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Archivio Editoriali - 27 Giugno 2015
a cura di Fiorenzo Pampolini

GIUGNO 1965: I BEATLES IN ITALIA. I CONCERTI DEI FAB FOUR A MILANO, GENOVA E ROMA

Cari amici, 50 anni fa i Beatles vennero per la prima ed unica volta in Italia per una serie di concerti che si tennero tra il 23 e il 28 giugno nelle città di Milano, Genova e Roma.

George, John, Paul e Ringo arrivano a Milano la sera del 23 giugno in treno, provenienti da Lione: la stazione Centrale è assediata dai fans che vogliono vederli da vicino, così il loro T.E.E. (Trans Europe Express) viene deviato su un binario diverso da quello previsto. Vengono caricati di corsa su quattro spider Alfa Romeo rosse e portati all’hotel Duomo.

I primi due concerti si svolgono il 24 giugno al Vigorelli di Milano, nel pomeriggio sotto un sole cocente con una temperatura di 38 gradi, e poi la sera. Gli spettatori sono 20.000, e pagano mille o duemila lire a seconda della posizione. A presentare i concerti ci sono Lucio Flauto e Rossella Como, e prima del quartetto di Liverpool, si esibiscono i vari supporter.

Il 26 giugno sono al Palasport di Genova. E’ sabato, la giornata è tipicamente estiva, per cui il concerto del pomeriggio vede presenti soltanto 3.500 spettatori, ma la sera il Palasport è quasi esaurito, con 20.000 spettatori accorsi per vedere e ascoltare i loro idoli.

L’età media del pubblico è molto bassa, in pratica si tratta del primo grande concerto rivolto ad un pubblico di giovanissimi per i quali i Beatles rappresentavano il nuovo. La scaletta del concerto prevede una serie di supporter prima dell’esibizione dei Fab Four.

Ad aprire il concerto ci sono i New Dada di Maurizio Arcieri che propongono 4 canzoni (“Johnny be good”, “Domani sì”, “What I said”, e “Cio che fai”). Seguono altri gruppi, i Giovani Giovani, Guidone e gli Amici con la solista Angela, Fausto Leali e i Novelty, ed infine Peppino Di Capri.

Poi finalmente entrano in scena loro, The Beatles, attaccano “Twist and shout”, e il pubblico va in delirio. Seguono altri 11 pezzi: “She’s a woman”, “I’m a loser”, “Can’t buy me love”, “Baby’s in black”, “I wanna be your man”, “A hard day’s night”, “Everybody’s trying to be my baby”, “Rock and roll music”, “I feel fine”, “Ticket to ride” e “Long tall Sally”.

Curioso come molti intervistati tra i presenti al concerto di Genova ricordino molto vagamente o abbiano completamente dimenticato l’esibizione dei cantanti che avevano aperto la serata, alcuni dei quali famosissimi come Peppino Di Capri. Loro erano lì per i Beatles, e solo quando entra in scena la batteria di Ringo Starr con la scritta “The Beatles” si scatenano in un fortissimo boato con urla indescrivibili.

Il biglietto per il concerto serale dei Beatles al Palasport costava 3000 lire, il settimanale “Ciao Amici” aveva allegato al giornale dei biglietti che consentivano di entrare al concerto con lo sconto. L’organizzatore del tour italiano dei 4 ragazzi di Liverpool era l’impresario Leo Wachter, con al seguito la figlia Patrizia, all’epoca adolescente, che in una recente intervista ha detto di rendersi conto solo oggi di essere stata invidiata da tutte le sue coetanee per aver avuto modo di seguire così da vicino la tournée italiana.

Purtroppo, sono poche le immagini dell’evento giunte fino ai giorni nostri, e si devono ad alcuni spettatori che si erano portati la cinepresa. La RAI, pur invitata a riprendere la serata, non aveva partecipato. D’altra parte, proprio in quel periodo i Rokes erano stati esclusi dal Disco per l’estate perché portavano i capelli lunghi!!

L’evento genovese di 50 anni fa è stato ricordato in un bellissimo libro dell’amico Enrico Cirone, uscito in questi giorni, e presentato proprio il 26 giugno nella sede dell’ex Hotel Colombia (vicino alla stazione di Genova Principe) dove i quattro avevano alloggiato.

“Chi andò al concerto dei Beatles sfidò il pregiudizio dei benpensanti” – racconta Cirone. Il suo libro “26 giugno 1965: The Beatles a Genova” (Chinaski, 128 pagine, 12 euro) racconta fra verità e fantasia, ora per ora e canzone per canzone, la storia di dodici personaggi che hanno assistito al concerto nel capoluogo ligure.

Non mancano riferimenti agli eventi di quel periodo (musica, spettacolo, sport e vita quotidiana), e nella parte centrale c’è una raccolta fotografica dell’epoca che riproduce anche alcuni articoli usciti sui giornali per l’occasione. Mi riprometto di tornare a parlare del libro di Cirone dopo averlo letto per intero.

La tournée italiana dei Beatles è un evento che ha segnato un vero e proprio spartiacque per la nuova generazione. Molti di loro, poco più che bambini, dovettero intavolare lunghe discussioni con i genitori che non si fidavano a lasciar andare i figli a vedere lo spettacolo di un gruppo definito di “zazzeruti” o “capelloni”.

Uno psicologo americano aveva etichettato il fan tipo dei Beatles come una ragazza di 13-16 anni, di estrazione modesta, di razza bianca, di intelligenza inferiore alla media, e questa citazione venne ripresa puntualmente dai giornali nei loro articoli sulla tournée, agitando così il pericolo che i “capelloni” avessero facilmente ragione dei fragili nervi e del gusto musicale delle nostre teen-ager.

In definitiva poi, l’unica trasgressione della quale parlarono i giornali, fu la fuga dall’albergo durante la notte di George Harrison, che si spinse fino a Sori per un bagno notturno in mare, anche se nessuno ha mai fornito prove inconfutabili sulla veridicità di questa notizia.

Nei giorni successivi, i Beatles si esibirono al Teatro Adriano di Roma.

Ed anche per oggi è tutto.