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Archivio Editoriali - 11 Marzo 2017
a cura di Fiorenzo Pampolini

MARZO 1967: SUCCESSI E NOVITA'. LA HIT PARADE, I BEATLES E L'ASTRO NASCENTE AL BANO

Cari amici, 50 anni fa la Hit Parade radiofonica aveva poche settimane di vita, e il Radiocorriere TV dedica un articolo a questa nuova trasmissione.

Alle ore 10 di ogni venerdì mattina – scrive il settimanale della RAI – con un verbale più notarile che postale, un plico arancione minuziosamente sigillato viene consegnato ad un funzionario dell’Ufficio Concorsi della RAI. Dopo meno di 15 minuti, e una rapidissima trafila di competenze, il contenuto del plico e otto dischi a 45 giri arrivano sul tavolo di una saletta annessa allo studio M di Radio Roma, da dove viene trasmessa la rubrica musicale “Hit Parade”.

Lelio Luttazzi che la presenta, Folco Provenzale che dirige alla radio un settore della musica leggera, e Sergio Valentini che ne scrive i testi, leggono i dati e si mettono al lavoro affinché, un paio d’ore più tardi, la trasmissione possa andare in onda alla presenza del pubblico.

Il perché di una così urgente e inconsueta procedura applicata ad un programma di canzoni si spiega col fatto che il plico arancione contiene i verbali di una graduatoria dei dischi più venduti della settimana, compilata appositamente da una nota organizzazione specializzata, l’Istituto Doxa, grazie al quale, alle ore 13 di ogni venerdì, Hit Parade è in grado di offrire al pubblico la più attendibile “borsa valori” della canzone, attualmente compilata nel nostro Paese.

La moda delle classifiche discografiche è un fenomeno già da tempo in auge fuori d’Italia, soprattutto in America, dove due delle più affermate ed autorevoli riviste specializzate, “Billboard” e “Cashbox”, pubblicano l’elenco delle Top Hundred, cioè delle prime cento canzoni suddivise per generi, “Rhythm and Blues”, “Country Western” e “Easy Listening” (e una classifica a parte viene poi compilata per i Long Playing).

In Inghilterra è la rivista “Melody maker” a offrire una graduatoria delle Top Fifty”, limitata ai 50 brani più eseguiti del Paese, mentre in Francia, un compito analogo lo svolge, nell’ambito di Parigi, che rimane sempre la città pilota dei gusti musicali d’oltralpe, il Lido Music, il più grande emporio musicale della capitale.

In Italia, la rilevazione per la Hit Parade radiofonica viene compiuta dall’Istituto Doxa in 40 città medie, piccole e grandi della penisola. Nell’arco di sette giorni, vengono intervistati in media, secondo una certa rotazione, 170-180 titolari di negozi autorizzati alla vendita di dischi, prescelti a sorpresa in un elenco che ne comprende 45mila e così distribuiti: 50% in Italia settentrionale, 15% nelle regioni centrali e 35% nel Meridione e nelle isole.

Si tratta in sostanza di un minuscolo esercito di intervistatori, capillarmente distribuiti, cui tocca via via di tastare il polso musicale degli appassionati di canzoni, o quanto meno degli acquirenti dei 45 giri.

Ma vediamola la Hit Parade di 50 anni fa, in onda il 10 marzo. 5 canzoni su 8 arrivano dal recente Festival di Sanremo, le tre canzoni non sanremesi sono al quarto posto “Un mondo d’amore” di Gianni Morandi, al sesto posto il “Tema di Lara”, dal film il dottor Zivago, eseguito dall’orchestra di Bob Mitchell e al settimo posto “Let’s spend the night together” dei Rolling Stones.

In ottava posizione, i Rokes con “Bisogna saper perdere”, quinti i Giganti con “Proposta”, terzo posto per Johnny Dorelli con “L’immensità”, secondo Antoine con “Pietre”. Canzone regina è “Cuore matto” di Little Tony.

Intanto, è uscito l’ultimo 45 giri dei Beatles, “Penny Lane”, ovvero il nome di una strada della periferia di Liverpool dove, tanti anni fa, quattro ragazzini giocavano dalla mattina alla sera. Erano Paul Mc Cartney, George Harrison, John Lennon e Ringo Starr. Da quando è uscito il disco, Penny Lane sta tornando di moda. Nelle ultime settimane il prezzo di un piccolo appartamento si è quadruplicato, i negozi della strada sono pieni di clienti che interrogano con curiosità i commercianti. Tutti vogliono sapere come erano i Beatles da bambini.

Un barbiere italiano, Mr. Bioletti, è quello che ne sa di più. E’ stato lui 14 anni prima a dare uno degli ultimi colpi di forbice ai capelli di Paul, George, John e Ringo. Un taglio di capelli o una barba da Bioletti costano oggi (1967 n.d.r.) quanto un cappello di Lock o una Rolls Royce a noleggio per un giorno.

Si chiama Al Bano, è nato in provincia di Brindisi 23 anni prima, è approdato a Milano nel 1966, dove è stato accolto con favore negli ambienti della musica leggera, ed ora sta collezionando una serie di vittorie nel programma televisivo “Settevoci” condotto da Pippo Baudo.

Il suo carattere ribelle, il suo abbigliamento, il suo anticonformismo lo porrebbero nella fitta schiera dei cantanti di protesta, ma la sua voce dalla potenza e dall’estensione notevole lo fanno rientrare nel genere melodico. Ecco l’uscita del suo ultimo 45 giri (etichetta “Voce del Padrone”) che contiene “Io di notte” e “Bianca di luna”. Ma dopo la notte, arriverà il sole. Poche settimane dopo, infatti, la radio inizierà a trasmettere le canzoni di “Un disco per l’estate”, e lui sarà in gara con “Nel sole”. Così l’astro nascente Al Bano sarà promosso a big, e sarà uno dei più grandi interpreti della canzone italiana, con una lunga carriera ancora in corso dopo 50 anni, che lo ha portato ancora una volta sul palcoscenico del Teatro Ariston nell’ultima edizione del Festival di Sanremo.