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Archivio Editoriali - 1 Aprile 2017
a cura di Fiorenzo Pampolini

EUROFESTIVAL 1967. VINCE SANDY SHAW, CLAUDIO VILLA UNDICESIMO.

Cari amici, l’8 aprile 1967, ovvero 50 anni fa, si svolse a Vienna la dodicesima edizione del “Gran Premio Eurovisione della Canzone Europea”, meglio noto oggi come “Eurovision Song Contest”.

La TV manda in onda alle ore 22 sul Secondo Programma questa rassegna canora con il commento del presentatore Renato Tagliani. I Paesi in gara sono 17 (la Danimarca decide di non presentarsi a questa edizione), per l’Italia partecipa Claudio Villa.

Fra i ricordi più movimentati della carriera di Claudio Villa, c’è un estenuante viaggio in treno nel 1962 dalla Romania al Lussemburgo in una tempesta di neve (gli aerei non decollavano) per arrivare in tempo all’appuntamento del Gran Premio Eurovisione della Canzone Europea. Questa volta il viaggio è più comodo e breve: in aereo da New York (dove si conclude la sua lunga tournée nell’America del Nord) a Vienna.

Movimentato, in compenso, è stato l’antefatto della partecipazione italiana a questa manifestazione che gli appassionati di musica leggera chiamano sbrigativamente Eurofestival. L’Italia, infatti, visto che il regolamento della gara lascia liberi i vari enti televisivi di selezionare la composizione concorrente con i criteri che credono, aveva sempre iscritto la canzone vincitrice del Festival di Sanremo. Stavolta, però, c’è stata una novità, che ha impedito la partecipazione all’Eurofestival di “Non pensare a me”.

In base al nuovo regolamento, infatti, le canzoni in concorso devono essere inedite alla data del 6 marzo. Così, per Villa che aveva vinto a Sanremo (in coppia con Iva Zanicchi che però aveva altri impegni per l’8 aprile) s’è dovuta selezionare una nuova canzone, e la scelta è caduta su “Non andare più lontano”, di Vito Pallavicini e Gino Mescoli, che il “reuccio” canterà con l’orchestra diretta da Giancarlo Chiaramello.

L’Eurofestival era nato nel 1956 come esperimento di trasmissione televisiva realizzata in collaborazione fra i vari enti radiotelevisivi aderenti all’UER (Union Européenne de Radiodiffusion). Alla gara fu dato un carattere itinerante, nel senso che si stabilì che ciascuna edizione sarebbe stata ospitata dal Paese che avesse vinto l’anno precedente. Per la cronaca, la prima “canzone europea” fu “Refrain”, cantata dalla svizzera Lys Assia, ma da allora non si può dire francamente che in questa manifestazione si siano affermati cantanti di grande notorietà.

Anche gli italiani (a parte Gigliola Cinquetti che vinse nel 1964 con “Non ho l’età”) non hanno mai avuto molta fortuna all’Eurofestival, nemmeno Domenico Modugno che, nel 1958 e nel 1959, concorse con “Nel blù dipinto di blù” e “Piove”, che poi divennero best-seller internazionali, nemmeno Villa dopo il suo già ricordato avventuroso viaggio.

D’altra parte, le giurie internazionali decidono in fretta, ed è fatale che la scelta cada sulle canzoni più orecchiabili che, nello stesso tempo, rispondano ad uno standard internazionale. Ma torniamo all’edizione 1967, e vediamo la classifica finale.

Al 17esimo posto, senza prendere neppure un voto, si classifica la Svizzera, poi a salire troviamo a pari merito Paesi Bassi, Austria e Norvegia, poi Portogallo e Finlandia. L’undicesimo posto è per l’Italia, ottava posizione a pari merito per Svezia, Germania Ovest e Jugoslavia, settimo il Belgio, sesta la Spagna, quinto il Principato di Monaco, quarto il Lussemburgo, terza la Francia, seconda l’Irlanda.

Vince il Regno Unito con la canzone “Puppet on a string”, interpretata da Sandie Shaw, la cantante che in quel periodo ebbe anche da noi una discreta notorietà, e che amava esibirsi sul palcoscenico a piedi nudi, tanto da guadagnarsi il soprannome di “cantante scalza”:

Da questa edizione esce inoltre un successo internazionale. Lo propone per il Lussemburgo la giovane cantante Vicky Leandros, titolo della canzone “L’amour est bleu”. Il pezzo raggiungerà i primi posti delle hit parade internazionali grazie ad una versione solo strumentale eseguita dall’orchestra di Paul Mauriat. Più tardi, nel 1970, il nostro Maurizio Arcieri, ne farà una cover decisamente più movimentata dell’originale, con il titolo “L’amore è blù, ma ci sei tu”.