testata
Archivio Editoriali - 1 Luglio 2017
a cura di Fiorenzo Pampolini

CANTAGIRO 1967. SECONDA PARTE - IL GIRONE B - ADDIO A PAOLO LIMITI

Cari amici, riprendiamo il discorso sul Cantagiro 1967, che si svolse dal 21 giugno all’8 luglio, organizzato come sempre dal patron Ezio Radaelli. La scorsa settimana abbiamo parlato del girone A, quello dei Big, questa settimana ci occupiamo del girone B, ovvero i Giovani. La prossima settimana concluderemo il discorso sul Cantagiro di 50 anni fa, occupandoci del girone C, ovvero quello dei complessi. Ma ecco qui di seguito l’elenco dei giovani in gara nel girone B.

Roberta Amadei (Accipicchia l’Angelicchia)
Brenda Bis (Per vivere insieme)
Luisa Casali (Il momento della verità)
Ico Cerutti (E’ ritornato l’uomo del banjo)
Roby Crispiano (A piedi scalzi)
Frankie & i Rogers (Chiedimi tutto)
Jonathan & Michelle (Occhiali da sole)
Kiko e Le Pecore nere (Ricordo un ragazzo)
Mauro Lusini (La mia chitarra)
Martò (Hey Joe)
La Nuova Cricca (T’accarezzerò se tu vorrai)
Pilade (La legge del menga)
Massimo Ranieri (Pietà per chi ti ama)
Mino Reitano (Quando cerco una donna)
Romolo (Ciao, amici)
Emilio Roy (Un po’ di pace)
Armando Savini (Uno fra tanti)
Maria Simone (Voglio dir la verità)
Paulo Zavattero (Tante notti bianche)

Tantissimi nomi nuovi in questo girone che annovera 19 interpreti, per molti dei quali il Cantagiro 1967 sarà la prima e l’ultima occasione per farsi conoscere. In gara ci sono anche quattro complessi (ma per i gruppi non c’era il girone C?), tra i quali La Nuova Cricca, un trio composto da Enrico Ciacci (fratello di Little Tony), Ivan Basilio e Mary Di Pietro. Il gruppo si sciolse poco tempo dopo, per la morte della Di Pietro in un incidente automobilistico.

Jonathan e Michelle sono una coppia che ricorda Sonny and Cher, si sono specializzati in “folk song”. Gli altri nomi da segnalare sono Armando Savini, con la stessa canzone già presentata a  “Un disco per l’estate” 1967, Ico Cerutti che ormai tutti identificano cone “l’uomo del banjo”, Luisa Casali, che partecipa di diritto per aver vinto il Festival delle Rose nel 1966 (ma lei nel girone B e Carmelo Pagano - che aveva vinto con lei -  nel girone A, chissà perchè!), Mauro Lusini, cantautore e compositore di canzoni anche per altri come la famosa “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, Pilade, al secolo Lorenzo Pilat, con una canzone il cui titolo richiama modi di dire non molto ortodossi (“La legge del menga”).

Un discorso a parte merita Mino Reitano. Nato a Fiumara, in provincia di Reggio Calabria, nel 1944 e scomparso nel 2009, si trasferisce giovanissimo in Germania dove suona in un gruppo con i fratelli. Torna in Italia, e nel 1966 partecipa al Festival di Castrocaro, poi la grande occasione di Sanremo, con “Non prego per me”, una canzone che però (nonostante le firme di Mogol e Battisti) non ha successo. Ed eccolo al Cantagiro, in cerca della grande occasione, che però ancora non arriva. Ma Mino non si arrende, e per diventare big dovrà aspettare ancora un anno, lo ritroveremo infatti al Cantagiro 1968 (ancora nel girone B) con “Avevo un cuore che ti amava tanto”, che arriverà ben presto ai primi posti della Hit Parade nel 1968.

Ma ecco il vincitore, un ragazzo nato a Napoli nel 1951, il suo vero nome è Giovanni Calone. A soli 13 anni, viene notato dal maestro Gianni Aterrano, che lo fa cantare ai concerti di Sergio Bruni con il quale volerà anche a New York con il nome d’arte di Gianni Rock. Nel 1966 debutta con il suo nuovo nome d’arte a “Scala Reale” (la “Canzonissima” di quell’anno) con la canzone “L’amore è una cosa meravigliosa” e, nell’estate del 1967, appena sedicenne, sale sui palcoscenici di mezza Italia grazie al Cantagiro, dove trionfa nel girone B con la canzone “Pietà per chi ti ama”.

Ovviamente stiamo parlando del grande Massimo Ranieri. Negli anni successivi, Ranieri partecipa ad altre edizioni del Cantagiro, al Festival di Sanremo, all’Eurofestival, e ad alcune edizioni di “Canzonissima”, sempre finalista o vincitore. E’ anche attore prima cinematografico e poi teatrale. Dopo un periodo in cui il cantante si dedica ad un genere più impegnato, nel 1988 torna alla grande a Sanremo trionfando con “Perdere l’amore”.

La storia di Ranieri commuove molti, e al Radiocorriere Tv arrivano molte lettere in proposito. Ad una lettrice di Riccione che si rivolge direttamente a Massimo chiedendogli in che misura la vittoria al Cantagiro abbia cambiato la sua vita, e se è vero che il padre ha lasciato il lavoro per fare il suo amministratore, lui (o chi per lui) risponde così.

“Non drammatizziamo, gentile signorina. Io penso che il suo interessamento sia dovuto all’affettuosa premura che tutti provano nei confronti di un giovane quando questi s’affaccia al successo... Mio padre non ha lasciato il lavoro: in realtà ha preso soltanto una brevissima aspettativa per starmi vicino in questo delicato periodo degli inizi di una carriera a causa della mia minore età (quale padre non seguirebbe assai da vicino un suo ragazzo di 17 anni?). Sui mutamenti che avrebbero apportato nella mia vita la vittoria al Cantagiro e la notorietà improvvisa, posso dire che fino ad ora non è successo nulla. In famiglia siamo in dieci e continuiamo ad abitare in due camere nel quartiere di Santa Lucia, a Napoli. Per il resto, è chiaro, non faccio più il posteggiatore, nè lo strillone, durante il periodo estivo ho lavorato a 400 mila lire a serata, sono già stato richiesto dalla TV, parteciperò a Partitissima e già nel campo cinematografico mi hanno fatto due contratti per 7 milioni ciascuno. La mia segreta aspirazione è quella di rimanere un ragazzo semplice e tranquillo. I critici dicono che sto avendo un grande successo, dicono che i miei inizi sono ancora più rapidi di quelli di Morandi, ma vorrei rimanere il ragazzo impulsivo che sono. Anzi lo sarei anche troppo secondo mio padre. Infatti, terminata l’estate mi metterà in un collegio a Roma, dove potrò essere controllato a vista finchè non sarò maturato e potrò liberamente andare al lavoro. Lui dice che fino ad ora neanche me ne sono reso conto di questo successo, e che se non avessi qualcuno che mi guida, spenderei tutti i miei soldi in dischi, comprandomi i negozi interi”.

Prima di salutarci, vorremmo ricordare un grande dello spettacolo che ci ha lasciato qualche giorno fa. Aveva iniziato la sua carriera nel mondo della musica leggera nel 1964, scrivendo canzoni per Jula De Palma, poi fu autore radiofonico di varietà di successo, e tra il 1970 e il 1974 collaborò con Mike Bongiorno per il mitico “Rischiatutto”. Moltissime sono le sue canzoni scritte per Mina, come “Sacundì sacundà”, “Bugiardo e incosciente”, “Un’ombra”, “Una mezza dozzina di rose”. E’ sua anche “La voce del silenzio”, in gara al Festival di Sanremo 1968, interpretata da Tony Del Monaco e Dionne Warwick, e poi ripresa da altri interpreti tra i quali, recentemente, Francesco Renga. E’ stato anche conduttore televisivo in programmi che raccontavano la storia della canzone italiana. Se n’è andato il 27 giugno a Milano, dov’era nato 77 anni prima. Addio, Paolo Limiti, sei stato un grande! Non ti dimenticheremo!