968, quando Jannacci incide “Vengo anch’io! No, tu no”, che scala velocemente la Hit Parade fra il 30 marzo e il 15 giugno, insidiando il primato de “La bambola” di Patty Pravo.

Il successo di questo pezzo porta Jannacci a partecipare a diverse trasmissioni televisive, e a fine anno è tra gli artisti in gara a “Canzonissima”, per la quale, insieme ai colleghi, canta anche la sigla “Zum zum zum”.

Intanto, Jannacci riprende i suoi studi in medicina, specializzandosi in cardiologia, ne consegue un  periodo di minor visibilità come artista, anche se continua ad esibirsi soprattutto in teatro. Dopo una sfortunata partecipazione a “Un disco per l’estate” 1974 con “Brutta gente”, compone la sigla della successiva edizione di Canzonissima interpretata da Cochi e Renato, “E la vita, la vita”.

Nuovo album nel 1975, che contiene “Vincenzina e la fabbrica”, mentre un altro grande successo da Hit Parade arriva all’inizio degli anni Ottanta, “Ci vuole orecchio”. Nel 1989, Jannacci partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo con “Se me lo dicevi prima”, ci ritorna nel 1991 con “La fotografia”, nel 1994 (in coppia con Paolo Rossi) con “I soliti accordi” e nel 1998 con “Quando un musicista ride”.

L’ultima apparizione di Jannacci in TV è stata il 19 dicembre 2011, quando Fabio Fazio gli ha dedicato uno speciale su Raitre, recentemente replicato in occasione della sua scomparsa il 29 marzo scorso.

Il giorno dopo, il 30 marzo, anche Roma piangeva un suo artista famoso, Franco Califano, detto “Il Califfo”. In realtà, Califano era originario di Pagani, in provincia di Salerno, anche se nacque per caso a Tripoli nel 1938, all’epoca territorio metropolitano italiano. Crebbe a Roma, alla quale si ispirò per comporre tante canzoni sia per lui che per molti colleghi in dialetto romanesco.

Califano debutta nel 1965 nella categoria Giovani al Festival delle Rose (manifestazione che si svolse per 4 anni consecutivi, 1964-67, in ottobre all’Hotel Hilton di Roma) con il suo primo singolo “Ti raggiungerò”. In quella stessa edizione del Festival delle Rose, tra i big c’è Bruno Martino in gara con “E la chiamano estate”, composta da Califano, che diventerà una delle canzoni più famose della musica leggera italiana.

Califano ha scritto per molti altri colleghi, da Ornella Vanoni (Sanremo 1967, “La musica è finita” su musica di Umberto Bindi) e “Una ragione di più”, scritta con Beretta e i fratelli Reitano) ai Vianella (1972, “Semo gente de borgata”, terza classificata a Un disco per l’estate, e 1973, “Fijo mio”, su musica di Amedeo Minghi), a Peppino Di Capri (canzone vincitrice di Sanremo 1973 “Un grande amore e niente più”), a Mia Martini (1971, “Minuetto”, e Sanremo 1990, “La nevicata del ’56”).

Come interprete, Califano ha inciso 10 singoli e 24 album, ha partecipato nel 1973 a Un disco per l’estate con “Ma che piagni a ffa’”, e tre volte al Festival di Sanremo, nel 1988 con “Io per le strade di quartiere”, nel 1994 con “Napoli” e nel 2005 con “Non escludo il ritorno”. Le sue canzoni più famose sono “Tutto il resto è noia” del 1976, e “La mia libertà” del 1981.

Addio Enzo, addio Franco, due personaggi molto diversi tra loro, ma legati dalle comuni doti di artisti, grandi autori ed interpreti della canzone italiana. E chissà che Jannacci non riesca ad arruolare di nuovo quel famoso palo della banda dell’Ortica per evadere dall’aldilà e tornare tra noi, insieme al Califfo, il quale, tanto per portarsi avanti, ha fatto scrivere sulla sua tomba “Non escludo il ritorno”.

Appuntamento a sabato prossimo.

Buona settimana a tutti!