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Archivio Editoriali - 6 Febbraio 2016
a cura di Fiorenzo Pampolini

1976: I GIOVANI POETI DELLA CANZONE - 1. ANTONELLO VENDITTI, FRANCESCO DE GREGORI, EDOARDO BENNATO

Cari amici, all’inizio del 1976, il Radiocorriere TV intervista cinque giovani cantautori italiani, cha hanno da poco raggiunto il grande successo.

Si comincia con Antonello Venditti, 27 anni, romano, due lauree in legge e filosofia, sposato con Simona Izzo, presentatrice in TV della rubrica “Prossimamente”. Venditti ha iniziato nel 1967 ad interessarsi di musica, prima come spettatore al Folk Studio poi come autore di oltre 50 canzoni.

Il suo primo successo discografico è “Quando verrà Natale”, ma il nome del cantautore rimane legato a “Roma capoccia” (con la quale si era classificato al terzo posto tra i giovani alla Mostra Internazionale di Musica Leggera 1972) e all’inno alla Roma. Tra la fine del 1975 e l’inizio del ’76, Venditti è in Hit Parade con “Lilly”.

Interrogato sul significato della canzone, Antonello ribadisce che è una canzone “contro”: contro gli spacciatori di droga pesante, contro chi non fa niente per arginare il fenomeno. E a quelli che comprano il disco perché trovano la canzone “poeticamente bella”, risponde che non hanno capito niente.

“Prima la canzone letteraria datata Fabrizio De Andrè, dopo voi. E i cantautori degli anni Sessanta dove li mettiamo?”

“Rispetto a loro noi facciamo una vita più impegnata non perché pensiamo dalla mattina alla sera ai grandi temi dell’esistenza, ma perché siamo più attivi, più vicini e attenti alla realtà delle cose.”

Francesco De Gregori, romano, 24 anni, una quasi laurea in lettere, scapolo, si interessa di musica dal 1968, prima come ammiratore di Fabrizio De André, poi come cantautore con oltre cento canzoni pubblicate. Il suo disco più venduto è “Rimmel”, uscito da un anno ma ancora in classifica.

“Rimmel – risponde De Gregori – non solo come trucco per gli occhi, ma anche come falsità, ambiguità, doppiezza. Parla di una donna che ho avuto e che se ne è andata. E’ senz’altro la canzone più intimista e reazionaria che ho scritto, ma forse per questo sta avendo tanto successo”

“Voi cantautori siete molto orgogliosi della qualifica di “alternativi” o come dice Venditti, di “alternadivi”, ma dopo l’esperienza dei cantautori anni ’60 non vi sentite un po’ revival?”

“La nostra validità sta nell’aver affrontato il discorso dei testi e nell’averlo portato avanti dedicandoci soprattutto alla realtà. Noi abbiamo richiamato l’attenzione della gente sulle cose della vita.”

“De Gregori, si sente prima musicista o poeta?” “La canzone per me finisce quando ci sono belle parole, anche se la musica zoppica non importa”.

Edoardo Bennato, 25 anni, scapolo, napoletano di nascita e milanese di adozione, laureando in architettura, si occupa di musica da cinque anni. Ha scritto oltre 50 canzoni, ma i suoi maggiori successi sono le raccolte “I buoni e i cattivi” e “Io che non sono imperatore”.

“Va bene, lei non è imperatore. Che cos’è allora?”. “Fino a poco tempo fa ero uno studente di architettura che fra un progetto e un logaritmo si occupava di musica. Oggi sono un cantautore che utilizza il poco spazio che gli viene concesso per raccontare alla gente problemi di tutti.”

Nei suoi dischi Bennato fa quasi tutto da solo: scrive parole e musica, canta e suona. Oltre alle varie chitarre conosce molto bene l’armonica a bocca, il tamburello a pedale e il kazoo, uno strumentino che si applica al supporto dell’armonica e viene usato da molti interpreti di country-rock.

Alla domanda su quale tipo di linguaggio usa nelle sue canzoni, Bennato risponde che usa parole di tutti i giorni, termini semplici. “Voglio essere capito da tutti, non scrivere belle parole”. “Non si sente proprio poeta?” “Non so se faccio anche poesia, lo decidano gli altri. Propongo problemi nelle canzoni, progetti in architettura. Se riesco anche a fare della poesia, tanto meglio”.

Nelle prossime settimane, parleremo anche delle interviste a Riccardo Cocciante e Roberto Vecchioni. Per ora ci salutiamo, ricordandovi che domenica sera, a partire dalle ore 21, sulla webradio www.riplive.it, nel corso di Mantrasound con l’amico Mirko Fagnocchi, andrà in onda la quarta puntata della storia di Canzonissima, dedicata all’edizione 1968. Vi racconterò del ritorno al titolo originale, dei presentatori Mina, Walter Chiari e Paolo Panelli e di un'altra grande sfida tra Gianni Morandi e Claudio Villa, “Scende la pioggia” contro “Povero cuore”.