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Archivio Editoriali - 3 Settembre 2011
a cura di Fiorenzo Pampolini

IL RILANCIO DEI ROLLING STONES - Con l'addio dei Beatles tornano in scena le Pietre Rotolanti

Cari amici, nell’estate del 1970 Paul Mc Cartney scrisse una lettera al settimanale inglese “Melody Maker”, 8 righe e la firma:

“Tanto per mettere le cose in chiaro una volta per sempre, la risposta alla domanda se i Beatles lavoreranno mai più insieme è decisamente no”.

Com’è noto, il 10 aprile, lo stesso Mc Cartney aveva annunciato ufficialmente lo scioglimento del gruppo. Intanto, i Rolling Stones comunicano in una conferenza stampa il loro ritorno sulla scena e una quantità di altre iniziative: una nuova etichetta discografica, un nuovo long-playing, una serie di concerti in Inghilterra e una lunga tournée attraverso l’Europa che li porterà anche in Italia il 29 settembre al Palaeur di Roma e il 1° ottobre al Palalido di Milano.

Forse si è trattato di un caso, ma non sono pochi in Inghilterra a sostenere che i Rolling Stones, relegati per anni al numero due dai Beatles e da un certo periodo di tempo inattivi, abbiano approfittato del definitivo scioglimento dei Beatles e del conseguente “via libera” per programmare il loro rilancio e per tentare di riconquistare il loro posto di preminenza nel mondo della pop music inglese.

“Non ci interessa tanto il fatto di ricominciare a fare spettacoli in pubblico – dice il batterista del gruppo Charlie Watts – quanto il sentirci di nuovo attivi, il tornare tutti insieme al lavoro, non importa di cosa si tratti”.

La tournée europea dei Rolling Stones si preannuncia come un’impresa colossale. Il complesso ha idee ben precise in fatto di spettacoli e le metterà in pratica. “Basta con i palcoscenici provvisori che sembrano magazzini di pezzi di ricambio per biciclette con l’aggiunta di qualche chitarra – dice il bassista Bill Wyman. – Abbiamo fatto costruire uno speciale palco smontabile, una costruzione rotonda in alluminio e plastica trasparente, che permetterà al pubblico di vederci da ogni lato anche se non mancano le quinte, il sipario e così via.

Progettato dall’americano Martin Francis, uno degli organizzatori del festival pop di Woodstock, il palcoscenico è una struttura ad anello circondata da un vero e proprio muro di potenti casse di altoparlanti, si monta in cinque ore e si smonta in meno di due, pesa 6 tonnellate e viene trasportato da due grossi camion che portano anche una piccola gru semovente per le operazioni di montaggio.

E’ un’unità autosufficiente che è costata circa 10 mila sterline (15 milioni di lire). Non manca un grande parco lampade con luci psichedeliche ed effetti di ogni genere.

Al lavoro da tre mesi in sala d’incisione per il loro nuovo long-playing, i Rolling Stones hanno ancora parecchio da fare per completare il disco, e dopo la scadenza del contratto con la Decca stanno ancora cercando una casa discografica che distribuisca la loro etichetta personale. “Vogliamo essere il più indipendenti possibile – dice Jagger – e perciò abbiamo deciso di fondare una nuova casa discografica. Quello che conta è che vogliamo offrire una produzione di alta qualità: niente bubble gum music o roba del genere”.

Il disco uscirà poi nella primavera del 1971 su etichetta Rolling Stones Record, con il titolo “Sticky Fingers”. L’album raggiunge il primo posto delle classifiche inglesi e statunitensi per alcune settimane. Dieci le tracce contenute, la più nota delle quali è Brown sugar.

Bene, per oggi è tutto. I vostri amici 45maniaci si prendono ora un periodo di riposo e dunque l’appuntamento con il prossimo editoriale è per sabato 24 settembre, quando rivivremo insieme la tre giorni della Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia del 1971.

A presto!