testata
Archivio Editoriali - 1 Giugno 2013
a cura di Fiorenzo Pampolini

SI E' FERMATO IL CUORE MATTO - Addio a Little Tony e addio anche a Georges Moustaki e Franca Rame

Cari amici, è con grande tristezza che vogliamo dedicare la nota di questa settimana a tre grandi nomi dello spettacolo che purtroppo ci hanno lasciato. Avevamo appena terminato di scrivere l’editoriale della scorsa settimana quando è arrivata la notizia della morte di Georges Moustaki, deceduto a Nizza il 23 maggio scorso. Moustaki, cantante ed autore greco naturalizzato francese era nato nel 1934 e da noi aveva raggiunto la massima notorietà nel 1969 quando partecipò alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia con “Lo straniero”. La canzone (titolo originale “Le métèque”, tradotta in italiano da Bruno Lauzi) è una lenta ballata con incursioni nella musica greca, e diventa ben presto un successo internazionale, entrando nelle classifiche di 40 paesi. La popolarità di Moustaki in Italia sale alle stelle, e poco tempo dopo gli viene affidata la sigla finale del noto quiz di Mike Bongiorno “Rischiatutto”, dal titolo “Il rischio”. Ora, Moustaki riposa nel cimitero del Père-Lachaise a Parigi a pochi passi da Edith Piaf, per la quale aveva scritto nel 1959 la celeberrima “Milord”.

A Milano, ha concluso la sua esistenza terrena l’attrice Franca Rame, una donna che sarà ricordata non solo per la sua carriera nel mondo dello spettacolo, ma per la forza con la quale da sempre ha portato avanti le sue battaglie in campo sociale. 45mania la ricorda come conduttrice, insieme al marito Dario Fo, di una tormentata edizione di “Canzonissima”, quella del 1962, dalla quale i due conduttori si autosospesero per problemi di censura da parte della RAI.

E poi c’è – consentitemi questa contraddizione in termini – il grande Little. Quando l’altra sera, mentre stavo girovagando in rete, a un certo punto ho letto “Addio a Little Tony”, in un primo momento ho voluto credere che si trattasse dell’addio a qualche impegno, a qualche trasmissione tv. Poi, quando ho capito che realmente, a soli 72 anni, Little Tony ci aveva lasciato, confesso di non essere riuscito a trattenere le lacrime. Lo vogliamo ricordare con questo pezzo che era stato pubblicato nel 1966 sulla rivista “Giovani”, sul retro del poster che lo ritraeva con il suo immancabile ciuffo.

Antonio Ciacci è il suo vero nome, ma tutti lo conoscono, da sempre, come Little Tony, il piccolo Antonio, perché questo è il suo nomignolo fin da quando era piccolissimo. Little Tony è figlio di romagnoli, anzi, è addirittura di origine “straniera”, perché i suoi genitori sono della Repubblica di San Marino, e dei romagnoli ha la fierezza e il senso dell’avventura, da Roma, dove è nato venticinque anni fa (nel 1941, n.d.r.), ha invece preso il senso dell’umorismo e dell’avventura.

Little Tony ha trasformato il suo nomignolo in nome d’arte quando ha cominciato a incidere dischi, e ha cominciato molto presto, perché la sua carriera musicale ha avuto inizio undici anni fa, quando il quattordicenne Tony cominciò a girare l’Italia assieme ai fratelli Enrico e Alberto, suonando e cantando nei locali di ogni paese o città che trovava sul suo cammino.

Balere di periferia, ristoranti, osterie, insomma dovunque è possibile i tre fratelli Ciacci si esibiscono e si guadagnano da vivere. Sono figli d’arte i Ciacci, anche il loro padre è musicista e cantante ed è per questo che il piccolo Tony la musica ce l’ha nel sangue. Una carriera rapida ma veramente sudata e molto faticosa quella del giovane cantante, una carriera che inizia parecchi anni fa, quando in una balera dove i Ciacci si stanno esibendo, si trova anche un “talent scout” di una nota casa discografica.

Il giovanissimo Tony interessa subito il “talent scout” che lo avvicina e gli propone un provino per un disco. Antonio Ciacci ovvero Little Tony, e i dirigenti della casa discografica si mettono immediatamente a studiare un repertorio per questo ragazzino dalla voce nuova che ha un senso del ritmo come pochi.

Sono gli anni “eroici”: Mina è una sconosciuta, Celentano anche, Tony Dallara comincia a farsi un nome al Santa Tecla a Milano, Giorgio Gaber sta imparando a suonare la chitarra e frequenta l’Università Bocconi. Sono gli anni della “riscossa” dei juke-box, i gusti dei giovani si stanno affermando tramite questi ordigni zeppi di dischi posti negli angoli dei bar. Anche la radio si deve adeguare al gusto dei ragazzi: è il momento degli “urlatori” e il rock è alle porte.

Arriva in quel periodo a Milano un produttore della televisione inglese che ha dei contatti con la casa discografica che si sta occupando del nuovo cantante. Ascolta i provini di Little Tony e capisce al volo che il ragazzo è adattissimo per quel nuovo genere musicale che è il “rock and roll”. Little Tony parte per l’Inghilterra. Dovrebbe fermarsi solo pochi giorni e invece finisce col restare per due anni di fila, ospite fisso nelle trasmissioni televisive. Rientra in Italia nel momento più felice del “rock”, è lui a portarlo e a diffonderlo, tanto è vero che viene invitato a rappresentare l’Italia all’Olympia di Parigi in occasione del Festival del Rock.

Con Little Tony all’Olympia cantano personaggi famosi come Ricky Nelson, Johnny Hallyday, Fats Domino, Bobby Riddel. Ormai la strada di Little Tony è ben delineata, la sua corsa al successo non ha più ostacoli. L’esperienza inglese e quella francese gli sono servite moltissimo. Con il “mestiere” appreso nei primi anni, con la cultura musicale che si è fatta all’estero, Little Tony può camminare sicuro.

Nel 1961, Little Tony arriva al grande traguardo: Sanremo, dove canta “Ventiquattromila baci” in coppia con Celentano. Tre anni dopo Little Tony è a Sanremo in coppia con un altro “grandissimo”: divide il successo di “Quando vedrai la mia ragazza” con Gene Pitney. Poi parte per l’America dove partecipa a parecchie trasmissioni televisive. Rientra in tempo per partecipare al Cantagiro 1964 con “Non aspetto nessuno” e si classifica terzo. Il disco diventa uno dei più grossi successi di vendita, come nel ’65 “Viene la notte” (sul retro “Fingerò di crederti”) che il cantante ha presentato alla competizione del “Disco per l’estate”.

Ormai i suoi successi discografici sono passati alla storia: titoli come “Tu sei cambiata”, “T’amo e t’amerò”, “La fine d’agosto”, “Non è normale”, vengono citati dai tecnici del mercato discografico come tappe significative, tappe del successo di un ragazzino che aveva la musica nel sangue e che è riuscito a scalare la difficile montagna del mondo della canzone. Ma la strada di Little Tony non è ancora terminata: a 25 anni il ragazzo che portò il rock in Italia continua a essere all’avanguardia. Ha formato un complesso, “I Fedeli”, cinque amici, un gruppo veramente rivoluzionario, senza chitarre elettriche, con due sassofoni, l’organo, la batteria e il basso.

Ma la carriera di Little Tony non finisce qui, c’è anche il cinema che ha bussato alla sua porta e che può essere una grande occasione. In questi giorni sta terminando di girare a Roma “Un gangster venuto da Brooklin”, dove il cantante è affiancato ad attori di fama internazionale come il celebre caratterista russo-americano Akim Tamiroff. Il film racconta la storia di un giovane cantante romano, proprietario di un locale notturno, che non vuol cedere il suo locale a un gangster tornato in Italia e che ha già comperato tutto il palazzo soprastante.

E dovevano ancora arrivare “Riderà” (seconda al Cantagiro e al Festivalbar del 1966, in Hit Parade da giugno a novembre) e “Cuore matto” (singolo più venduto del Sanremo 1967, in Hit Parade da febbraio a giugno, prima per dieci settimane).

E con il cuore pieno di tristezza ringraziamo e salutiamo per l’ultima volta chi ci ha lasciato, con la consolazione che le loro canzoni, i loro spettacoli resteranno per sempre a testimoniare la loro grandezza.

Rimandiamo a sabato prossimo l’analisi dell’ultima manche della fase eliminatoria di “Un disco per l’estate” 1973, che si concluderà con la proclamazione delle 26 canzoni promosse alle serate finali di Saint Vincent.

Per oggi ci fermiamo qui. Appuntamento a sabato prossimo.

Buona settimana a tutti!