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Archivio Editoriali - 5 Marzo 2011
a cura di Fiorenzo Pampolini

I MANIFESTIO DI "GIOVANI" - 2. Little Tony

Cari amici, dopo il lungo discorso sul Festival di Sanremo del 1971 (proprio questa settimana proclamiamo la canzone vincitrice di quell’edizione grazie ai vostri voti), torniamo a sfogliare i manifesti che la rivista “Giovani” regalava ai suoi lettori nella seconda metà degli anni Sessanta.

Abbiamo parlato della rivista nel nostro editoriale del 22 gennaio nel quale vi abbiamo raccontato la storia di Sonny and Cher così come l’avevano scritta i collaboratori di “Giovani” Agostino Mantegazza e Lucio Salvini sul retro del poster.

Oggi è il turno di Little Tony.

Antonio Ciacci è il suo vero nome, ma tutti lo conoscono, da sempre, come Little Tony, il piccolo Antonio, perché questo è il suo nomignolo fin da quando era piccolissimo. Little Tony è figlio di romagnoli, anzi, è addirittura di origine “straniera”, perché i suoi genitori sono della Repubblica di San Marino, e dei romagnoli ha la fierezza e il senso dell’avventura, da Roma, dove è nato venticinque anni fa (nel 1941, n.d.r.), ha invece preso il senso dell’umorismo e dell’avventura.

Little Tony ha trasformato il suo nomignolo in nome d’arte quando ha cominciato a incidere dischi, e ha cominciato molto presto, perché la sua carriera musicale ha avuto inizio undici anni fa, quando il quattordicenne Tony cominciò a girare l’Italia assieme ai fratelli Enrico e Alberto, suonando e cantando nei locali di ogni paese o città che trovava sul suo cammino.

Balere di periferia, ristoranti, osterie, insomma dovunque è possibile i tre fratelli Ciacci si esibiscono e si guadagnano da vivere. Sono figli d’arte i Ciacci, anche il loro padre è musicista e cantante ed è per questo che il piccolo Tony la musica ce l’ha nel sangue. Una carriera rapida ma veramente sudata e molto faticosa quella del giovane cantante, una carriera che inizia parecchi anni fa, quando in una balera dove i Ciacci si stanno esibendo, si trova anche un “talent scout” di una nota casa discografica.

Il giovanissimo Tony interessa subito il “talent scout” che lo avvicina e gli propone un provino per un disco. Antonio Ciacci ovvero Little Tony, e i dirigenti della casa discografica si mettono immediatamente a studiare un repertorio per questo ragazzino dalla voce nuova che ha un senso del ritmo come pochi.

Sono gli anni “eroici”: Mina è una sconosciuta, Celentano anche, Tony Dallara comincia a farsi un nome al Santa Tecla a Milano, Giorgio Gaber sta imparando a suonare la chitarra e frequenta l’Università Bocconi. Sono gli anni della “riscossa” dei juke-box, i gusti dei giovani si stanno affermando tramite questi ordigni zeppi di dischi posti negli angoli dei bar. Anche la radio si deve adeguare al gusto dei ragazzi: è il momento degli “urlatori” e il rock è alle porte.

Arriva in quel periodo a Milano un produttore della televisione inglese che ha dei contatti con la casa discografica che si sta occupando del nuovo cantante. Ascolta i provini di Little Tony e capisce al volo che il ragazzo è adattissimo per quel nuovo genere musicale che è il “rock and roll”. Little Tony parte per l’Inghilterra. Dovrebbe fermarsi solo pochi giorni e invece finisce col restare per due anni di fila, ospite fisso nelle trasmissioni televisive. Rientra in Italia nel momento più felice del “rock”, è lui a portarlo e a diffonderlo, tanto è vero che viene invitato a rappresentare l’Italia all’Olympia di Parigi in occasione del Festival del Rock.

Con Little Tony all’Olympia cantano personaggi famosi come Ricky Nelson, Johnny Hallyday, Fats Domino, Bobby Riddel. Ormai la strada di Little Tony è ben delineata, la sua corsa al successo non ha più ostacoli. L’esperienza inglese e quella francese gli sono servite moltissimo. Con il “mestiere” appreso nei primi anni, con la cultura musicale che si è fatta all’estero, Little Tony può camminare sicuro.

Nel 1961, Little Tony arriva al grande traguardo: Sanremo, dove canta “Ventiquattromila baci” in coppia con Celentano. Tre anni dopo Little Tony è a Sanremo in coppia con un altro “grandissimo”: divide il successo di “Quando vedrai la mia ragazza” con Gene Pitney. Poi parte per l’America dove partecipa a parecchie trasmissioni televisive. Rientra in tempo per partecipare al Cantagiro 1964 con “Non aspetto nessuno” e si classifica terzo. Il disco diventa uno dei più grossi successi di vendita, come nel ’65 “Viene la notte” (sul retro “Fingerò di crederti”) che il cantante ha presentato alla competizione del “Disco per l’estate”.

Ormai i suoi successi discografici sono passati alla storia: titoli come “Tu sei cambiata”, “T’amo e t’amerò”, “La fine d’agosto”, “Non è normale”, vengono citati dai tecnici del mercato discografico come tappe significative, tappe del successo di un ragazzino che aveva la musica nel sangue e che è riuscito a scalare la difficile montagna del mondo della canzone. Ma la strada di Little Tony non è ancora terminata: a 25 anni il ragazzo che portò il rock in Italia continua a essere all’avanguardia. Ha formato un complesso, “I Fedeli”, cinque amici, un gruppo veramente rivoluzionario, senza chitarre elettriche, con due sassofoni, l’organo, la batteria e il basso.

Ma la carriera di Little Tony non finisce qui, c’è anche il cinema che ha bussato alla sua porta e che può essere una grande occasione. In questi giorni sta terminando di girare a Roma “Un gangster venuto da Brooklin”, dove il cantante è affiancato ad attori di fama internazionale come il celebre caratterista russo-americano Akim Tamiroff. Il film racconta la storia di un giovane cantante romano, proprietario di un locale notturno, che non vuol cedere il suo locale a un gangster tornato in Italia e che ha già comperato tutto il palazzo soprastante.

Fin qui, la storia raccontata da “Giovani” nel 1966. E sarà in quello stesso anno che Little Tony inciderà uno dei suoi più grandi successi, Riderà, cover di un pezzo francese, Faites-la rire. La canzone, presentata al Cantagiro e al Festivalbar del 1966 (classificata al secondo posto in entrambe le manifestazioni) entra in Hit Parade in estate e vi rimane fino ai primi mesi del 1967, soppiantata soltanto dalle canzoni di Sanremo, tra le quali Cuore Matto, un altro grande successo di Little Tony

 Little Tony è ancora oggi sulla cresta dell’onda, e lo abbiamo visto a Sanremo anche negli anni Duemila. Sicuramente il suo periodo migliore resta quello degli anni Sessanta e Settanta, quando il suo nome era garanzia di successo nelle più importanti manifestazioni dell’epoca, come Sanremo, Cantagiro, Festivalbar, Disco per l’estate e Canzonissima.

 Appuntamento a sabato prossimo e buona settimana a tutti!